Durante la prima fase dell’emergenza sanitaria legata al COVID-19, nel 2020, il modulo di autocertificazione divenne uno strumento quotidiano per giustificare gli spostamenti dei cittadini. Tuttavia, la sua formulazione e il suo utilizzo hanno sollevato fin da subito un acceso dibattito sulla sua legittimità e sui potenziali rischi per chi lo compilava e firmava. L’analisi di queste criticità offre spunti importanti sul rapporto tra stato di emergenza e diritti individuali.

I dubbi sulla natura dell’autocertificazione

Uno dei principali punti critici del modulo riguardava la richiesta di dichiarare, sotto la propria responsabilità, il proprio stato di salute. In particolare, il cittadino doveva attestare di non essere sottoposto a quarantena e, soprattutto, di non essere risultato positivo al COVID-19. Questa dichiarazione era problematica per una ragione fondamentale: in un contesto di test diagnostici limitati, la stragrande maggioranza delle persone non poteva avere alcuna certezza sul proprio stato di salute. Un individuo asintomatico, ma positivo al virus, si trovava nella condizione di dichiarare il falso pur essendo in totale buona fede.

Inoltre, sebbene l’autocertificazione non fosse prevista come obbligatoria da una norma di legge primaria, di fatto era indispensabile per poter circolare senza incorrere in sanzioni. Questa ambiguità creava una situazione in cui il cittadino era costretto a sottoscrivere un documento potenzialmente rischioso per esercitare diritti fondamentali, come quello di recarsi al lavoro o di acquistare beni di prima necessità.

I rischi penali per i cittadini

La criticità più grave era legata alle possibili conseguenze penali. Dichiarare o attestare falsamente al pubblico ufficiale qualità personali proprie è un reato previsto dall’articolo 495 del Codice Penale, punito con la reclusione da uno a sei anni. Poiché l’autocertificazione era considerata una dichiarazione resa a un pubblico ufficiale, chiunque fosse stato trovato positivo a un controllo successivo avrebbe potuto, in teoria, essere accusato di falso.

Le principali obiezioni a questa impostazione erano:

  • Mancanza di dolo: Il reato di falso richiede la consapevolezza e la volontà di dichiarare il falso. Un cittadino ignaro della propria positività non agisce con dolo.
  • Impossibilità di conoscenza: Non si può essere chiamati a certificare un fatto (il proprio stato di salute) che non si è in grado di conoscere per cause non dipendenti dalla propria volontà, come la mancata esecuzione di un tampone.

Nonostante queste considerazioni, il rischio di trovarsi coinvolti in un procedimento penale ha rappresentato una fonte di grande preoccupazione per molte persone, che si sentivano poste in una posizione di vulnerabilità giuridica.

Violazione delle norme su certificati e privacy

Un’altra questione legale sollevata riguardava la violazione del Testo Unico sulla documentazione amministrativa (D.P.R. 445/2000). L’articolo 49 di tale decreto stabilisce chiaramente che i certificati medici e sanitari non possono essere sostituiti da un’autocertificazione. Chiedere a un cittadino di autodichiarare la propria condizione sanitaria era, secondo questa interpretazione, in contrasto con una norma specifica volta a garantire la certezza di dati così delicati.

Infine, emergevano profili di criticità legati alla privacy. La raccolta di dati relativi alla salute da parte delle forze dell’ordine rappresenta un trattamento di dati sensibili. La normativa europea (GDPR) e nazionale impone che, in questi casi, il titolare del trattamento fornisca all’interessato una chiara e completa informativa. Durante i controlli su strada, questo adempimento era spesso omesso, ponendo dubbi sulla correttezza della procedura di raccolta dei dati.

Cosa ha significato per i consumatori

Per i cittadini, il sistema dell’autocertificazione del 2020 si è tradotto in uno stato di incertezza e ansia. La necessità di spostarsi per motivi essenziali si scontrava con l’obbligo di firmare un documento che trasferiva sull’individuo la responsabilità di attestare fatti di cui non poteva avere piena conoscenza. Questo meccanismo ha generato un senso di sfiducia e ha messo in luce la difficoltà di bilanciare le esigenze di sanità pubblica con la tutela dei diritti e delle garanzie individuali. Sebbene quel modello di autocertificazione sia stato superato, le questioni che ha sollevato rimangono un importante precedente nel dibattito sui poteri dello Stato in situazioni di emergenza.

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Di admin