L’utilizzo del collare elettrico per l’addestramento dei cani non è un metodo educativo, ma un reato. Lo ha confermato la Corte di Cassazione con una sentenza che chiarisce come questa pratica provochi gravi sofferenze all’animale, rendendola illegale a prescindere dalle intenzioni del proprietario. La decisione dei giudici stabilisce un principio fondamentale per la tutela del benessere animale, definendo i confini tra educazione e maltrattamento.
La decisione della Corte di Cassazione: un principio chiaro
Con la sentenza n. 11561 del 2020, la Corte di Cassazione ha messo un punto fermo sulla questione, respingendo il ricorso di un proprietario condannato per aver usato un collare elettrico sul proprio cane. Il reato contestato è quello previsto dall’articolo 727, comma 2, del Codice Penale, che punisce chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.
I giudici hanno specificato che la finalità di addestramento non costituisce una giustificazione valida. L’impiego di uno strumento che infligge scosse elettriche è di per sé una forma di detenzione che lede l’integrità fisica e psicologica dell’animale. La Corte ha ribadito un orientamento già consolidato, secondo cui l’educazione di un animale non può mai basarsi su metodi che causano dolore e angoscia.
Perché il collare elettrico è considerato maltrattamento
Il collare elettrico è un dispositivo che, tramite un telecomando, invia impulsi elettrici al collo del cane. Secondo la Cassazione, questo strumento trasforma l’addestramento in un’esperienza basata unicamente sul dolore e sulla paura, anziché sulla collaborazione e sulla fiducia. L’illegalità di tale pratica si fonda su diverse ragioni oggettive:
- Causa di sofferenza: Le scosse elettriche sono uno stimolo doloroso che provoca sofferenza fisica e psicologica ingiustificata, potendo generare ansia, paura e aggressività nell’animale.
- Incompatibilità con la natura dell’animale: Un addestramento basato sulla punizione fisica è contrario alla natura etologica del cane e ne compromette il benessere.
- Violazione di norme europee: L’uso di tali strumenti è in contrasto con l’articolo 7 della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, che vieta metodi di addestramento dannosi per la salute e il benessere dell’animale.
- Metodo non educativo: L’utilizzo della paura e del dolore non insegna al cane il comportamento corretto, ma lo costringe a inibirne uno per timore della punizione, con possibili conseguenze negative sul suo equilibrio comportamentale.
Le conseguenze legali per i proprietari
Chi utilizza un collare elettrico sul proprio cane commette una contravvenzione penale. La legge prevede sanzioni severe per chi viola l’articolo 727 del Codice Penale. La pena consiste nell’arresto fino a un anno o in un’ammenda che può variare da 1.000 a 10.000 euro. È importante sottolineare che la libera vendita di questi dispositivi non ne autorizza in alcun modo l’uso.
La Cassazione ha chiarito che la commercializzazione di un prodotto non lo rende automaticamente legale per qualsiasi impiego, specialmente se questo causa sofferenza a un essere vivente. La responsabilità penale ricade interamente su chi decide di utilizzare lo strumento sull’animale.
Alternative e azioni per i consumatori
Per i proprietari di cani, è fondamentale sapere che esistono numerosi metodi di addestramento moderni, efficaci e rispettosi dell’animale, che non si basano sulla punizione fisica. L’addestramento basato sul rinforzo positivo, ad esempio, utilizza premi e incoraggiamenti per insegnare al cane i comportamenti corretti, costruendo un rapporto sano e basato sulla fiducia reciproca. Si consiglia di rivolgersi a educatori cinofili professionisti che utilizzano approcci etici.
Se si è testimoni dell’uso di un collare elettrico su un animale, è possibile e doveroso segnalare il fatto alle forze dell’ordine, come Carabinieri, Polizia di Stato o Polizia Locale. Anche le guardie zoofile, presenti in molte associazioni per la protezione degli animali, possono intervenire per verificare la situazione e procedere con le denunce del caso. In conclusione, la giurisprudenza italiana è unanime nel condannare l’uso dei collari elettrici, riconoscendoli come strumenti di maltrattamento. La tutela del benessere animale è un principio che prevale su qualsiasi presunta finalità educativa basata sulla sofferenza.
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