Durante il periodo dell’emergenza sanitaria da Covid-19, una delle domande più frequenti riguardava la possibilità di spostarsi per assistere un familiare con disabilità, nonostante le rigide restrizioni alla circolazione. Sebbene quel quadro normativo sia terminato, il principio alla base di quella deroga resta un punto di riferimento fondamentale per i caregiver: l’assistenza a una persona non autosufficiente costituisce uno “stato di necessità”.

L’assistenza al disabile come “stato di necessità”

Il concetto di “stato di necessità” giustifica un’azione che, in condizioni normali, sarebbe vietata, al fine di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona. Nel contesto delle restrizioni agli spostamenti, fornire cure indispensabili a un familiare con disabilità rientra pienamente in questa casistica. Non si tratta di una cortesia, ma di un’attività essenziale per tutelare la salute e il benessere di una persona vulnerabile.

La normativa di riferimento, in particolare la Legge 104/1992, riconosce formalmente il ruolo del caregiver e la necessità di garantire alla persona con disabilità il diritto a un’assistenza adeguata. Questo principio generale prevale su eventuali divieti di carattere temporaneo, come quelli imposti durante la pandemia.

Le regole durante l’emergenza sanitaria: un caso pratico

Per comprendere meglio il concetto, è utile ricordare cosa accadeva nel 2020. I Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) imponevano un divieto generale di spostamento, salvo per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. Per muoversi era necessario compilare un’autocertificazione.

In quel contesto, le FAQ pubblicate dal Governo e dal Ministero della Salute chiarirono fin da subito che l’assistenza a persone non autosufficienti era inclusa tra le situazioni di necessità. Pertanto, il caregiver era autorizzato a spostarsi, anche tra Comuni o Regioni diverse, per raggiungere il familiare e prestargli le cure necessarie, specificando il motivo nell’apposito modulo.

Cosa si intende per attività di assistenza essenziale?

Non ogni tipo di visita può essere considerata una necessità. Le attività che giustificano lo spostamento per assistenza sono quelle indispensabili e non delegabili a terzi presenti sul posto. Ecco alcuni esempi concreti:

  • Supporto nelle attività quotidiane: aiuto per l’igiene personale, la preparazione e somministrazione dei pasti, la vestizione.
  • Assistenza sanitaria: accompagnare a visite mediche, esami o terapie, acquistare farmaci, somministrare cure.
  • Approvvigionamento di beni primari: fare la spesa o acquistare altri beni essenziali per conto della persona assistita.
  • Supporto psicologico e morale: garantire una presenza fisica indispensabile per l’equilibrio psico-fisico della persona, specialmente se vive sola.

Resta fondamentale il principio di ragionevolezza: lo spostamento deve essere strettamente funzionale all’assistenza e limitato nel tempo e nel percorso allo stretto necessario.

Diritti e tutele per il caregiver familiare

Il diritto a spostarsi per necessità è solo uno degli aspetti che tutelano il ruolo del caregiver. La Legge 104, ad esempio, prevede permessi lavorativi retribuiti proprio per consentire al familiare di assentarsi dal lavoro per dedicarsi all’assistenza. Questo dimostra come l’ordinamento giuridico riconosca l’importanza di questa figura e cerchi di bilanciare le esigenze di cura con gli altri obblighi della vita quotidiana.

Anche se le emergenze passano, la tutela delle persone più fragili rimane una priorità. Comprendere i propri diritti e doveri come caregiver è il primo passo per garantire un’assistenza efficace e agire sempre nel rispetto delle regole.

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Di admin