La percezione di un sussidio statale può influenzare il diritto a ricevere l’assegno di divorzio? La questione è di grande rilevanza per molte coppie che affrontano la fine del matrimonio. Un principio fondamentale è stato stabilito da una sentenza del Tribunale di Frosinone nel 2020, che ha negato l’assegno divorzile a una donna in quanto potenziale beneficiaria del Reddito di Cittadinanza. Sebbene tale misura sia stata sostituita, il principio giuridico rimane valido e si applica oggi alle nuove forme di sostegno al reddito, come l’Assegno di Inclusione.

Il precedente del Reddito di Cittadinanza

La vicenda analizzata dal Tribunale di Frosinone riguardava una donna di 61 anni che, dopo la separazione, aveva richiesto un assegno di divorzio di 200 euro mensili. Sosteneva di avere un reddito da lavoro insufficiente a coprire le proprie necessità, tanto da ricevere aiuti da enti pubblici e familiari. L’ex marito si era opposto, sostenendo che la donna possedeva tutti i requisiti per ottenere il Reddito di Cittadinanza, una misura che le avrebbe garantito un’entrata economica adeguata.

Il punto cruciale della difesa dell’uomo era che la percepibilità del reddito, e non solo la sua effettiva percezione, dovesse essere considerata. In altre parole, la semplice possibilità di accedere a un beneficio statale escludeva il diritto all’assegno divorzile. Secondo questa logica, un’eventuale inerzia della donna nel richiedere il sussidio non poteva ricadere sull’ex coniuge. Il Tribunale ha accolto questa tesi, negando l’assegno e sottolineando che la richiedente era in condizione di ottenere benefici pubblici superiori a quanto richiesto.

Come viene determinato il diritto all’assegno di divorzio

La decisione del giudice si inserisce in un quadro normativo consolidato. L’assegno di divorzio ha una funzione assistenziale, ma anche compensativa e perequativa. Viene riconosciuto al coniuge che non dispone di mezzi adeguati e che non può procurarseli per ragioni oggettive. Per stabilire il diritto e l’importo, il giudice valuta diversi fattori:

  • Le condizioni economiche di entrambi i coniugi.
  • Il contributo dato da ciascuno alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune.
  • La durata del matrimonio.
  • L’età e le condizioni di salute del richiedente.
  • La sua capacità lavorativa, effettiva e potenziale.

In questa valutazione rientrano tutte le utilità economiche di cui il richiedente dispone o può disporre. Ciò include non solo redditi da lavoro, ma anche rendite da immobili, aiuti regolari da parte di familiari e, appunto, i sussidi pubblici. Il Reddito di Cittadinanza, e oggi l’Assegno di Inclusione, rientrano a pieno titolo in questa categoria, in quanto forniscono risorse per le spese essenziali come l’affitto, le bollette e l’acquisto di beni di prima necessità.

Dall’RDC all’Assegno di Inclusione: cosa cambia oggi?

Dal 1° gennaio 2024, il Reddito di Cittadinanza è stato sostituito dall’Assegno di Inclusione (AdI). Sebbene la misura sia cambiata, il principio giuridico stabilito dalla giurisprudenza resta pienamente valido. L’Assegno di Inclusione è un sostegno economico destinato ai nuclei familiari con persone fragili (minori, disabili, over 60). La possibilità per un ex coniuge di accedere a tale beneficio è un elemento che il giudice deve considerare nella valutazione della sua autosufficienza economica.

Di conseguenza, se una persona richiede l’assegno di divorzio ma possiede i requisiti per l’AdI, l’ex partner può legittimamente sostenere che tale diritto riduce o annulla la necessità di un supporto economico privato. La funzione assistenziale dell’assegno verrebbe, in questo caso, assolta in tutto o in parte dallo Stato.

Implicazioni pratiche per chi si separa

La relazione tra sussidi statali e assegno di divorzio ha conseguenze concrete per chi affronta una separazione. È fondamentale agire con consapevolezza per tutelare i propri diritti.

  1. Per chi richiede l’assegno: È essenziale verificare se si possiedono i requisiti per accedere all’Assegno di Inclusione o ad altre misure di sostegno. Non presentare la domanda pur avendone diritto potrebbe essere interpretato dal giudice come una scelta volontaria che non può gravare sull’ex coniuge.
  2. Per chi deve versare l’assegno: È un argomento di difesa valido far presente che l’ex partner è idoneo a ricevere un sostegno pubblico. Questa circostanza può portare a una riduzione o all’azzeramento dell’importo dovuto.
  3. La valutazione è sempre caso per caso: È importante ricordare che la decisione del giudice non è mai automatica. La sola idoneità a ricevere un sussidio è un fattore molto importante, ma non l’unico. Il tribunale continuerà a valutare tutti gli altri elementi, come la funzione compensativa dell’assegno per i sacrifici professionali fatti durante il matrimonio.

In conclusione, la possibilità di accedere a un sostegno economico statale è un fattore determinante nella definizione dei diritti e doveri economici dopo il divorzio. Ignorare questa variabile può compromettere l’esito di una causa.

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Di admin