Un lavoratore che, al termine del periodo di malattia, decide di non rientrare in servizio e di prolungare l’assenza mettendosi autonomamente in ferie, rischia il licenziamento. Questo è il principio confermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 7566 del 2020, che ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa di una dipendente per assenza ingiustificata.

Il principio stabilito dalla Cassazione

La vicenda analizzata dalla Suprema Corte riguarda una lavoratrice che, dopo un’assenza per malattia di 60 giorni, non si è ripresentata al lavoro. Invece di riprendere servizio, ha comunicato di essere in ferie, senza aver ottenuto una preventiva autorizzazione da parte del datore di lavoro. L’azienda ha considerato tale comportamento un’assenza ingiustificata e ha proceduto con il licenziamento.

La Cassazione ha dato ragione all’azienda, stabilendo un principio chiaro: una volta terminato il periodo di malattia attestato dal certificato medico, il lavoratore ha l’obbligo di tornare sul posto di lavoro. L’assenza cessa di essere giustificata e qualsiasi prolungamento, se non autorizzato, costituisce un inadempimento contrattuale che può portare a sanzioni disciplinari, inclusa la risoluzione del rapporto.

L’obbligo di rientrare e la visita medica

Una delle argomentazioni della lavoratrice si basava sull’obbligo del datore di lavoro di sottoporla a visita medica prima del rientro effettivo alle mansioni, come previsto dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008) per assenze superiori a 60 giorni. Secondo la sua tesi, in assenza di tale visita, il suo rifiuto di rientrare era legittimo.

La Corte ha respinto questa interpretazione, chiarendo un punto fondamentale: la visita medica deve avvenire prima della ripresa delle attività lavorative, ma non necessariamente prima del rientro fisico in azienda. Anzi, è proprio la presenza del lavoratore in sede che consente al datore di lavoro di adempiere a tale obbligo, attivando il medico competente per verificare l’idoneità del dipendente alle mansioni precedenti o a eventuali nuove mansioni.

Rifiutarsi di rientrare, quindi, impedisce al datore di lavoro di effettuare questa valutazione essenziale per la tutela della salute del lavoratore stesso e per la corretta organizzazione aziendale.

Ferie e malattia: quali sono le regole da seguire

Il caso mette in luce la netta distinzione tra il diritto alla malattia e il diritto alle ferie. Non è possibile per il lavoratore convertire autonomamente l’assenza per malattia in un periodo di ferie, anche se maturate e non godute. Le ferie rappresentano un periodo di riposo finalizzato al recupero delle energie psico-fisiche e la loro collocazione temporale deve essere concordata con il datore di lavoro, che ha l’ultima parola in base alle esigenze produttive e organizzative.

Per evitare conseguenze negative, è fondamentale seguire alcune regole di comportamento:

  • Comunicazione chiara: Al termine del periodo di malattia indicato nel certificato, il lavoratore deve comunicare la sua intenzione di rientrare o, se necessario, richiedere un’ulteriore assenza.
  • Richiesta formale di ferie: Se si desidera usufruire delle ferie subito dopo la malattia, è necessario presentare una richiesta formale e attendere l’autorizzazione esplicita del datore di lavoro.
  • Divieto di autogestione: Il lavoratore non può mai decidere unilateralmente di assentarsi per ferie. Tale comportamento equivale a un’assenza ingiustificata.
  • Valutazione del datore di lavoro: Il datore di lavoro, pur dovendo tenere in considerazione le esigenze del dipendente, ha il diritto di negare le ferie se queste contrastano con le necessità dell’azienda.

Cosa rischia il lavoratore e come tutelarsi

L’assenza ingiustificata dal posto di lavoro costituisce una grave violazione degli obblighi di diligenza e fedeltà previsti dal contratto di lavoro. Le conseguenze possono variare in base alla durata dell’assenza e a quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di riferimento.

Le sanzioni disciplinari possono andare da un richiamo scritto alla sospensione dal lavoro e dalla retribuzione, fino ad arrivare, nei casi più gravi e prolungati, al licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa. Per tutelarsi, il lavoratore deve sempre agire con trasparenza e correttezza, mantenendo un canale di comunicazione aperto con l’azienda e rispettando le procedure formali per la richiesta di permessi o ferie.

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Di admin