Con l’ordinanza n. 7134 del 2020, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di mantenimento dei figli per le coppie separate: se i genitori hanno redditi simili, devono contribuire in misura uguale. La decisione chiarisce che il criterio della proporzionalità rispetto alle risorse economiche di ciascun genitore prevale su altre valutazioni, come quella sull’entità totale dell’assegno, che non può essere considerata “eccessiva” se deriva da una corretta applicazione della legge.

Il caso esaminato dalla Corte

La vicenda giudiziaria nasce dal ricorso di una madre. Inizialmente, il Tribunale aveva stabilito che il padre dovesse versare un assegno di mantenimento di 700 euro mensili per la figlia. Successivamente, la Corte d’Appello aveva ridotto tale importo a 400 euro. La motivazione della Corte d’Appello si basava su un calcolo semplice: se entrambi i genitori, avendo redditi equivalenti, avessero contribuito con 700 euro ciascuno, la figlia avrebbe beneficiato di un totale di 1400 euro al mese, una cifra ritenuta eccessiva per le sue necessità. Questo ragionamento, tuttavia, è stato giudicato errato dalla Cassazione.

La decisione della Cassazione: il principio di proporzionalità

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della madre, annullando la decisione della Corte d’Appello. I giudici supremi hanno sottolineato che la valutazione sull’adeguatezza dell’assegno non può basarsi su un tetto massimo arbitrario, ma deve seguire i criteri stabiliti dall’articolo 337-ter del Codice Civile. Questo articolo impone di determinare il contributo di ciascun genitore in misura proporzionale al proprio reddito. Di conseguenza, se le capacità economiche dei due genitori si equivalgono, anche il loro contributo al mantenimento del figlio deve essere uguale. La presunta “eccessività” della somma totale non può essere usata come pretesto per ridurre il contributo di un genitore, violando il principio di proporzionalità e ledendo il diritto del figlio a godere del tenore di vita garantito dalle risorse di entrambi i genitori.

I criteri legali per la determinazione dell’assegno

La legge italiana fornisce ai giudici una guida chiara per stabilire l’importo dell’assegno di mantenimento. L’obiettivo è sempre garantire il benessere del minore, tenendo conto di diversi fattori interconnessi. I principali criteri previsti dal Codice Civile sono:

  • Esigenze del figlio: le necessità concrete del minore, che cambiano in base all’età, alla salute, al percorso scolastico e alle sue inclinazioni personali e sportive.
  • Tenore di vita: il livello di benessere di cui il figlio godeva durante la convivenza con entrambi i genitori. La separazione non dovrebbe, per quanto possibile, peggiorare la sua condizione.
  • Tempi di permanenza: la suddivisione del tempo che il figlio trascorre con ciascun genitore, che influisce sulla gestione delle spese quotidiane.
  • Risorse economiche dei genitori: i redditi, i patrimoni e la capacità lavorativa di entrambi. Questo è il criterio centrale nella sentenza in esame.
  • Valenza economica dei compiti di cura: il valore del lavoro domestico e dell’assistenza diretta forniti dal genitore collocatario, che rappresenta una forma di contributo al mantenimento.

Implicazioni pratiche per i genitori separati

Questa sentenza della Cassazione offre maggiore certezza e tutela sia ai figli che al genitore economicamente più debole. Il messaggio è chiaro: in presenza di redditi e patrimoni simili, non è giustificabile una disparità nei contributi al mantenimento. Un genitore non può chiedere di versare un assegno inferiore a quello dell’ex partner adducendo come unica motivazione che la somma totale sarebbe troppo alta. Il figlio ha il diritto di essere mantenuto in proporzione alle capacità economiche di entrambi i genitori. Questo principio garantisce equità e impedisce che la valutazione delle esigenze del minore venga usata per ridurre ingiustificatamente gli obblighi di uno dei due genitori. La decisione rafforza l’idea che entrambi i genitori, anche dopo la separazione, rimangono pienamente responsabili del benessere economico dei propri figli.

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Di admin