I cittadini che subiscono danni a causa del rumore eccessivo prodotto da parchi eolici possono rivolgersi al giudice ordinario per ottenere un risarcimento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, chiarendo un importante principio sulla ripartizione delle competenze tra giustizia ordinaria e amministrativa quando è coinvolta la Pubblica Amministrazione.

Il caso: rumore eccessivo e richiesta di risarcimento

La vicenda nasce dalla denuncia di un cittadino il cui immobile era situato a una distanza inferiore a quella prevista dalle linee guida regionali rispetto ad alcuni aerogeneratori. L’eccessiva rumorosità degli impianti causava un pregiudizio alla salute degli abitanti e un deprezzamento del valore della proprietà. L’uomo ha quindi avviato una causa civile per chiedere la riduzione del rumore entro i limiti di tollerabilità e un risarcimento per i danni subiti, patrimoniali e non.

La questione della giurisdizione: Giudice Ordinario o Amministrativo?

Il consorzio responsabile del parco eolico ha contestato la competenza del tribunale ordinario. Secondo la difesa, poiché l’installazione delle pale era stata autorizzata da un provvedimento della Pubblica Amministrazione, la controversia doveva essere gestita dal giudice amministrativo. Si trattava di un punto cruciale: il cittadino stava contestando la legittimità dell’autorizzazione, ovvero un atto amministrativo, oppure gli effetti dannosi del suo funzionamento, cioè una condotta materiale?

La decisione della Cassazione: la condotta prevale sul provvedimento

La Corte di Cassazione ha dato ragione al cittadino, affermando la giurisdizione del giudice ordinario. La sentenza (n. 7637/2020) chiarisce che l’azione legale non mirava ad annullare l’atto autorizzativo, ma a contestare una condotta dannosa. Il cittadino lamentava la violazione dell’articolo 844 del Codice Civile, che regola le immissioni di rumore, fumo e altre propagazioni che superano la normale tollerabilità. La Corte ha sottolineato che anche la Pubblica Amministrazione, quando svolge attività materiali, è tenuta a rispettare il principio generale del neminem laedere, ovvero il dovere di non danneggiare gli altri, proprio come qualsiasi soggetto privato.

Cosa significa per i consumatori?

Questa decisione ha importanti implicazioni pratiche per i cittadini che si trovano in situazioni simili. Stabilisce che un’autorizzazione amministrativa non costituisce uno scudo totale contro le richieste di risarcimento per i danni concreti causati da un’opera, sia essa pubblica o privata ma autorizzata. Il cittadino può far valere i propri diritti concentrandosi sul danno subito, senza dover necessariamente impugnare la complessa procedura amministrativa che ha portato all’autorizzazione.

I punti chiave per i consumatori sono:

  • Tutela contro le immissioni: I cittadini hanno il diritto di agire in giudizio quando subiscono immissioni (rumori, odori, vibrazioni) che superano la normale tollerabilità, anche se provenienti da impianti autorizzati.
  • Competenza del giudice ordinario: Se la richiesta riguarda il risarcimento di un danno derivante da una condotta materiale, la competenza è del giudice civile, che valuta il caso secondo le norme del Codice Civile.
  • L’autorizzazione non è una licenza di nuocere: Il fatto che un impianto sia stato autorizzato non significa che possa operare in violazione dei diritti dei vicini, come il diritto alla salute e alla tranquillità.
  • Doppia richiesta: È possibile chiedere al giudice sia di ordinare la cessazione o la mitigazione del disturbo, sia di liquidare un risarcimento per i danni già patiti (biologici, patrimoniali e morali).

In conclusione, la sentenza rafforza la tutela dei cittadini di fronte ad attività potenzialmente dannose, anche se approvate dalla Pubblica Amministrazione. Il focus si sposta dalla legittimità formale di un atto alla sostanza del danno subito, garantendo una via più diretta per ottenere giustizia.

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Di admin