Durante l’emergenza sanitaria da Covid-19, il Governo italiano ha introdotto diverse misure di sostegno economico per lavoratori e professionisti. Tra queste, il Decreto Legge n. 18/2020, noto come “Cura Italia”, ha previsto un contributo specifico di 600 euro mensili anche per i magistrati onorari, una categoria professionale direttamente colpita dalla sospensione delle attività giudiziarie non urgenti.

Chi sono i magistrati onorari

I magistrati onorari sono professionisti che svolgono funzioni giurisdizionali in modo non permanente e non come carriera professionale. Rientrano in questa categoria figure come i Giudici Onorari di Pace (GOP), i Vice Procuratori Onorari (VPO) e i Giudici Onorari di Tribunale (GOT). A differenza dei magistrati di carriera, la loro retribuzione è spesso legata alle singole attività svolte, come la tenuta delle udienze o la redazione di provvedimenti. La sospensione delle attività giudiziarie imposta durante il lockdown ha quindi comportato una drastica riduzione o un azzeramento dei loro compensi, rendendo necessario un intervento di sostegno specifico.

In cosa consisteva il bonus e a chi spettava

Il contributo, previsto dall’articolo 119 del Decreto “Cura Italia”, consisteva in un’indennità mensile di 600 euro, erogata per un massimo di tre mesi. L’importo era calcolato in base all’effettivo periodo di sospensione dell’attività lavorativa e non concorreva alla formazione del reddito imponibile ai fini fiscali. La misura era destinata ai magistrati onorari che risultavano in servizio alla data del 17 marzo 2020, giorno di entrata in vigore del decreto.

Requisiti di accesso e cause di esclusione

Per poter beneficiare del bonus, i magistrati onorari dovevano soddisfare precise condizioni. La normativa mirava infatti a supportare chi era rimasto privo di altre forme di reddito o di tutela. Non avevano diritto al contributo coloro che si trovavano in una delle seguenti situazioni:

  • Erano titolari di un rapporto di lavoro dipendente, sia pubblico che privato.
  • Percepivano un trattamento pensionistico.
  • Beneficiavano di altre misure di sostegno al reddito previste dallo stesso decreto “Cura Italia”, per evitare la sovrapposizione degli aiuti.

Per accelerare le procedure, era richiesta ai beneficiari la presentazione di un’autocertificazione che attestasse il possesso dei requisiti necessari.

La procedura per l’erogazione del contributo

Il Ministero della Giustizia, con una circolare del 2 aprile 2020, ha definito le modalità operative per la gestione delle domande. La procedura era affidata ai funzionari delegati per le spese di giustizia presso le Corti d’Appello. Questi avevano il compito di raccogliere le istanze, verificare la sussistenza dei requisiti e comunicare al Ministero il numero totale degli aventi diritto entro una scadenza perentoria, fissata al 24 aprile 2020. Questo passaggio era fondamentale per permettere al Ministero di stanziare e distribuire le risorse finanziarie necessarie, pari a 9,72 milioni di euro per l’intera misura. La procedura, quindi, era strettamente vincolata a termini precisi e legata esclusivamente al periodo emergenziale.

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Di admin