Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza rappresenta una delle riforme più significative del diritto commerciale italiano degli ultimi decenni, sostituendo la precedente Legge Fallimentare. Sebbene il suo percorso di attuazione sia stato complesso e segnato da rinvii, la normativa è oggi pienamente operativa e introduce strumenti innovativi per prevenire e gestire le difficoltà economiche di aziende, professionisti e consumatori.

La genesi del Codice e i rinvii dovuti all’emergenza

Originariamente previsto per entrare in vigore nel 2020, il Codice della crisi d’impresa (D.Lgs. n. 14/2019) ha subito diversi slittamenti. Il principale rinvio, che posticipò l’entrata al 1° settembre 2021, fu causato dall’emergenza sanitaria da COVID-19. Il Governo ritenne che l’impatto economico della pandemia avrebbe reso inefficaci e potenzialmente dannosi i nuovi meccanismi di allerta precoce, concepiti per un contesto economico stabile. In una situazione di crisi generalizzata, questi strumenti avrebbero rischiato di segnalare difficoltà per la quasi totalità delle imprese, perdendo la loro funzione selettiva. Per questo motivo, si preferì affrontare la fase emergenziale con le regole consolidate della vecchia Legge Fallimentare, rinviando l’applicazione della nuova disciplina. L’entrata in vigore definitiva è poi avvenuta il 15 luglio 2022.

Le principali novità introdotte dalla riforma

Il Codice ha l’obiettivo di anticipare l’emersione della crisi aziendale per favorire soluzioni di risanamento e continuità, relegando la liquidazione a un’ipotesi residuale. Le innovazioni più importanti riguardano diversi aspetti:

  • Prevenzione e allerta: Vengono introdotti obblighi per gli organi di controllo societari (sindaci e revisori) di segnalare tempestivamente i segnali di crisi, attivando procedure interne per la risoluzione.
  • Composizione negoziata: È uno strumento volontario che consente all’imprenditore in difficoltà di avviare un percorso di risanamento con l’aiuto di un esperto indipendente, cercando un accordo con i creditori al di fuori delle aule di tribunale.
  • Superamento del termine “fallimento”: Per ridurre lo stigma sociale associato all’insuccesso imprenditoriale, il termine “fallimento” è stato sostituito con “liquidazione giudiziale”.
  • Procedure semplificate: Sono state introdotte procedure più snelle e rapide per la gestione della crisi, con un maggiore utilizzo di strumenti digitali.

Tutele per i consumatori e i piccoli debitori: il sovraindebitamento

Una delle sezioni più rilevanti del Codice è quella dedicata alla gestione del sovraindebitamento, ovvero la situazione di squilibrio finanziario che colpisce soggetti non fallibili come i consumatori, i professionisti, le piccole imprese e le startup innovative. La riforma ha riorganizzato e potenziato gli strumenti a loro disposizione.

Cosa prevede la legge per chi è sovraindebitato?

Il Codice offre diverse soluzioni per consentire al debitore di uscire dalla propria situazione di difficoltà e ripartire. Le principali procedure sono:

  • Ristrutturazione dei debiti del consumatore: Una procedura riservata ai soli consumatori che permette di presentare un piano di rientro ai creditori, che può essere omologato dal tribunale anche senza il loro consenso se ritenuto conveniente rispetto alla liquidazione del patrimonio.
  • Concordato minore: Destinato a professionisti e piccole imprese, consente di proporre un accordo ai creditori per la ristrutturazione del debito e la continuazione dell’attività.
  • Liquidazione controllata del patrimonio: Quando non è possibile percorrere altre strade, il debitore può mettere a disposizione il proprio patrimonio per soddisfare i creditori, ottenendo al termine della procedura l’esdebitazione, ovvero la cancellazione dei debiti non pagati.

Questi strumenti rappresentano una tutela fondamentale, offrendo una seconda possibilità a chi si trova in una situazione di grave difficoltà economica non per sua colpa.

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Di admin