L’adozione di una persona maggiorenne è un istituto giuridico che permette di creare un legame di filiazione tra persone adulte. Per legge, è previsto un requisito anagrafico preciso: l’adottante deve avere almeno 18 anni in più dell’adottando. Tuttavia, questa regola non è più un ostacolo insormontabile. Una fondamentale sentenza della Corte di Cassazione ha aperto alla possibilità di derogare a questo limite, dando priorità alla sostanza dei legami affettivi rispetto alla rigidità della norma.
La regola generale: il divario di età di 18 anni
L’articolo 291 del Codice Civile stabilisce che la differenza di età tra chi adotta e chi viene adottato non possa essere inferiore a 18 anni. Questa norma è stata concepita con l’idea di replicare, per quanto possibile, il rapporto naturale tra genitore e figlio, garantendo che l’adottante abbia una maturità ed esperienza di vita sufficienti. Storicamente, l’adozione di maggiorenne aveva principalmente una funzione patrimoniale e di continuità del nome di famiglia, assicurando una discendenza a chi non ne aveva.
Per decenni, questo requisito è stato applicato in modo rigido dai tribunali, portando al rigetto di molte domande di adozione anche in presenza di legami affettivi profondi e consolidati, solo perché mancavano pochi mesi o anni al raggiungimento del divario anagrafico richiesto.
L’evoluzione sociale e la nuova funzione dell’istituto
Il contesto sociale è profondamente cambiato e, con esso, anche la funzione dell’adozione di maggiorenne. Oggi questo strumento non risponde più primariamente a esigenze patrimoniali, ma serve a dare un riconoscimento giuridico a relazioni familiari di fatto, stabili e durature. Si pensi al caso, sempre più frequente, del coniuge o convivente che ha cresciuto il figlio del partner come se fosse proprio, sviluppando un solido legame genitoriale nel corso degli anni.
In questi scenari, l’adozione diventa il suggello formale di una realtà affettiva già esistente, la cosiddetta affectio familiaris. Negare questa possibilità per un cavillo anagrafico è apparso a molti un’ingiustizia e un’ingerenza anacronistica dello Stato nella vita privata e familiare delle persone, un diritto protetto anche dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
La svolta della Cassazione: quando il limite di età può essere superato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7667 del 2020, ha segnato una svolta decisiva. I giudici hanno stabilito che il limite dei 18 anni non può essere considerato un tabù invalicabile. È necessario procedere a un’interpretazione della legge che sia compatibile con i principi costituzionali e con il diritto al rispetto della vita familiare.
Secondo la Corte, il giudice ha il potere e il dovere di valutare le circostanze del singolo caso. Se emerge una relazione familiare consolidata da lungo tempo, fondata su un legame affettivo genuino e assimilabile a quello tra genitore e figlio, è possibile autorizzare l’adozione anche con una ragionevole riduzione del divario di età. La rigidità della legge deve cedere il passo alla tutela di una situazione di fatto meritevole di protezione.
Cosa significa per i consumatori e le famiglie
Questa apertura giurisprudenziale ha conseguenze pratiche molto importanti per le famiglie. Non significa che il requisito dei 18 anni sia stato cancellato, ma che non è più automatico il rigetto della domanda se non viene rispettato. Il giudice può esercitare un potere discrezionale, basando la sua decisione su elementi concreti. Per ottenere una deroga, è fondamentale dimostrare la sussistenza di alcune condizioni.
- Legame consolidato: La relazione tra adottante e adottando deve essere stabile e duratura, spesso iniziata quando l’adottando era ancora giovane.
- Affectio familiaris: È necessario provare l’esistenza di un vero e proprio rapporto genitoriale, caratterizzato da cura, sostegno morale e materiale, e condivisione di vita.
- Valutazione del caso specifico: Il giudice analizzerà l’intera storia familiare, l’età delle parti e le motivazioni alla base della richiesta di adozione.
- Interesse dell’adottando: L’adozione deve comunque rispondere a un interesse meritevole di tutela dell’adottando, anche se maggiorenne.
In conclusione, la legge si è evoluta per adattarsi alla realtà delle relazioni umane. Il divario minimo di età rimane la regola, ma non è più una barriera insuperabile. La priorità viene data alla protezione dei legami familiari reali, riconoscendo che il valore di un rapporto non si misura solo con i numeri dell’anagrafe.
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