L’emergenza sanitaria legata al Coronavirus ha generato profonde difficoltà economiche per moltissimi cittadini, mettendo a rischio la capacità di far fronte a spese essenziali come il canone di locazione. Di fronte a questa situazione, una delle domande più frequenti è stata se fosse possibile sospendere o ridurre il pagamento dell’affitto per la propria abitazione o per la propria attività commerciale.
Affitti ad uso abitativo: nessuna sospensione generale
Durante le prime fasi dell’emergenza, i provvedimenti governativi non hanno introdotto una sospensione automatica del pagamento dei canoni di locazione per gli immobili ad uso abitativo. Il contratto di affitto è rimasto valido e l’obbligo di corrispondere il canone non è venuto meno. Questo ha significato che, legalmente, gli inquilini erano ancora tenuti a pagare l’affitto al proprietario di casa, nonostante le difficoltà economiche causate da lockdown e interruzioni lavorative.
L’assenza di una norma specifica ha creato incertezza e ha lasciato la gestione del problema principalmente alla negoziazione privata tra inquilino e locatore. Molti hanno cercato accordi per una riduzione temporanea del canone o per un rinvio dei pagamenti, ma senza un obbligo di legge che supportasse tali richieste.
La tutela per gli inquilini: il blocco degli sfratti
La principale misura di protezione introdotta a favore degli inquilini di immobili ad uso abitativo è stata la sospensione delle procedure esecutive di sfratto. Questo provvedimento, prorogato più volte nel corso dell’emergenza, ha impedito l’esecuzione materiale degli sfratti per morosità, ovvero per il mancato pagamento del canone.
È importante chiarire alcuni punti fondamentali di questa misura:
- Non cancellava il debito: il blocco degli sfratti non eliminava l’obbligo di pagare i canoni arretrati. L’inquilino rimaneva debitore delle somme non versate.
- Era una misura temporanea: la sospensione forniva una tregua, garantendo che nessuno venisse allontanato dalla propria abitazione durante il periodo più critico della pandemia.
- Riguardava la fase esecutiva: i proprietari potevano comunque avviare le procedure legali per ottenere un’ingiunzione di pagamento o una convalida di sfratto, ma l’esecuzione forzata era bloccata.
Locazioni commerciali: il credito d’imposta sugli affitti
La situazione era diversa per le locazioni di immobili a uso non abitativo, come negozi, botteghe artigiane, uffici e studi professionali. Per sostenere le attività economiche costrette alla chiusura o a una drastica riduzione del fatturato, il Governo ha introdotto un credito d’imposta specifico.
Questa agevolazione fiscale consentiva a imprenditori e professionisti di recuperare una parte significativa del canone di locazione versato. Inizialmente, il credito era pari al 60% dell’importo del canone mensile. Non si trattava di una sospensione del pagamento, ma di un importante sostegno economico che alleggeriva il peso dell’affitto sui bilanci delle imprese in crisi.
Cosa potevano fare gli inquilini in difficoltà
In assenza di una sospensione generalizzata, gli inquilini in difficoltà economica avevano a disposizione alcune strade da percorrere. La via principale è sempre stata quella del dialogo e della rinegoziazione del contratto con il proprietario, cercando un accordo per una riduzione temporanea o una rateizzazione del debito. In alternativa, era possibile fare affidamento sugli ammortizzatori sociali e sui bonus economici erogati dal Governo per far fronte alle spese correnti, incluso l’affitto.
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