Il rumore generato dalle pale eoliche può diventare una fonte di disturbo e danno per chi vive nelle vicinanze, creando un conflitto tra la necessità di produrre energia rinnovabile e il diritto alla quiete e alla salute dei cittadini. Una questione fondamentale in questi casi è capire a quale giudice rivolgersi per ottenere tutela e risarcimento. Con una importante sentenza (n. 7637/2020), la Corte di Cassazione ha chiarito che la competenza spetta al giudice ordinario quando il cittadino non contesta l’autorizzazione a costruire l’impianto, ma i danni concreti derivanti da una condotta illecita, come le immissioni sonore intollerabili.
Il caso: rumore, distanze e richiesta di risarcimento
La vicenda giudiziaria nasce dalla denuncia di un cittadino che lamentava la collocazione di alcuni aerogeneratori di un parco eolico a una distanza dal proprio immobile inferiore a quella prevista dalle linee guida regionali. Questa vicinanza, secondo l’attore, provocava immissioni acustiche continue e intollerabili, con conseguenze negative sulla salute psicofisica dei residenti, sulle attività svolte nella sua proprietà e con un significativo deprezzamento del valore dell’immobile.
Di fronte a questa situazione, il cittadino si è rivolto al tribunale chiedendo non solo di accertare la violazione delle distanze e la produzione di rumore molesto, ma anche di ordinare la riconduzione delle immissioni entro i limiti di tollerabilità o, in alternativa, di inibire definitivamente il funzionamento degli impianti. A ciò si aggiungeva una richiesta di risarcimento per tutti i danni subiti.
La controversia sulla giurisdizione: giudice ordinario o amministrativo?
Le società responsabili dell’impianto eolico si sono difese sostenendo che la questione dovesse essere trattata dal giudice amministrativo. La loro tesi si basava su un presupposto: poiché la posizione delle pale eoliche era stata approvata attraverso un procedimento amministrativo, conclusosi con un’autorizzazione formale rilasciata dalla Regione, qualsiasi contestazione rientrava nella sfera del diritto pubblico. Secondo questa prospettiva, il giudice ordinario non avrebbe avuto il potere di decidere su una materia già valutata e approvata dalla Pubblica Amministrazione.
Il conflitto si è quindi spostato sulla corretta individuazione del giudice competente: quello amministrativo, che valuta la legittimità degli atti della P.A. (come le autorizzazioni), o quello ordinario, che si occupa delle controversie tra privati e dei danni derivanti da fatti illeciti?
La sentenza della Cassazione: conta la condotta, non il provvedimento
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto il dubbio a favore del cittadino, stabilendo la giurisdizione del giudice ordinario. Il principio chiave della decisione è la netta distinzione tra il “provvedimento” amministrativo (l’atto di autorizzazione) e la “condotta” materiale (il funzionamento dell’impianto e i suoi effetti).
I giudici hanno spiegato che l’azione legale del cittadino non mirava ad annullare l’autorizzazione regionale, ma a denunciare gli effetti dannosi di un’attività concreta. Il cuore del problema era la produzione di rumore oltre la soglia della “normale tollerabilità”, un concetto definito dall’articolo 844 del Codice Civile. Questo articolo stabilisce che il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni (di fumo, calore, rumori, ecc.) dal fondo del vicino se non superano, appunto, la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.
Inoltre, la Cassazione ha ribadito che anche la Pubblica Amministrazione, quando svolge attività materiali, è soggetta al principio generale del neminem laedere (“non danneggiare nessuno”), una regola fondamentale del nostro ordinamento che impone a chiunque di non causare un danno ingiusto ad altri.
Tutele per i consumatori: cosa fare in caso di rumori molesti
Questa sentenza rappresenta un importante punto di riferimento per tutti i cittadini che si trovano a subire disagi a causa di opere pubbliche o impianti industriali, come quelli eolici. Essa chiarisce che l’esistenza di un’autorizzazione amministrativa non costituisce uno “scudo” che permette di danneggiare impunemente i vicini.
Ecco quali sono i diritti e le azioni a disposizione dei consumatori in situazioni simili:
- Diritto alla tutela della salute e della proprietà: Ogni cittadino ha diritto a non subire immissioni che superino la normale tollerabilità. Questo limite non è fisso, ma viene valutato dal giudice caso per caso, tenendo conto del contesto (ad esempio, una zona residenziale ha una soglia di tolleranza al rumore più bassa di una zona industriale).
- Ricorso al giudice ordinario: È possibile avviare una causa civile per chiedere la cessazione delle molestie (ad esempio, l’insonorizzazione dell’impianto o la limitazione degli orari di funzionamento) e il risarcimento dei danni.
- Tipologie di danno risarcibile: Il risarcimento può coprire sia i danni patrimoniali (come il calo di valore dell’immobile) sia i danni non patrimoniali (come il danno biologico per problemi di salute documentati o il danno alla vita di relazione e alla serenità quotidiana).
- Focus sul danno concreto: L’azione legale si concentra sulla dimostrazione del superamento dei limiti di tollerabilità (spesso tramite perizie fonometriche) e del danno subito, senza la necessità di impugnare complessi atti amministrativi.
In conclusione, chi subisce un danno a causa del rumore eccessivo prodotto da pale eoliche ha il diritto di rivolgersi al giudice ordinario per ottenere giustizia. La tutela si fonda sulla protezione dei diritti fondamentali della persona, che non possono essere sacrificati in nome di un’attività economica o di un’opera pubblica, anche se formalmente autorizzata.
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