La libertà di religione non tutela solo chi crede, ma anche chi non crede. Con una decisione fondamentale, la Corte di Cassazione ha stabilito che atei e agnostici godono degli stessi diritti di chi professa una fede religiosa, incluso quello di manifestare e promuovere pubblicamente il proprio pensiero. L’ordinanza n. 7893 del 2020 chiarisce che negare questa possibilità costituisce una discriminazione inaccettabile in uno Stato laico, fondato sui principi di uguaglianza e libertà di coscienza.
Il caso: il manifesto negato e il percorso legale
La vicenda nasce dal rifiuto di un Comune di autorizzare l’affissione di alcuni manifesti proposti da un’associazione di atei. Il manifesto riportava la parola “Dio” con la lettera “D” barrata, accompagnata dalla frase: “10 milioni di italiani vivono bene senza D. E quando sono discriminati c’è l'(nome associazione) al loro fianco”.
L’amministrazione comunale aveva respinto la richiesta, giudicando il contenuto lesivo delle confessioni religiose. L’associazione ha quindi intrapreso un’azione legale, sostenendo di aver subito una discriminazione. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno dato ragione al Comune, ritenendo che il diniego fosse legittimo a causa delle modalità espressive del messaggio, considerate potenzialmente offensive.
L’associazione ha però proseguito la sua battaglia legale fino alla Corte di Cassazione, che ha ribaltato le decisioni precedenti e affermato principi di grande importanza per la libertà di espressione e di coscienza di tutti i cittadini.
I principi affermati dalla Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha chiarito che la libertà religiosa, garantita dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali, deve essere intesa in senso ampio. Non si tratta solo della libertà di aderire a una fede (libertà positiva), ma anche della libertà di non averne alcuna o di cambiare credo (libertà negativa). Questa interpretazione si basa su alcuni pilastri fondamentali:
- Libertà di coscienza: La tutela della libertà di coscienza, sancita dagli articoli 2, 3, 19 e 21 della Costituzione, è un aspetto inviolabile della dignità umana e si applica tanto ai credenti quanto ai non credenti.
- Principio di laicità dello Stato: Lo Stato deve essere neutrale e imparziale rispetto a tutte le convinzioni, religiose o filosofiche. Non può favorire le une a discapito delle altre né limitare l’espressione di un pensiero solo perché non ha carattere religioso.
- Diritto di propaganda: Il diritto di promuovere le proprie idee, previsto dall’articolo 19 della Costituzione, non è un’esclusiva delle confessioni religiose. Anche atei e agnostici hanno il diritto di fare proselitismo e diffondere il loro punto di vista.
- Limite del vilipendio: La libertà di espressione, anche in forma critica, è pienamente legittima a condizione che non si trasformi in un’aggressione verbale o in un’offesa gratuita verso una fede e i suoi fedeli (reato di vilipendio). Nel caso specifico, la Cassazione ha ritenuto che il manifesto non superasse questo limite, rappresentando una forma di pensiero critico e non un insulto.
Cosa significa per i cittadini e le associazioni
Questa sentenza ha conseguenze pratiche significative, rafforzando le tutele contro le discriminazioni basate sulle convinzioni personali. In concreto, la decisione stabilisce che:
- Le pubbliche amministrazioni non possono discriminare: Un Comune o un altro ente pubblico non può negare l’uso di spazi pubblici, come quelli per le affissioni, a un’associazione di atei o agnostici, se li concede a gruppi religiosi. Un rifiuto basato unicamente sul contenuto non religioso del messaggio è illegittimo.
- La critica non è reato: Esprimere un pensiero critico o scettico nei confronti della religione è un diritto. Solo le manifestazioni che integrano un’offesa diretta e gratuita, configurando il reato di vilipendio, possono essere limitate.
- Pari dignità di pensiero: La sentenza riafferma che tutte le posizioni in materia di fede e coscienza hanno pari dignità e meritano uguale tutela. Questo principio è essenziale per garantire il pluralismo in una società democratica.
La decisione della Cassazione rappresenta quindi una vittoria per la libertà di espressione e un importante promemoria del principio di laicità che governa lo Stato italiano. Essa garantisce che il diritto di manifestare il proprio pensiero, sia esso religioso, agnostico o ateo, sia protetto in modo equo e senza discriminazioni.
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