Durante i procedimenti di separazione e divorzio, la determinazione delle condizioni economiche, come l’assegno di mantenimento per il coniuge o per i figli, è spesso uno dei punti più conflittuali. Può accadere che uno dei due coniugi sospetti che l’altro non dichiari la sua reale situazione patrimoniale, ad esempio svolgendo un’attività lavorativa non registrata o possedendo beni intestati a terzi. In questi casi, la legge prevede la possibilità di richiedere accertamenti patrimoniali specifici.
Quando è possibile richiedere un accertamento patrimoniale?
Il processo civile si basa sul principio che spetta alle parti fornire le prove a sostegno delle proprie richieste. Il giudice, quindi, non può avviare indagini patrimoniali di sua iniziativa o su una semplice richiesta generica. Per poter disporre un accertamento, è necessario che la parte interessata fornisca elementi concreti, anche solo indiziari, che facciano sorgere un fondato sospetto sulla discrepanza tra il reddito dichiarato e il tenore di vita effettivo del coniuge. Non basta affermare che l’altro guadagna di più; bisogna portare prove che lo suggeriscano.
Quali prove fornire per avviare le indagini?
Per convincere il giudice a disporre un’indagine patrimoniale, è fondamentale raccogliere e presentare elementi che dimostrino uno stile di vita non coerente con i redditi ufficiali. Questi elementi possono includere una vasta gamma di prove, tra cui:
- Documentazione di spese elevate: scontrini, ricevute di ristoranti di lusso, fatture di alberghi, estratti conto che mostrano uscite significative.
- Contratti e pagamenti: copie dei contratti di affitto o del mutuo della casa coniugale, bollette delle utenze domestiche che indicano consumi elevati.
- Beni di lusso: fotografie o testimonianze sull’utilizzo di automobili costose, barche, o altri beni di valore.
- Viaggi e vacanze: prove di viaggi frequenti o in mete esclusive, che possono essere documentate anche tramite fotografie pubblicate sui social network.
- Testimonianze: dichiarazioni di amici, parenti, colleghi o collaboratori che possono confermare l’esistenza di attività lavorative non dichiarate o un tenore di vita agiato.
Come si svolgono gli accertamenti della Polizia Tributaria?
Una volta che il giudice ritiene fondati i sospetti, può delegare le indagini alla Polizia Tributaria, solitamente la Guardia di Finanza. Questi accertamenti sono molto approfonditi e non si limitano a verificare le dichiarazioni dei redditi. Le indagini possono includere:
- Analisi dei conti correnti: verifica dei movimenti bancari e postali, dei depositi e degli investimenti finanziari, anche relativi agli anni precedenti la separazione.
- Controllo delle proprietà: ispezioni presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari e il Pubblico Registro Automobilistico (PRA) per individuare beni immobili e veicoli.
- Verifica di partecipazioni societarie: controllo sull’eventuale possesso di quote in società o ruoli in consigli di amministrazione.
- Indagini su beni intestati a terzi: gli accertamenti possono essere estesi anche a persone (i cosiddetti “prestanome”) che risultano titolari di beni ma che si ritiene agiscano per conto del coniuge.
- Accesso all’Anagrafe Tributaria: il giudice può utilizzare strumenti telematici per accedere direttamente alle banche dati dell’Agenzia delle Entrate.
Strumenti a disposizione del coniuge
Oltre a richiedere l’intervento del giudice, la parte interessata ha a disposizione altri strumenti per far emergere la verità. È possibile, ad esempio, chiedere al giudice di ordinare all’altra parte l’esibizione di documenti specifici, come le dichiarazioni dei redditi o gli estratti conto, ai sensi dell’articolo 210 del codice di procedura civile. Inoltre, si può conferire un incarico a un investigatore privato autorizzato, le cui relazioni, corredate da fotografie e testimonianze, possono costituire un solido indizio da presentare in tribunale.
Le conseguenze fiscali: un aspetto da non sottovalutare
È fondamentale essere consapevoli che gli esiti degli accertamenti patrimoniali non restano confinati al solo procedimento di separazione o divorzio. Sia il giudice che la Guardia di Finanza hanno l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate qualsiasi sproporzione rilevata tra il reddito dichiarato e quello effettivo. Di conseguenza, la scoperta di redditi non dichiarati può dare origine a un accertamento fiscale, con possibili sanzioni, contenziosi tributari e, nei casi più gravi, anche procedimenti penali.
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