La gestione dei dati sanitari di un minore rappresenta un tema delicato, che bilancia il diritto alla salute, la responsabilità genitoriale e la crescente esigenza di riservatezza dei più giovani. Quando un paziente minorenne accede a una prestazione sanitaria, sorgono due tipi di consenso distinti ma collegati: quello per l’atto medico e quello per il trattamento dei dati personali. Comprendere la differenza è fondamentale per tutelare i diritti di tutti i soggetti coinvolti.
Consenso all’atto medico e consenso privacy: due tutele diverse
È importante non confondere il consenso informato a un trattamento sanitario con l’autorizzazione al trattamento dei dati personali. Sebbene spesso vengano richiesti contestualmente, hanno finalità e basi giuridiche differenti.
- Il consenso all’atto medico riguarda la decisione di sottoporsi a una specifica cura, visita o intervento. La sua funzione è tutelare il diritto alla salute e all’autodeterminazione del paziente, che deve essere informato su benefici, rischi e alternative.
- Il consenso al trattamento dei dati sanitari riguarda invece la gestione delle informazioni relative alla salute (diagnosi, esiti di esami, terapie). L’obiettivo è proteggere la privacy e la riservatezza della persona, in accordo con la normativa sulla protezione dei dati, come il GDPR.
Senza il consenso al trattamento dei dati, il medico non potrebbe raccogliere e utilizzare le informazioni necessarie per la cura, rendendo di fatto impossibile l’erogazione della prestazione sanitaria. I due consensi sono quindi funzionalmente legati, ma rispondono a principi di tutela distinti.
Chi firma il consenso per il trattamento dei dati del minore?
La regola generale, stabilita dalla normativa sulla privacy, prevede che il consenso al trattamento dei dati personali di un minore sia prestato da chi esercita la responsabilità genitoriale. In pratica, sono i genitori o il tutore legale a dover autorizzare la struttura sanitaria a gestire le informazioni sulla salute del figlio.
Questa regola si basa sul presupposto che il minore non abbia ancora la piena capacità giuridica per compiere una scelta così rilevante in modo autonomo e consapevole. Pertanto, fino al raggiungimento della maggiore età, la responsabilità di questa decisione ricade sui genitori, che agiscono nell’interesse del figlio.
La situazione dopo i 18 anni
Una volta compiuti i 18 anni, il ragazzo o la ragazza acquisisce la piena capacità di agire. Da quel momento, ogni consenso precedentemente fornito dai genitori non è più valido. La struttura sanitaria ha l’obbligo di fornire una nuova informativa direttamente all’interessato e di acquisire il suo consenso personale per continuare a trattare i dati sanitari.
Le eccezioni: quando il minore può decidere in autonomia
Esistono situazioni specifiche in cui la legge riconosce al minore una sfera di autonomia decisionale, sottraendola alla competenza dei genitori per tutelarne la riservatezza e il diritto alla salute. In questi casi, il diritto del minore di decidere per sé si estende anche al consenso per il trattamento dei dati.
Le principali eccezioni includono:
- Interruzione volontaria di gravidanza: La legge permette alla minore di rivolgersi a un consultorio o a una struttura sanitaria senza il consenso dei genitori, previa valutazione del medico o del giudice tutelare.
- Contraccezione: Le giovani possono accedere ai consultori familiari per ricevere consulenza e prescrizione di metodi contraccettivi in modo riservato.
- Test per HIV e infezioni sessualmente trasmissibili: I test possono essere eseguiti in modo anonimo e gratuito, senza necessità di autorizzazione genitoriale.
- Uso di sostanze e dipendenze: I minori possono accedere ai servizi per le tossicodipendenze (SerD) mantenendo l’anonimato e la riservatezza.
In queste circostanze, richiedere il consenso dei genitori per trattare i dati sanitari vanificherebbe il diritto del minore a ricevere cure in modo confidenziale. Il timore che i genitori vengano a conoscenza della situazione potrebbe infatti spingere il ragazzo o la ragazza a rinunciare a cure necessarie. Per questo, si ritiene che la capacità di acconsentire al trattamento sanitario implichi anche la capacità di autorizzare il trattamento dei dati correlati.
Impatto della digitalizzazione e del Fascicolo Sanitario Elettronico
Con la crescente digitalizzazione della sanità e la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), la questione della privacy dei minori diventa ancora più rilevante. L’FSE raccoglie l’intera storia clinica di una persona, rendendola accessibile a diversi operatori sanitari.
I genitori possono accedere all’FSE del figlio minore per consultare documenti e referti. Tuttavia, le informazioni relative alle prestazioni sanitarie a cui il minore ha avuto accesso in autonomia (come quelle elencate sopra) sono soggette a regimi di oscuramento. Questo significa che tali dati non sono visibili ai genitori, per garantire la riservatezza protetta dalla legge.
È fondamentale che le famiglie siano consapevoli di questi meccanismi per gestire correttamente l’accesso alle informazioni sanitarie, rispettando sia il ruolo genitoriale sia l’autonomia del minore.
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