Il DASPO, acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive, è una misura di prevenzione introdotta nell’ordinamento italiano per garantire la sicurezza pubblica. Sebbene sia nato per contrastare la violenza negli stadi, il suo campo di applicazione si è progressivamente esteso, includendo contesti di sicurezza urbana e la lotta alla corruzione. Comprendere come funziona, chi può esserne destinatario e quali sono i suoi limiti è fondamentale per i cittadini.

Il DASPO sportivo: origine e funzionamento

Il DASPO sportivo è la forma originaria di questo provvedimento, creato in risposta ai gravi episodi di violenza legati al mondo del calcio, come la tragica strage dello stadio Heysel del 1985. Lo scopo principale è allontanare le persone ritenute pericolose dai luoghi in cui si svolgono competizioni sportive.

Il provvedimento viene emesso dal Questore e ha una durata variabile da uno a cinque anni. Nei casi più gravi, al divieto di accesso può essere aggiunto l’obbligo di presentazione presso un ufficio di polizia durante lo svolgimento delle manifestazioni sportive vietate. Questa seconda misura, nota come “obbligo di firma”, richiede la convalida da parte del Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) entro 48 ore dalla notifica.

Chi sono i destinatari del DASPO sportivo?

La legge individua specifiche categorie di soggetti che possono essere destinatari del provvedimento. Tra questi rientrano:

  • Persone denunciate o condannate, anche in via non definitiva, per aver preso parte a episodi di violenza in occasione di manifestazioni sportive.
  • Coloro che hanno incitato, inneggiato o indotto alla violenza.
  • Soggetti che, sulla base di elementi di fatto, risultano aver tenuto condotte finalizzate alla partecipazione attiva a episodi di violenza, minaccia o intimidazione.
  • Individui condannati negli ultimi cinque anni per reati specifici, come quelli contro l’ordine pubblico o legati agli stupefacenti.

Il DASPO sportivo può essere applicato anche ai minori che abbiano compiuto 14 anni. In tal caso, il provvedimento viene notificato a chi esercita la responsabilità genitoriale.

L’estensione del DASPO: sicurezza urbana e lotta alla corruzione

L’efficacia del modello DASPO ha portato il legislatore a estenderne l’applicazione ad altri contesti, creando due nuove figure: il DASPO urbano e il cosiddetto DASPO per i corrotti.

Il DASPO urbano

Introdotto per tutelare la sicurezza e il decoro delle città, il DASPO urbano consente di allontanare persone che mettono in atto comportamenti molesti o pericolosi da aree sensibili. I luoghi interessati includono:

  • Stazioni ferroviarie, autostazioni, porti e aeroporti.
  • Aree adiacenti a scuole, università e presidi sanitari.
  • Siti di interesse culturale, archeologico o turistico.
  • Parchi e aree verdi pubbliche.
  • Esercizi pubblici e locali di pubblico intrattenimento.

Il provvedimento iniziale consiste in un ordine di allontanamento emesso dall’organo accertatore, accompagnato da una sanzione amministrativa. In caso di reiterazione della condotta, il Questore può disporre un divieto di accesso a quelle aree per un periodo più lungo, tenendo conto delle esigenze di mobilità, lavoro e salute del destinatario.

Il DASPO per i corrotti

Con la legge n. 3/2019, nota come “Spazzacorrotti”, è stata introdotta una forma di DASPO per chi viene condannato in via definitiva per reati contro la Pubblica Amministrazione, come la corruzione. Questa misura prevede l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per condanne superiori a due anni. Per condanne inferiori, l’interdizione ha una durata da cinque a sette anni. È prevista la possibilità di riabilitazione dopo un lungo periodo dall’espiazione della pena.

Tutele e aspetti procedurali per il cittadino

Una delle questioni più dibattute riguardo al DASPO è la sua natura di misura di prevenzione, che può essere applicata anche in assenza di una condanna penale definitiva, basandosi su una denuncia o su specifici elementi di fatto. La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità di questo approccio, sottolineando che il suo scopo non è punire un reato, ma prevenire future condotte pericolose.

Per quanto riguarda la modifica o la revoca del provvedimento, la Corte di Cassazione ha chiarito un punto importante: quando il DASPO include l’obbligo di firma, la competenza a decidere su un’eventuale richiesta di revoca o modifica spetta al G.I.P. che ha convalidato la misura. Questo rappresenta una garanzia giurisdizionale per il cittadino che ritiene siano venute meno le condizioni che hanno giustificato l’imposizione della misura.

Per assistenza o per segnalare il tuo caso, contatta Sportello Consumatori.

Contattaci su WhatsApp

Per assistenza contatta Sportello Consumatori

Via Fratelli Cervi 64, 00053 Civitavecchia
Segreteria telefonica e WhatsApp: 0766036164
Email: contattaci@sportelloconsumatori.org

Contattaci su WhatsApp

Di admin