La presupposizione è un concetto giuridico che tutela chi stipula un contratto basandosi su una circostanza esterna che, pur non essendo esplicitamente menzionata, ne costituisce il fondamento essenziale. Se tale presupposto viene a mancare per eventi imprevisti, il vincolo contrattuale può essere messo in discussione, offrendo una via d’uscita alla parte che vede vanificato lo scopo dell’accordo. Questo istituto, pur non essendo disciplinato da una norma specifica del Codice Civile, è ampiamente riconosciuto dalla giurisprudenza come applicazione del principio di buona fede.
Che cos’è la presupposizione in un contratto?
La presupposizione agisce come una “condizione inespressa” del contratto. Si verifica quando le parti concludono un accordo dando per scontata una determinata situazione di fatto o di diritto, considerandola un pilastro imprescindibile della loro volontà negoziale. Se questa situazione non si verifica o cambia radicalmente, l’equilibrio del contratto viene alterato.
Un esempio classico aiuta a comprendere meglio il concetto. Immagina di affittare un balcone a un prezzo elevato per assistere a un famoso evento pubblico, come una parata o una processione. Anche se il contratto menziona solo la locazione dello spazio per un giorno specifico, è implicito per te e per il proprietario che lo scopo principale è assistere alla manifestazione. Se l’evento viene annullato, la ragione stessa del contratto svanisce. In questo caso, si può invocare la presupposizione per chiedere lo scioglimento dell’accordo.
I requisiti per invocare la presupposizione
La giurisprudenza ha stabilito criteri precisi per distinguere la presupposizione da una semplice delusione delle aspettative personali. Affinché questo principio sia applicabile, la circostanza presupposta deve possedere tre caratteristiche fondamentali:
- Determinante: La situazione data per scontata deve essere stata l’elemento decisivo che ha spinto le parti, o almeno una di esse, a concludere il contratto a quelle specifiche condizioni. Senza quel presupposto, l’accordo non sarebbe stato stipulato o lo sarebbe stato a condizioni diverse.
- Comune: Il presupposto deve essere condiviso da entrambi i contraenti o, se riguarda l’interesse di una sola parte, deve essere conosciuto e accettato anche dall’altra. Non può essere un semplice motivo interiore e segreto di uno dei due.
- Oggettiva ed esterna: La circostanza deve essere oggettiva, cioè indipendente dalla volontà e dal controllo delle parti. Non può trattarsi di un evento che una delle parti ha l’obbligo di realizzare.
Quali tutele per il consumatore? I rimedi legali
Quando la situazione presupposta viene a mancare, la parte che subisce il pregiudizio può chiedere di essere liberata dal vincolo contrattuale. Poiché non esiste una legge specifica, i giudici hanno applicato per analogia diversi rimedi previsti dal Codice Civile. Le soluzioni più comuni sono:
- Recesso dal contratto: In alcune sentenze, la Corte di Cassazione ha riconosciuto alla parte interessata il diritto di recedere unilateralmente dal contratto.
- Risoluzione per impossibilità sopravvenuta: Si applica quando il venir meno del presupposto rende la prestazione inutile per il creditore, privandola della sua finalità pratica (la cosiddetta “causa in concreto”).
- Risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta: È il rimedio oggi considerato più adeguato. Si invoca quando eventi straordinari e imprevedibili alterano profondamente l’equilibrio economico originale del contratto, rendendo la prestazione di una parte eccessivamente gravosa rispetto a quella dell’altra.
La scelta del rimedio più adatto dipende dalle specificità del caso concreto, ma l’obiettivo è sempre quello di ripristinare l’equità tra le parti di fronte a un evento imprevisto che ha minato le fondamenta dell’accordo.
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