L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha avuto un impatto significativo su tutti i settori, incluso quello della giustizia. La sospensione di gran parte delle attività processuali nel 2020 ha reso necessario un intervento del Consiglio Nazionale Forense (CNF) per adeguare le regole che disciplinano l’attività degli avvocati, in particolare per coloro che svolgono il ruolo di difensori d’ufficio.
Le deroghe del CNF per i difensori d’ufficio
Con una delibera del marzo 2020, il CNF ha introdotto modifiche temporanee al regolamento per la tenuta dell’elenco unico nazionale dei difensori d’ufficio. Queste misure eccezionali erano state pensate per rispondere alle difficoltà oggettive incontrate dai legali nel rispettare i requisiti ordinari a causa del blocco delle udienze e delle attività formative in presenza. L’obiettivo era garantire la continuità del servizio di difesa d’ufficio, un presidio fondamentale per il diritto di difesa di ogni cittadino.
Requisiti ridotti per iscrizione e permanenza
Le modifiche, valide per l’iscrizione nell’anno 2020 e la permanenza nell’elenco per il 2021, hanno riguardato principalmente gli obblighi formativi e l’esperienza professionale richiesta. Vediamo in dettaglio i principali cambiamenti introdotti in via eccezionale:
- Crediti formativi: L’obbligo formativo annuale è stato ridotto da 15 a 5 crediti, di cui almeno 2 nelle materie obbligatorie. Questo ha tenuto conto della difficoltà di partecipare a corsi e convegni durante il lockdown.
- Numero di udienze: Il numero minimo di udienze a cui partecipare per dimostrare l’esercizio continuativo della professione è stato dimezzato, passando da 10 a 5. Erano state mantenute alcune limitazioni, come il numero massimo di udienze valide di fronte al Giudice di Pace o quelle in sostituzione di un altro difensore.
- Difensori in Cassazione: Anche per i legali abilitati a difendere davanti alla Corte di Cassazione sono stati alleggeriti i requisiti. Era sufficiente aver partecipato a una sola udienza, invece di tre, e aver redatto un solo ricorso, invece dei tre normalmente richiesti.
L’importanza delle misure per il sistema giustizia
Queste deroghe non rappresentavano un abbassamento degli standard di qualità della difesa, ma una risposta pragmatica a una situazione senza precedenti. Senza tali adeguamenti, molti avvocati avrebbero rischiato di non poter mantenere l’iscrizione nell’elenco dei difensori d’ufficio, con il conseguente rischio di una carenza di professionisti disponibili per garantire il patrocinio a chi ne ha diritto. La decisione del CNF ha quindi permesso di salvaguardare l’efficienza e l’accessibilità del sistema di difesa d’ufficio durante uno dei periodi più critici per il Paese.
Cosa significava per i cittadini
Per i cittadini, queste misure si sono tradotte in una garanzia fondamentale: la certezza di poter contare su un difensore d’ufficio anche durante l’emergenza sanitaria. Assicurare che un numero adeguato di avvocati qualificati rimanesse iscritto negli elenchi ha significato proteggere il diritto costituzionale alla difesa. Sebbene le regole riguardino direttamente i professionisti legali, il loro effetto finale è stato quello di tutelare i diritti delle persone che si trovano ad affrontare un procedimento penale e non hanno un avvocato di fiducia.
È importante sottolineare che si è trattato di provvedimenti straordinari e limitati nel tempo, la cui validità era strettamente legata al perdurare dello stato di emergenza che ha caratterizzato il 2020.
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