Nei primi mesi del 2020, mentre l’Italia affrontava l’emergenza sanitaria legata al Covid-19, il sistema sanitario nazionale è stato sottoposto a una pressione senza precedenti. In questo contesto critico, sono emerse alcune iniziative legali volte a promuovere azioni di responsabilità contro medici e personale sanitario. Di fronte a questo fenomeno, il mondo dell’avvocatura, attraverso i suoi organi rappresentativi, ha preso una posizione netta e decisa, schierandosi a difesa degli operatori sanitari impegnati in prima linea.
La condanna degli Ordini Forensi e del CNF
Il Consiglio Nazionale Forense (CNF) e numerosi Ordini degli Avvocati territoriali hanno pubblicamente condannato i comportamenti di quei legali che, attraverso campagne pubblicitarie o altre forme di comunicazione, offrivano assistenza per intentare cause contro i medici per la gestione dei pazienti Covid-19. Tali iniziative sono state giudicate speculative e contrarie ai principi di dignità e decoro che devono guidare la professione forense.
Il monito è stato chiaro: i legali che avessero perseguito queste pratiche, sfruttando un momento di grande dolore e difficoltà nazionale, sarebbero andati incontro a sanzioni disciplinari. La posizione dell’avvocatura istituzionale ha voluto sottolineare che il ruolo dell’avvocato non può ridursi a una mera attività commerciale, ma deve sempre tenere conto della sua fondamentale funzione sociale.
Il contesto eccezionale della pandemia
Per comprendere appieno la reazione del mondo forense, è essenziale ricordare le condizioni estreme in cui medici, infermieri e tutto il personale sanitario si sono trovati a operare durante la prima ondata della pandemia. La valutazione di una possibile responsabilità professionale non poteva prescindere da un contesto caratterizzato da:
- Virus sconosciuto: Le conoscenze scientifiche sul SARS-CoV-2 erano inizialmente limitate e i protocolli clinici erano in continua evoluzione.
- Carenza di risorse: Si registrava una grave mancanza di posti letto in terapia intensiva, di ventilatori e di dispositivi di protezione individuale (DPI).
- Turni di lavoro massacranti: Il personale era stremato da orari di lavoro insostenibili e da un carico emotivo e psicologico enorme.
- Decisioni difficili: I medici sono stati costretti a compiere scelte drammatiche in condizioni di emergenza assoluta, spesso con risorse insufficienti per assistere tutti i pazienti.
In una situazione del genere, promuovere azioni legali generalizzate è stato visto non come una ricerca di giustizia, ma come un tentativo di speculare sulle difficoltà del sistema e sulla sofferenza collettiva.
Etica e funzione sociale dell’avvocato
La ferma presa di posizione dell’avvocatura si fonda sui principi cardine della deontologia professionale. La professione forense, come sottolineato da grandi giuristi del passato, non è solo tecnica giuridica, ma richiede empatia, comprensione e un profondo senso di giustizia. L’avvocato ha una responsabilità sociale che lo chiama a tutelare i diritti dei cittadini con equilibrio e rettitudine, non a fomentare il contenzioso per un tornaconto personale.
Promuovere cause in un contesto così delicato è stato interpretato come un tradimento di questa funzione. L’avvocatura ha voluto ribadire che il suo ruolo è quello di essere un presidio di legalità e giustizia, non uno strumento per aggravare le tensioni sociali in un momento di crisi nazionale.
Cosa significa per i diritti dei pazienti
È fondamentale chiarire che la difesa dei medici da iniziative speculative non ha mai significato negare il diritto dei pazienti a essere tutelati e a ottenere un risarcimento in caso di comprovata colpa medica. Il diritto alla salute e alla giustizia rimane un pilastro del nostro ordinamento.
Tuttavia, la posizione dell’avvocatura ha voluto evidenziare un principio cruciale: la valutazione della responsabilità di un medico deve essere sempre rigorosa e contestualizzata. Giudicare l’operato di un professionista senza tenere conto delle condizioni eccezionali in cui ha dovuto agire sarebbe profondamente ingiusto. La solidarietà espressa verso la categoria medica ha rappresentato un appello alla responsabilità e alla ponderazione, a tutela non solo dei medici, ma dell’intero sistema di giustizia, che deve saper distinguere tra errore colpevole e un esito infausto determinato da circostanze straordinarie e imprevedibili.
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