Il mobbing è un insieme di comportamenti ostili, aggressivi e persecutori messi in atto in modo sistematico e prolungato da una o più persone nei confronti di una vittima, con l’obiettivo di isolarla, umiliarla ed emarginarla. Sebbene sia comunemente associato all’ambiente di lavoro, questo fenomeno può manifestarsi in diversi contesti sociali, come la scuola o la famiglia, causando gravi danni all’equilibrio psicofisico di chi lo subisce.

Come riconoscere il mobbing

Non ogni conflitto o episodio di tensione può essere definito mobbing. Per essere considerato tale, il fenomeno deve presentare caratteristiche precise e ricorrenti. Gli elementi chiave che lo contraddistinguono sono la sistematicità e la durata nel tempo delle azioni vessatorie. Un singolo atto, per quanto grave, non configura mobbing, ma potrebbe rientrare in altre categorie di illecito.

Le condotte mobbizzanti possono essere molto varie e includono:

  • Isolamento sistematico: escludere la vittima da riunioni, comunicazioni, attività sociali o spostarla in un ufficio isolato.
  • Demansionamento e dequalificazione: assegnare compiti dequalificanti, ripetitivi o privi di ogni utilità, al di sotto delle competenze professionali della persona.
  • Critiche continue e pretestuose: sottoporre il lavoro della vittima a critiche immotivate, esagerate e costanti, minando la sua autostima.
  • Violenza psicologica e verbale: diffondere pettegolezzi, calunnie, fare battute offensive, usare toni minacciosi o umilianti.
  • Controllo eccessivo: sottoporre la vittima a controlli esagerati e ingiustificati, con richieste pressanti e scadenze impossibili da rispettare.

L’obiettivo finale di queste azioni è sempre quello di creare un clima di terrore psicologico che porti la vittima a sentirsi inadeguata, a commettere errori e, in molti casi, ad abbandonare volontariamente il posto di lavoro.

Le diverse forme di mobbing

Il mobbing può essere classificato in base alla gerarchia e al contesto in cui si manifesta. Riconoscere la tipologia può aiutare a comprendere meglio le dinamiche in atto.

Mobbing sul lavoro

È l’ambito più comune e studiato. Si distingue principalmente in:

  • Mobbing verticale (o bossing): è la forma più diffusa, in cui le vessazioni sono perpetrate da un superiore gerarchico nei confronti di un dipendente. Spesso l’obiettivo è spingere il lavoratore alle dimissioni.
  • Mobbing orizzontale: le persecuzioni avvengono tra colleghi di pari livello. Le cause possono essere invidia, competizione o la volontà di emarginare un membro del gruppo.
  • Low mobbing (o mobbing ascendente): è un caso più raro, in cui un gruppo di subordinati mette in atto comportamenti ostili per screditare un superiore.

Straining e altre forme di pressione psicologica

Accanto al mobbing si colloca lo straining, una forma di stress forzato che si differenzia per l’assenza di continuità nelle azioni vessatorie. Nello straining può essere sufficiente anche una singola azione con effetti negativi duraturi sulla vittima (ad esempio, una demansionamento improvviso e permanente) per configurare un illecito e dare diritto a un risarcimento.

Mobbing in altri contesti

Il fenomeno non è limitato al mondo del lavoro. Si parla di mobbing scolastico quando le persecuzioni avvengono tra studenti (bullismo) o da parte di un insegnante verso un alunno. Esiste anche il mobbing familiare, che si verifica all’interno delle mura domestiche, ad esempio tra coniugi, con l’intento di svalutare e isolare il partner.

Tutele legali e risarcimento del danno

Nel nostro ordinamento non esiste una legge specifica che definisca il reato di mobbing. Tuttavia, la vittima è ampiamente tutelata da diverse norme, sia in ambito civile che penale. La tutela principale deriva dall’articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro l’obbligo di proteggere l’integrità fisica e la personalità morale dei propri dipendenti.

La vittima di mobbing può agire in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni subiti, che possono essere di due tipi:

  • Danno non patrimoniale: riguarda la lesione della salute psicofisica (danno biologico), la sofferenza interiore (danno morale) e il peggioramento della qualità della vita e delle relazioni sociali (danno esistenziale).
  • Danno patrimoniale: comprende le spese mediche sostenute, la perdita di guadagno dovuta all’incapacità di lavorare e la perdita di opportunità di carriera (perdita di chance).

Inoltre, a seconda della gravità, le singole condotte mobbizzanti possono integrare veri e propri reati, come lesioni personali, minacce, diffamazione o stalking (atti persecutori).

Come dimostrare di essere vittima di mobbing

La difficoltà principale per chi subisce mobbing è dimostrare in giudizio la sistematicità delle condotte e il nesso causale tra queste e il danno subito. È fondamentale raccogliere quante più prove possibili. Per farlo, è consigliabile:

  • Annotare ogni episodio: tenere un diario dettagliato con date, orari, luoghi, descrizione dei fatti e nomi di eventuali testimoni.
  • Conservare prove documentali: salvare email, messaggi, lettere di richiamo ingiustificate o qualsiasi comunicazione scritta che possa dimostrare la persecuzione.
  • Ottenere certificati medici: rivolgersi al proprio medico o a uno specialista per certificare lo stato di ansia, depressione, insonnia o altri disturbi psicofisici derivanti dalla situazione lavorativa.
  • Cercare testimoni: individuare colleghi o ex colleghi disposti a testimoniare sui fatti a cui hanno assistito.

Affrontare una situazione di mobbing è estremamente difficile. È importante non isolarsi e cercare supporto legale e psicologico per far valere i propri diritti e proteggere la propria salute.

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Di admin