Durante l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, l’Italia ha introdotto uno strumento digitale per tentare di arginare la diffusione del contagio: l’app Immuni. Presentata come una soluzione tecnologica per il tracciamento dei contatti, l’applicazione mirava a supportare il sistema sanitario nazionale nell’identificare e isolare rapidamente le persone potenzialmente esposte al virus, rappresentando uno dei più importanti esperimenti di sanità digitale pubblica nel nostro Paese.

Cos’era l’app Immuni e come funzionava

Immuni era un’applicazione per smartphone, disponibile su base volontaria, progettata per il tracciamento digitale dei contatti (contact tracing). Il suo obiettivo era avvisare gli utenti che erano stati in prossimità di una persona risultata positiva al COVID-19, anche senza conoscerne l’identità. Il funzionamento non si basava sul GPS o sulla geolocalizzazione, ma sulla tecnologia Bluetooth Low Energy.

Il meccanismo era il seguente:

  • Ogni smartphone con l’app installata generava un codice identificativo anonimo che cambiava più volte ogni ora.
  • Quando due telefoni con Immuni attiva si trovavano a distanza ravvicinata per un certo periodo, si scambiavano i rispettivi codici anonimi.
  • Questi codici venivano memorizzati esclusivamente sul dispositivo per un periodo di 14 giorni.
  • Se un utente risultava positivo al test per il COVID-19, poteva scegliere, con l’aiuto di un operatore sanitario, di caricare i propri codici anonimi su un server gestito dal Ministero della Salute.
  • Le app degli altri utenti scaricavano periodicamente questi codici dal server e li confrontavano con quelli salvati localmente. Se veniva trovata una corrispondenza, l’app inviava una notifica di potenziale esposizione al rischio, fornendo indicazioni su come comportarsi.

Privacy e partecipazione volontaria: le sfide del progetto

Uno degli aspetti più discussi di Immuni è stato quello relativo alla privacy. Per incoraggiare l’adozione, il sistema è stato progettato per essere il più possibile rispettoso dei dati personali, in conformità con le normative europee (GDPR) e sotto la supervisione del Garante per la Protezione dei Dati Personali. I punti chiave della strategia di privacy includevano:

  • Nessuna raccolta di dati personali: L’app non richiedeva nome, numero di telefono o email.
  • Nessun tracciamento della posizione: L’uso del Bluetooth invece del GPS impediva di monitorare gli spostamenti degli utenti.
  • Codici anonimi e temporanei: I codici identificativi erano casuali e cambiavano frequentemente per impedire l’identificazione del dispositivo o del suo proprietario.
  • Decentralizzazione: Il controllo dei contatti avveniva direttamente sul telefono dell’utente, non su un server centrale.

Nonostante queste rassicurazioni, la sfida principale è stata la partecipazione. L’efficacia dell’app era direttamente legata al numero di persone che la scaricavano e la utilizzavano attivamente. Sebbene l’obiettivo ideale fosse un’adozione da parte del 60% della popolazione, questo traguardo non è mai stato raggiunto, limitando di fatto l’impatto complessivo del sistema.

Il bilancio finale: risultati, limiti e dismissione

L’app Immuni è stata lanciata ufficialmente a giugno 2020 e ha raggiunto oltre 22 milioni di download nel corso della sua esistenza. Tuttavia, il numero di utenti attivi è sempre stato inferiore. Il suo contributo al contenimento della pandemia è stato oggetto di dibattito: se da un lato ha permesso di inviare decine di migliaia di notifiche e di individuare alcuni focolai, il suo impatto non è stato risolutivo come inizialmente sperato.

I principali limiti riscontrati sono stati:

  • Adesione insufficiente: La bassa percentuale di popolazione attiva ha ridotto la probabilità che un contatto tra due persone venisse effettivamente registrato.
  • Integrazione con il sistema sanitario: In alcuni casi, gli utenti che ricevevano una notifica hanno incontrato difficoltà nell’accedere rapidamente a un tampone diagnostico attraverso il servizio sanitario regionale.
  • Diffidenza e disinformazione: Preoccupazioni infondate sulla privacy e una comunicazione non sempre efficace hanno scoraggiato una parte dei cittadini.

Con il miglioramento della situazione sanitaria e la fine dello stato di emergenza, l’utilità dell’app è venuta meno. Il servizio è stato ufficialmente dismesso il 31 dicembre 2022. In linea con gli impegni sulla privacy, tutti i dati raccolti sul server centrale sono stati cancellati. L’applicazione non è più funzionante e può essere disinstallata dai dispositivi.

Cosa insegna l’esperienza di Immuni

Immuni rappresenta un capitolo importante nella storia della sanità digitale in Italia. Sebbene i risultati pratici siano stati limitati, l’esperienza ha fornito lezioni preziose sulla gestione di progetti tecnologici su larga scala in contesti di emergenza, evidenziando l’importanza cruciale della fiducia dei cittadini, di una comunicazione chiara e di una perfetta integrazione tra strumenti digitali e servizi sanitari territoriali. Per i consumatori, ha inoltre aumentato la consapevolezza sui temi della privacy e del trattamento dei dati nelle applicazioni legate alla salute.

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Di admin