Quando si affida un incarico a un avvocato, una delle principali preoccupazioni per il cliente riguarda il costo della prestazione. La legge stabilisce un principio chiaro e fondamentale a tutela di entrambe le parti: l’accordo scritto sul compenso ha la priorità su qualsiasi altro criterio di determinazione. Questo significa che quanto pattuito tra avvocato e cliente è vincolante e prevale sulle tariffe professionali standard.

Come si determina il compenso di un avvocato

Il Codice Civile, all’articolo 2233, stabilisce una gerarchia precisa per la determinazione del compenso dovuto a un professionista. Comprendere questo ordine è essenziale per il consumatore per sapere come orientarsi:

  • Convenzione tra le parti: Al primo posto c’è l’accordo liberamente stipulato tra l’avvocato e il cliente. Questo patto, che per legge deve essere preferibilmente in forma scritta, definisce l’importo e le modalità di pagamento.
  • Tariffe professionali: Solo in assenza di un accordo, si fa riferimento ai parametri forensi stabiliti con decreto ministeriale. Questi parametri forniscono delle fasce di compenso basate sul valore della controversia, la sua complessità e l’attività svolta.
  • Usi e consuetudini: In mancanza anche di tariffe applicabili, si possono considerare gli usi locali.
  • Decisione del giudice: Come ultima istanza, se non è possibile determinare il compenso in nessun altro modo, la decisione spetta al giudice, che valuterà l’importanza dell’opera prestata.

L’importanza del preventivo scritto

La legge professionale forense (n. 247/2012) ha reso il preventivo scritto un elemento centrale nel rapporto tra avvocato e cliente. Il professionista è tenuto a comunicare in forma scritta a chi gli conferisce l’incarico una previsione dei costi, distinguendo tra onorari e spese. Questo documento non è una semplice formalità, ma lo strumento principale di trasparenza e tutela.

Un preventivo chiaro e dettagliato permette al cliente di avere piena consapevolezza dell’impegno economico richiesto e previene l’insorgere di malintesi o contestazioni future. L’accordo firmato da entrambe le parti diventa il riferimento principale per regolare i loro rapporti economici.

Cosa ha chiarito la Corte di Cassazione

Con una pronuncia significativa (ordinanza n. 7904/2020), la Corte di Cassazione ha ribadito con forza la supremazia dell’accordo sul compenso. Nel caso esaminato, un avvocato aveva pattuito con il proprio cliente (una società) un compenso inferiore a quello che il giudice, al termine della causa, aveva liquidato a carico della parte soccombente.

L’avvocato pretendeva di ricevere l’importo più alto stabilito dal giudice, ma la Corte ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno chiarito che il rapporto tra il cliente e il proprio avvocato è regolato dall’accordo che hanno firmato. La condanna alle spese processuali, invece, riguarda il rapporto tra la parte vincitrice e quella sconfitta. Di conseguenza, l’avvocato ha diritto a ricevere solo quanto pattuito con il proprio assistito, anche se la cifra liquidata in sentenza è superiore.

Diritti e tutele per il consumatore

Per affrontare con serenità il rapporto con un legale, è utile tenere a mente alcuni punti fondamentali che tutelano i diritti del consumatore:

  • Chiedere sempre un preventivo scritto: È un diritto del cliente e un dovere del professionista. Il preventivo deve essere dettagliato e indicare il grado di complessità dell’incarico.
  • Leggere attentamente l’accordo: Prima di firmare, è importante comprendere ogni voce di costo, incluse le spese generali, i contributi e le eventuali spese vive (es. marche da bollo, costi di notifica).
  • Verificare la libertà dell’accordo: La pattuizione del compenso è libera, ma la legge vieta il cosiddetto “patto di quota lite”, ovvero l’accordo con cui l’avvocato riceve come compenso una parte del bene o del risultato ottenuto in causa.
  • L’accordo è vincolante: Una volta firmato, il compenso pattuito non può essere modificato unilateralmente, a meno che non subentrino nuove e impreviste attività non contemplate nell’accordo iniziale.

In conclusione, la trasparenza è la chiave per un rapporto di fiducia con il proprio avvocato. Un accordo scritto, chiaro e completo, rappresenta la migliore garanzia per evitare sorprese e assicurare che i diritti di entrambe le parti siano rispettati.

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Di admin