Durante la crisi sanitaria ed economica causata dalla pandemia di Coronavirus, l’Unione Europea ha introdotto uno strumento specifico per proteggere l’occupazione: il programma SURE. Conosciuto anche come “cassa integrazione europea”, questo meccanismo è stato progettato per aiutare gli Stati membri a sostenere i lavoratori e le imprese, mitigando il rischio di licenziamenti di massa.

Cos’era il programma SURE e come funzionava

SURE, acronimo di “Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency” (Sostegno per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza), era un fondo temporaneo con una dotazione complessiva di 100 miliardi di euro. Il suo funzionamento si basava su un principio di solidarietà: la Commissione Europea raccoglieva fondi sui mercati finanziari emettendo obbligazioni sociali (social bond) e li concedeva in prestito agli Stati membri a condizioni molto vantaggiose. È importante sottolineare che si trattava di prestiti, non di finanziamenti a fondo perduto, che andavano ad aumentare il debito pubblico dei Paesi beneficiari, seppur a tassi di interesse agevolati.

L’obiettivo principale: proteggere l’occupazione

Lo scopo fondamentale di SURE era quello di finanziare o estendere i regimi nazionali di lavoro a tempo parziale, come la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) in Italia, e altre misure simili. L’idea era semplice ma efficace: invece di licenziare i dipendenti a causa del calo degli ordini e delle chiusure forzate, le aziende potevano ridurre l’orario di lavoro. La differenza di retribuzione veniva coperta in gran parte dallo Stato, grazie anche ai fondi europei. Questo approccio ha portato a diversi vantaggi concreti:

  • Tutela dei lavoratori: Milioni di persone hanno potuto conservare il proprio posto di lavoro e una parte consistente del proprio reddito.
  • Sostegno alle imprese: Le aziende hanno mantenuto il proprio capitale umano qualificato, trovandosi pronte a ripartire non appena la situazione economica è migliorata.
  • Stabilità sociale: Si è evitato un drastico aumento della disoccupazione e della povertà, che avrebbe aggravato ulteriormente la crisi.
  • Supporto ai lavoratori autonomi: In alcuni casi, i fondi sono stati utilizzati anche per sostenere il reddito dei lavoratori autonomi colpiti dalle restrizioni.

Qual è stato l’impatto del programma SURE in Italia?

L’Italia è stata uno dei principali Paesi a beneficiare del programma SURE, ricevendo una quota significativa delle risorse disponibili. Questi fondi sono stati essenziali per finanziare le massicce e prolungate misure di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) attivate dal Governo per far fronte all’emergenza. Per il singolo lavoratore o consumatore, l’effetto di SURE non è stato diretto, ma ha rappresentato il sostegno finanziario che ha permesso allo Stato italiano di erogare sussidi e indennità. Senza questo strumento europeo, la capacità di finanziare tali ammortizzatori sociali sarebbe stata molto più limitata, con conseguenze potenzialmente drammatiche per l’occupazione e l’economia del Paese.

Il programma SURE è ancora attivo?

Il programma SURE è stato concepito come uno strumento di emergenza e, pertanto, temporaneo. La sua fase di attivazione si è conclusa ufficialmente il 31 dicembre 2022. Sebbene non sia più operativo, il suo successo ha rappresentato un importante precedente per la risposta solidale dell’Unione Europea alle crisi. L’esperienza di SURE ha infatti aperto la strada a nuovi strumenti di sostegno comuni, dimostrando l’efficacia di un approccio coordinato per affrontare sfide economiche su larga scala.

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Di admin