Le situazioni di convivenza forzata, come quelle vissute durante i periodi di lockdown, possono aggravare le tensioni familiari e aumentare drasticamente il rischio di violenza domestica e di genere. In contesti di isolamento, per le vittime diventa ancora più difficile chiedere aiuto o mettersi in contatto con le forze dell’ordine e i centri antiviolenza. Per far fronte a questa emergenza nell’emergenza, sono state adottate misure specifiche per garantire protezione e supporto a chi si trova in una condizione di pericolo tra le mura di casa.
Il contesto di emergenza e la risposta delle istituzioni
La crescente preoccupazione per l’aumento dei casi di violenza domestica durante la pandemia ha spinto le istituzioni, sia a livello nazionale che internazionale, a intervenire. Il Ministero dell’Interno, attraverso una circolare del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha ribadito la necessità di mantenere alta l’attenzione sul fenomeno, assicurando che le forze di polizia continuassero a garantire tutti gli interventi necessari per proteggere le vittime. Si è sottolineata l’importanza di utilizzare ogni strumento normativo e procedurale disponibile, senza alcuna interruzione dovuta alla situazione di emergenza.
Anche le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme, evidenziando come l’isolamento domestico potesse trasformare la casa in un luogo di paura per molte donne e bambini. L’ONU ha esortato gli Stati a non trascurare questa problematica e a intensificare le misure di contrasto, garantendo che i servizi di supporto e i rifugi rimanessero accessibili e operativi.
Le misure concrete a tutela delle vittime
In risposta a queste criticità, il Parlamento italiano ha introdotto nel Decreto “Cura Italia” alcune norme specifiche, frutto del lavoro della commissione d’inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere. L’obiettivo era fornire strumenti concreti e immediati per proteggere le persone più vulnerabili. Le principali misure approvate includevano:
- Finanziamento alle case rifugio: È stato previsto uno stanziamento straordinario di 3 milioni di euro per l’anno 2020, destinato a finanziare le case rifugio pubbliche e private su tutto il territorio nazionale. Questi fondi erano finalizzati a sostenere le strutture che offrono un luogo sicuro alle vittime e a incoraggiare l’emersione del fenomeno.
- Continuità delle procedure di allontanamento: È stato chiarito che le udienze di convalida degli ordini di allontanamento immediato dalla casa familiare non rientravano tra quelle sospese durante il periodo emergenziale. Questa misura si è rivelata fondamentale per garantire che lo strumento cautelare più efficace per allontanare l’autore della violenza rimanesse pienamente operativo.
- Rafforzamento degli strumenti di protezione: È stata sollecitata una maggiore applicazione della misura dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, estendendola anche a reati come minacce o lesioni lievi, spesso segnali premonitori di un’escalation della violenza.
Cosa fare in caso di violenza domestica
È fondamentale sapere che esistono strumenti di tutela sempre attivi per chi subisce violenza. Il primo passo è rompere il silenzio e chiedere aiuto. Il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522 è un servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il numero è gratuito, attivo 24 ore su 24 e accessibile da tutta Italia, sia da rete fissa che mobile. Operatrici specializzate offrono ascolto, supporto e informazioni sui servizi disponibili sul territorio, come i centri antiviolenza e le case rifugio, nel pieno rispetto dell’anonimato.
Nei casi di emergenza o di pericolo imminente, è indispensabile contattare immediatamente le Forze dell’Ordine al Numero Unico di Emergenza 112. Denunciare è un diritto che permette di attivare un percorso di protezione legale e sociale per sé e per i propri figli.
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