Durante l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, la categoria dei giudici di pace ha sollevato un forte grido d’allarme, denunciando una condizione di grave precarietà e l’assenza di tutele adeguate. Attraverso una nota ufficiale del Coordinamento della magistratura di Pace, è stata annunciata la possibilità di una nuova stagione di scioperi per protestare contro una situazione ritenuta insostenibile, che rischia di avere pesanti ripercussioni sul sistema giudiziario e sui cittadini.

Le ragioni della protesta: precarietà e assenza di tutele

La protesta dei giudici di pace nasce da una serie di criticità preesistenti, aggravate dalla crisi pandemica. La categoria lamenta di essere stata dimenticata dalle istituzioni, ricevendo un contributo mensile minimo, descritto come inferiore persino al reddito di cittadinanza. Questa condizione economica si inserisce in un quadro di totale assenza di garanzie lavorative e previdenziali.

Le principali rivendicazioni evidenziano una situazione paradossale per dei servitori dello Stato:

  • Mancanza di retribuzione fissa: I giudici di pace non percepiscono uno stipendio, ma un’indennità legata alle udienze e ai provvedimenti, azzerata nei periodi di sospensione delle attività.
  • Assenza di copertura assistenziale e previdenziale: Non hanno diritto a indennità di malattia, rendendo impossibile ammalarsi senza subire una perdita economica totale.
  • Nessuna tutela infortunistica: Sono privi di coperture in caso di infortuni sul lavoro.
  • Mancanza di TFR e pensione di reversibilità: Al termine del loro incarico, non è previsto un trattamento di fine rapporto, né tutele pensionistiche per i loro familiari.

Nonostante queste condizioni, i giudici di pace hanno continuato a prestare servizio durante l’emergenza per trattare i provvedimenti urgenti, come le convalide relative ai cittadini extracomunitari, garantendo la continuità di funzioni essenziali per la giustizia.

Uffici giudiziari senza presidi sanitari adeguati

Un altro punto centrale della protesta riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro. Gli uffici del Giudice di Pace sono stati descritti come privi delle più elementari misure di protezione sanitaria necessarie per fronteggiare la pandemia. In particolare, si denuncia la mancanza di presidi sanitari, barriere protettive per regolare l’afflusso del pubblico e protocolli chiari per l’applicazione delle norme igienico-sanitarie. Questa situazione ha esposto a rischi non solo i magistrati onorari e il personale amministrativo, ma anche gli avvocati e i cittadini che frequentano gli uffici.

L’impatto della Riforma Orlando e le prospettive future

A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le disposizioni della cosiddetta Riforma Orlando (D.Lgs. 116/2017). Sebbene non pienamente a regime, alcune norme hanno già prodotto effetti negativi sulla categoria, come l’introduzione di un sistema retributivo considerato iniquo, l’applicazione di un rigido regime disciplinare e l’abbassamento dell’età per la cessazione dell’incarico da 70 a 68 anni. Quest’ultima misura, in particolare, avrebbe costretto la maggioranza dei giudici di pace ad abbandonare l’incarico entro l’agosto del 2021, causando un ulteriore svuotamento degli organici e mettendo a rischio la funzionalità degli uffici.

Cosa rischiano i cittadini in caso di sciopero

Un’eventuale paralisi degli uffici del Giudice di Pace avrebbe conseguenze dirette e significative per i consumatori e i cittadini. Questi uffici gestiscono una vasta mole di contenzioso che riguarda la vita quotidiana delle persone, tra cui:

  • Ricorsi contro multe e sanzioni amministrative.
  • Controversie condominiali.
  • Cause di risarcimento danni per incidenti stradali di lieve entità.
  • Dispute tra consumatori e aziende per importi contenuti.
  • Cause civili di valore non superiore a determinate soglie.

Uno sciopero prolungato comporterebbe il blocco di migliaia di procedimenti, con l’allungamento dei tempi della giustizia e la potenziale lesione dei diritti dei cittadini. La protesta mira a scongiurare una giustizia a due velocità, dove i diritti delle persone comuni rischiano di essere sacrificati a causa del disinteresse verso la magistratura di prossimità.

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Di admin