Durante le prime fasi dell’emergenza Coronavirus, il decreto “Cura Italia” aveva introdotto un’indennità di 600 euro per sostenere i lavoratori autonomi e i liberi professionisti iscritti alle casse di previdenza private. Tuttavia, una successiva modifica normativa ha cambiato le carte in tavola, escludendo una categoria specifica di professionisti e generando notevoli perplessità.

La modifica del Decreto Liquidità: chi è stato escluso?

Con la pubblicazione del cosiddetto “Decreto Liquidità” nell’aprile 2020, è stato introdotto un requisito che ha ristretto la platea dei beneficiari del bonus. L’articolo 34 del decreto ha specificato che l’indennità era riservata ai professionisti iscritti a una cassa di previdenza privata che fossero “non titolari di trattamento pensionistico e iscritti in via esclusiva”.

Questa clausola di esclusività ha avuto un impatto diretto su tutti quei professionisti che, oltre all’iscrizione alla propria cassa di categoria (come avvocati, ingegneri, psicologi), risultavano iscritti anche a un’altra gestione previdenziale, tipicamente la Gestione Separata dell’INPS. Questa situazione, nota come “doppia previdenza”, è comune per chi svolge più attività, anche se una di esse è secondaria o sporadica.

Un criterio di esclusione controverso

La decisione di escludere i professionisti con doppia iscrizione ha sollevato immediate critiche riguardo all’equità del criterio adottato. La norma, infatti, non teneva conto del reddito effettivo o della reale perdita economica subita, ma si basava unicamente su un dato formale di iscrizione previdenziale. Si sono così create situazioni paradossali.

Per comprendere meglio la disparità di trattamento, consideriamo due esempi basati sui requisiti reddituali del 2018:

  • Professionista ammesso al bonus: Un lavoratore autonomo con un reddito di 34.000 euro e iscritto esclusivamente alla propria cassa di previdenza privata ha avuto diritto a ricevere i 600 euro.
  • Professionista escluso dal bonus: Un collega con un reddito molto più basso, ad esempio 10.000 euro, ma con una doppia iscrizione (cassa privata e INPS per un’attività minore), è stato escluso dall’indennità.

Questa impostazione è apparsa a molti irragionevole, poiché penalizzava proprio i soggetti con posizioni lavorative potenzialmente più fragili e diversificate, senza considerare la loro effettiva condizione di difficoltà economica causata dall’emergenza sanitaria.

Le conseguenze pratiche per i professionisti

La modifica normativa è arrivata quando molti professionisti avevano già presentato la domanda alla propria cassa previdenziale. Le casse, a loro volta, si sono trovate costrette a bloccare i pagamenti e a avviare nuove verifiche per accertare il requisito dell’iscrizione esclusiva. Questo ha causato ritardi, incertezza e frustrazione per migliaia di lavoratori che contavano su quel contributo per far fronte alle difficoltà immediate.

La situazione ha messo in luce la necessità di criteri più equi e aderenti alla realtà per la distribuzione degli aiuti economici, basati sulla perdita di fatturato o sul reddito effettivo piuttosto che su requisiti formali che possono portare a evidenti ingiustizie.

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Di admin