La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione disciplinare nei confronti di un avvocato che aveva utilizzato uno strumento legale, il trust, per aiutare un proprio cliente a nascondere i beni e sottrarli alle legittime pretese dei creditori. La sentenza ribadisce i principi fondamentali di lealtà, probità e correttezza che ogni professionista legale è tenuto a rispettare, andando oltre la mera difesa degli interessi del cliente.

Il caso: un trust per proteggere il patrimonio del debitore

La vicenda ha origine da un esposto presentato da due creditori nei confronti di due avvocati, padre e figlio. L’avvocato figlio, difensore di una società debitrice, aveva costituito un trust in cui erano stati conferiti i beni della società. Questa operazione, di fatto, aveva creato uno schermo patrimoniale, rendendo molto difficile per i creditori recuperare le somme dovute. L’esposto denunciava non solo questa condotta, ma anche un palese conflitto di interessi, poiché l’avvocato padre ricopriva il ruolo di arbitro nella stessa controversia in cui il figlio era difensore di una delle parti.

La violazione dei doveri deontologici

L’utilizzo di strumenti giuridici come il trust è di per sé legale, ma il loro scopo non può essere illecito. In questo caso, secondo gli organi disciplinari e la Cassazione, la finalità non era una legittima pianificazione patrimoniale, ma l’occultamento dei beni in danno dei creditori. Questo comportamento viola diversi doveri deontologici fondamentali per la professione forense:

  • Dovere di lealtà e correttezza: L’avvocato non può consigliare o compiere atti fraudolenti.
  • Dovere di probità e decoro: La condotta del legale deve essere irreprensibile, per non ledere la fiducia e la dignità della professione.
  • Divieto di compiere atti contrari alla legge: Assistere un cliente in un’operazione finalizzata a eludere i diritti di terzi è un’attività contraria ai doveri professionali.

La Corte ha sottolineato che l’avvocato era pienamente consapevole che la costituzione del trust avrebbe frustrato le ragioni dei creditori, agendo quindi con la precisa intenzione di danneggiarli.

La decisione della Cassazione e le conseguenze

Dopo le sanzioni del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (C.O.A.) e la conferma del Consiglio Nazionale Forense (C.N.F.), il caso è giunto alle Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 7761/2020. I giudici hanno respinto il ricorso dell’avvocato, confermando la sanzione della censura. La difesa del legale, che sosteneva la liceità dell’incarico di trustee, non è stata accolta. La Corte ha stabilito che la finalità fraudolenta dell’operazione era evidente e che la consapevolezza del professionista nel sottrarre i beni alla garanzia dei creditori costituiva un illecito disciplinare. La sanzione della censura rappresenta un biasimo formale per la violazione commessa.

Cosa significa per i consumatori e i creditori

Questa sentenza offre importanti tutele per i consumatori e chiunque vanti un credito nei confronti di un debitore. Dimostra che esistono limiti precisi all’uso di strumenti di protezione patrimoniale, anche quando sono tecnicamente legali.

Il trust non è uno scudo per la frode

Il trust è uno strumento giuridico che permette a una persona (il disponente) di trasferire dei beni a un’altra (il trustee), che li amministra per uno scopo specifico o a beneficio di terzi. Sebbene utile per molte finalità legittime, come la gestione di patrimoni familiari o scopi benefici, non può diventare un alibi per commettere illeciti. Questa decisione chiarisce che:

  • La finalità è decisiva: Un’operazione legale nella forma può essere illecita nella sostanza se il suo unico scopo è danneggiare i diritti altrui.
  • La responsabilità del professionista: L’avvocato non è un mero esecutore della volontà del cliente, ma un garante della legalità. Consigliare o attuare strategie fraudolente comporta una responsabilità disciplinare.
  • I diritti dei creditori sono tutelati: L’ordinamento giuridico offre protezioni contro gli atti compiuti in frode ai creditori.

Come possono difendersi i creditori?

Se si ha il sospetto che un debitore stia compiendo atti per sottrarre i propri beni, è fondamentale agire tempestivamente. La legge prevede strumenti specifici per rendere inefficaci tali atti nei confronti del creditore che agisce. Ecco alcuni passaggi consigliati:

  1. Monitorare la situazione patrimoniale: Attraverso visure e altri controlli, è possibile verificare se il patrimonio del debitore sta subendo variazioni anomale.
  2. Raccogliere le prove: È importante documentare l’esistenza del credito e gli atti sospetti compiuti dal debitore per dimostrare il danno subito.
  3. Consultare un esperto: Un professionista può valutare la situazione e indicare le azioni legali più appropriate per tutelare i propri diritti.
  4. Agire senza indugio: Le azioni a tutela dei crediti hanno termini di prescrizione, quindi è cruciale non far passare troppo tempo per non perdere il diritto di agire.

La decisione della Cassazione rafforza la posizione dei creditori, inviando un messaggio chiaro: la giustizia può “vedere” oltre la forma degli atti giuridici per colpire la sostanza fraudolenta.

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Di admin