Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza rappresenta una delle riforme più significative del diritto commerciale italiano degli ultimi decenni, mandando in pensione la vecchia Legge Fallimentare del 1942. Sebbene il suo percorso di attuazione sia stato segnato da rinvii, legati anche all’emergenza sanitaria, la normativa è entrata pienamente in vigore il 15 luglio 2022, introducendo un approccio completamente nuovo alla gestione delle difficoltà economiche di aziende, professionisti e consumatori.
Gli obiettivi della riforma sulla crisi d’impresa
La filosofia alla base del nuovo Codice è quella di abbandonare una visione punitiva del fallimento per adottare un approccio preventivo e conservativo. L’obiettivo primario non è più sanzionare l’imprenditore insolvente, ma intercettare i segnali di crisi il prima possibile per evitare che questa diventi irreversibile. In questo modo, si cerca di salvaguardare la continuità aziendale e, con essa, i posti di lavoro e il valore economico dell’impresa.
I pilastri su cui si fonda la riforma sono:
- Diagnosi precoce: Introdurre strumenti che permettano di individuare tempestivamente lo stato di difficoltà finanziaria.
- Gestione assistita: Fornire percorsi guidati per la risoluzione della crisi, con il supporto di professionisti e organismi specializzati.
- Tutela della continuità aziendale: Privilegiare le soluzioni che consentono all’impresa di rimanere operativa, relegando la liquidazione a extrema ratio.
- Procedure semplificate: Rendere più rapidi ed efficienti i percorsi di risanamento e di gestione dell’insolvenza.
Le principali novità del Codice
Il Codice ha introdotto nuovi istituti e modificato profondamente quelli esistenti. La novità più rilevante è il sistema di allerta e composizione assistita della crisi, pensato per far emergere i problemi prima che sia troppo tardi. L’imprenditore ha il dovere di istituire assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati a rilevare tempestivamente i segnali di squilibrio. Anche alcuni creditori pubblici qualificati, come l’INPS e l’Agenzia delle Entrate, hanno l’obbligo di segnalare eventuali ritardi significativi nei pagamenti.
Un’altra modifica sostanziale è la sostituzione del termine “fallimento” con “liquidazione giudiziale”. Non si tratta solo di un cambiamento di nome, ma di un mutamento di prospettiva: la liquidazione è vista come una procedura ordinata di gestione del patrimonio del debitore, priva della connotazione negativa e stigmatizzante del vecchio fallimento.
Strumenti a disposizione di imprese e professionisti
Il Codice mette a disposizione una serie di strumenti per affrontare la crisi, tra cui:
- Il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione (PRO): Un accordo con i creditori che consente di ristrutturare i debiti e proseguire l’attività.
- Il concordato preventivo in continuità aziendale: Una procedura che mira a soddisfare i creditori attraverso la prosecuzione dell’attività d’impresa.
- La composizione negoziata della crisi: Un percorso volontario e riservato in cui un esperto indipendente aiuta l’imprenditore a trovare una soluzione concordata con i creditori.
Cosa cambia per i consumatori: il sovraindebitamento
Una delle aree di maggiore impatto per i cittadini è la nuova disciplina del sovraindebitamento, che si applica ai soggetti non fallibili come i consumatori, i piccoli imprenditori, i professionisti e le start-up. Il Codice ha reso più accessibili le procedure per liberarsi dai debiti che non si è più in grado di onorare.
La novità più importante è l’introduzione dell’esdebitazione dell’incapiente. Questa procedura consente a una persona fisica meritevole, che non ha alcun patrimonio da offrire ai creditori, di ottenere la cancellazione totale dei propri debiti. Si tratta di una vera e propria “seconda possibilità” (fresh start) per chi si trova in una situazione di difficoltà economica estrema, permettendogli di ripartire senza il peso di obbligazioni insostenibili. Per accedere a questo beneficio è necessario dimostrare di non aver agito con dolo o colpa grave e che la situazione di incapacità di pagare non sia temporanea.
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