Durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, il Governo italiano ha introdotto una serie di misure economiche a sostegno di famiglie e imprese. Tra queste, una delle più significative fu la sospensione dei termini per la levata dei protesti su cambiali, vaglia e altri titoli di credito. Sebbene il titolo si riferisca a un’interpretazione normativa del 2020, è importante comprendere il contesto di quella misura, il suo funzionamento e, soprattutto, quali sono le regole in vigore oggi.

Cos’è il protesto e quali sono le conseguenze

Il protesto è un atto formale, redatto da un pubblico ufficiale (come un notaio o un ufficiale giudiziario), con cui si attesta il mancato pagamento di un titolo di credito, come un assegno o una cambiale, alla sua scadenza. Non si tratta di una semplice formalità, ma di un atto con conseguenze giuridiche ed economiche rilevanti per il debitore.

Le principali conseguenze del protesto includono:

  • Iscrizione nel Registro Informatico dei Protesti: Il nome del debitore viene inserito in un elenco pubblico gestito dalle Camere di Commercio. Questa iscrizione è una macchia sulla reputazione creditizia del soggetto.
  • Difficoltà di accesso al credito: Banche e finanziarie consultano questo registro prima di concedere prestiti, mutui o altre forme di finanziamento. Un protesto rende molto difficile, se non impossibile, ottenere nuovo credito.
  • Azione esecutiva: Il creditore può utilizzare il titolo protestato per avviare immediatamente un’azione di pignoramento dei beni del debitore, senza dover prima ottenere una sentenza dal tribunale.
  • Revoca di sistema: Per gli assegni, il protesto comporta la revoca dell’autorizzazione a emettere assegni per un periodo di sei mesi e la segnalazione alla Centrale di Allarme Interbancaria (CAI).

La sospensione durante l’emergenza Covid-19

Per evitare che la crisi di liquidità causata dai lockdown si traducesse in un’ondata di protesti a danno di cittadini e imprese, il Governo intervenne con il Decreto Legge n. 9 del 2020. Inizialmente, la sospensione dei termini di pagamento dei titoli di credito era limitata ai residenti della prima “zona rossa”. Tuttavia, con l’estensione delle misure di contenimento a tutto il territorio nazionale, anche la sospensione dei protesti divenne operativa in tutta Italia.

Questa misura, successivamente prorogata da altri decreti, congelava di fatto le scadenze. In pratica, se un titolo scadeva durante il periodo di sospensione, il creditore non poteva procedere con la levata del protesto. Questo ha dato respiro a moltissimi debitori, permettendo loro di superare la fase più critica dell’emergenza senza subire le gravi conseguenze del protesto.

Cosa è cambiato dopo la fine dell’emergenza

È fondamentale sottolineare che la sospensione dei protesti era una misura eccezionale e temporanea, legata unicamente allo stato di emergenza sanitaria. Con la fine di tale stato, tutte le sospensioni sono terminate e sono tornate in vigore le normative ordinarie.

Oggi, chi non onora il pagamento di un assegno o di una cambiale alla scadenza è nuovamente esposto al rischio di protesto, con tutte le conseguenze che ne derivano. Le difficoltà economiche persistono per molti, ma gli strumenti di tutela emergenziali non sono più disponibili.

Come tutelarsi oggi in caso di difficoltà di pagamento

Se ci si trova nell’impossibilità di pagare un titolo di credito alla scadenza, è cruciale agire tempestivamente per evitare il protesto. La passività è la scelta peggiore. Ecco alcune azioni che un consumatore può intraprendere:

Contattare il creditore

La prima e più importante azione è dialogare con il creditore prima della scadenza. Spiegare la propria situazione di difficoltà e cercare un accordo è spesso la soluzione migliore. È possibile proporre un piano di rientro dilazionato o chiedere una proroga della scadenza, magari formalizzando l’accordo con una scrittura privata.

Valutare un accordo a saldo e stralcio

Se il debito è consistente, si può tentare di negoziare un accordo “a saldo e stralcio”. Questa procedura consiste nel pagare una somma inferiore rispetto al debito originario in un’unica soluzione, estinguendo così ogni pendenza. Il creditore potrebbe accettare per recuperare subito parte della liquidità ed evitare i costi e le incertezze di un’azione legale.

Non ignorare il problema

Ignorare le scadenze porta inevitabilmente al protesto e a procedure esecutive. Affrontare il problema in anticipo, anche con l’aiuto di professionisti o associazioni di consumatori, può fare la differenza tra risolvere la situazione o subire danni economici e reputazionali a lungo termine.

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Di admin