Una sentenza della Corte Costituzionale ha rimosso uno dei principali ostacoli per i servizi di Noleggio Con Conducente (NCC), inclusi quelli che operano tramite piattaforme digitali come Uber. Con la sentenza n. 56 del 2020, è stata dichiarata incostituzionale la norma che imponeva l’obbligo di rientrare in rimessa al termine di ogni singolo servizio, un vincolo che limitava pesantemente l’efficienza e la competitività del settore.
La decisione della Corte Costituzionale
La questione è nata da un ricorso della Regione Calabria contro una legge del 2018 (decreto-legge n. 135/2018) che aveva introdotto una serie di restrizioni per gli operatori NCC. Tra queste, la più discussa era l’obbligo per i conducenti di iniziare e terminare ogni servizio presso la propria autorimessa, situata nel comune che ha rilasciato l’autorizzazione.
La Corte Costituzionale ha stabilito che questo specifico obbligo è illegittimo. Secondo i giudici, imporre a un autista di tornare alla base dopo aver accompagnato un cliente, anche se una nuova richiesta di servizio proviene da una zona vicina, costituisce un aggravio irragionevole e sproporzionato.
Un vincolo irragionevole e sproporzionato
Il cuore della motivazione della Consulta risiede nella valutazione della logica dietro la norma. L’obiettivo del legislatore era quello di marcare una netta distinzione tra il servizio taxi (un servizio pubblico non di linea che risponde a una domanda indifferenziata) e il servizio NCC (rivolto a un’utenza specifica che prenota in anticipo).
Tuttavia, la Corte ha ritenuto che questo obiettivo fosse già ampiamente garantito da altre due regole fondamentali per gli NCC:
- L’obbligo di ricevere le prenotazioni esclusivamente presso la sede o la rimessa.
- L’obbligo di stazionare i veicoli all’interno della rimessa quando non sono in servizio.
Queste due norme sono sufficienti a impedire che un NCC possa operare come un taxi, ad esempio cercando clienti per strada. L’ulteriore obbligo di rientro dopo ogni corsa è stato quindi giudicato eccessivo, un onere che danneggia l’operatore senza aggiungere una reale tutela alla distinzione tra i servizi.
Cosa cambia per i consumatori e gli operatori
La sentenza ha avuto un impatto significativo sia per gli utenti che per i professionisti del settore. La rimozione di questo vincolo si traduce in una maggiore efficienza e flessibilità operativa, con conseguenze pratiche positive.
I vantaggi principali
- Maggiore efficienza del servizio: I conducenti possono accettare una nuova prenotazione trovandosi nelle vicinanze del luogo di prelievo, senza dover prima compiere un viaggio a vuoto verso la rimessa.
- Potenziale riduzione dei tempi di attesa: Con veicoli più liberi di muoversi sul territorio in base alla domanda, i tempi di attesa per i clienti possono diminuire.
- Benefici per la concorrenza: L’eliminazione di una barriera operativa così stringente favorisce una maggiore concorrenza nel settore del trasporto persone, a potenziale vantaggio della qualità e dei prezzi del servizio.
- Minore impatto ambientale: La riduzione dei cosiddetti “viaggi a vuoto” contribuisce a diminuire il consumo di carburante e le emissioni inquinanti.
In sintesi, la decisione della Corte Costituzionale ha modernizzato un aspetto cruciale della regolamentazione del trasporto privato, allineandolo a principi di ragionevolezza e libertà di iniziativa economica, pur mantenendo le necessarie distinzioni a tutela dei diversi tipi di servizio.
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