Le misure di confinamento adottate durante l’emergenza sanitaria hanno costretto molte persone a una convivenza forzata, acuendo i rischi legati alla violenza domestica e di genere. In contesti familiari già problematici, l’isolamento ha aumentato il pericolo per le vittime, rendendo più difficile denunciare o chiedere aiuto. Per rispondere a questa emergenza nell’emergenza, sono state introdotte misure specifiche per garantire protezione e supporto a chi si trovava in una situazione di pericolo tra le mura di casa.

Il rischio di violenza durante il lockdown

La permanenza obbligatoria in casa ha rappresentato per molte donne e minori una vera e propria trappola. La difficoltà di comunicare con l’esterno, l’impossibilità di allontanarsi e la convivenza costante con il maltrattante hanno creato un contesto di elevata vulnerabilità. Questa situazione critica è stata riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Il Ministero dell’Interno, già nelle prime fasi dell’emergenza, aveva diramato una circolare per assicurare che le Forze dell’Ordine continuassero a garantire tutti gli interventi necessari per proteggere le vittime. Anche le Nazioni Unite avevano lanciato un allarme, evidenziando come i tassi di violenza domestica tendano ad aumentare drasticamente in situazioni di isolamento come quelle imposte dalla pandemia.

Le tutele introdotte per le vittime

Per contrastare questo fenomeno, il Parlamento è intervenuto con provvedimenti mirati, inseriti nel cosiddetto decreto “Cura Italia”. Queste misure avevano l’obiettivo di rafforzare la rete di protezione e assicurare che gli strumenti legali a difesa delle vittime rimanessero pienamente operativi. Le principali azioni intraprese sono state:

  • Finanziamento alle case rifugio: È stato approvato uno stanziamento straordinario di 3 milioni di euro per sostenere le case rifugio, sia pubbliche che private. Questi fondi erano destinati a garantire la continuità del servizio e a potenziare la capacità di accoglienza per le donne e i loro figli in fuga da situazioni di violenza.
  • Nessuna sospensione per l’allontanamento: Durante il periodo di sospensione delle attività giudiziarie, è stato stabilito che le udienze per la convalida degli ordini di allontanamento immediato dalla casa familiare non dovessero fermarsi. Questa decisione ha garantito che la giustizia potesse intervenire tempestivamente per allontanare l’autore della violenza, proteggendo la vittima.
  • Potenziamento degli strumenti di prevenzione: È stata sottolineata la necessità di un’applicazione più estesa della misura dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, anche in presenza di reati considerati meno gravi come minacce o lesioni lievi, per prevenire un’escalation della violenza.

Cosa cambia per chi subisce violenza

Questi interventi hanno avuto un impatto concreto sulla vita delle persone in difficoltà. In primo luogo, hanno inviato un messaggio chiaro: anche durante un’emergenza sanitaria nazionale, la lotta alla violenza domestica rimane una priorità. Per le vittime, questo si è tradotto in garanzie specifiche. Sapevano di poter contare su una rete di supporto attiva, con case rifugio finanziate per continuare a operare in sicurezza. Inoltre, la continuità dei procedimenti di allontanamento ha assicurato che la richiesta di aiuto potesse avere un esito rapido ed efficace, con la possibilità di far uscire di casa il maltrattante. È stato inoltre promosso l’uso del numero antiviolenza e stalking 1522, un punto di riferimento fondamentale, gratuito e attivo 24 ore su 24, per chiunque avesse bisogno di supporto, consulenza o informazioni.

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Di admin