Il Decreto Legge n. 18/2020, noto come “Cura Italia”, è stato uno dei primi e più significativi provvedimenti del Governo per fronteggiare l’emergenza economica causata dalla pandemia di COVID-19. Sebbene abbia introdotto un’ampia gamma di sostegni per lavoratori e imprese, ha anche messo in luce una serie di complessità e disparità di trattamento, in particolare per il mondo dei liberi professionisti, soprattutto quelli iscritti a casse di previdenza private.
Le principali misure del Decreto Cura Italia per i professionisti
Il decreto mirava a fornire un sostegno immediato al reddito e alla liquidità. Tra le principali misure che interessavano, direttamente o indirettamente, i lavoratori autonomi e i professionisti, figuravano diverse iniziative. È importante ricordare che queste disposizioni erano legate a uno specifico periodo di emergenza e non sono più in vigore.
Le principali aree di intervento includevano:
- Indennità una tantum: La misura più discussa fu un’indennità di 600 euro per il mese di marzo 2020, destinata a diverse categorie di lavoratori autonomi per compensare il calo di attività.
- Sospensione dei mutui: Venne ampliata la platea dei beneficiari del Fondo Gasparrini, che consente la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa, includendo anche i lavoratori autonomi che avessero subito un calo significativo del fatturato.
- Congedi e bonus per famiglie: Furono introdotti congedi parentali speciali e un bonus per servizi di baby-sitting per aiutare i genitori lavoratori durante il periodo di chiusura delle scuole.
- Sospensioni fiscali e contributive: Il decreto prevedeva il rinvio dei termini per alcuni versamenti fiscali e contributivi, con l’obiettivo di alleviare la pressione sulla liquidità di professionisti e imprese.
Le esclusioni e i requisiti stringenti: un’analisi critica
Nonostante le buone intenzioni, l’applicazione del decreto ha generato notevoli perplessità e malcontento tra i professionisti, in particolare quelli iscritti agli ordini (avvocati, commercialisti, ingegneri, ecc.). La principale criticità risiedeva nella distinzione tra lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata dell’INPS e professionisti iscritti alle proprie casse di previdenza autonome.
Le principali limitazioni erano:
- Esclusione dal bonus 600 euro: L’indennità di 600 euro era gestita dall’INPS e destinata ai suoi iscritti. I professionisti con cassa privata (es. Cassa Forense, Inarcassa) furono inizialmente esclusi da questo beneficio diretto. Per loro, fu istituito un “Fondo per il reddito di ultima istanza”, le cui modalità di accesso e la cui dotazione finanziaria erano però incerte e da definire con decreti attuativi successivi.
- Requisiti severi per la sospensione dei mutui: Per accedere alla sospensione del mutuo, il professionista doveva autocertificare un calo del fatturato superiore al 33% in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020. Un requisito difficile da dimostrare in tempi brevi e che non teneva conto della natura ciclica di molte attività professionali.
- Limitazioni sui congedi parentali: Anche i congedi speciali erano primariamente pensati per i lavoratori dipendenti e gli autonomi iscritti all’INPS, lasciando scoperti o in una situazione di incertezza molti professionisti con cassa autonoma.
- Sospensione delle ritenute d’acconto con paletti: La possibilità di non subire la ritenuta d’acconto sui compensi era riservata a chi avesse ricavi non superiori a 400.000 euro e, soprattutto, non avesse sostenuto spese per dipendenti o collaboratori nel mese precedente, escludendo di fatto molti studi professionali strutturati.
Cosa insegna l’esperienza del “Cura Italia” ai consumatori professionisti
L’esperienza del Decreto Cura Italia offre lezioni importanti per i professionisti che si trovano ad affrontare future crisi economiche. La prima è la consapevolezza che la propria posizione previdenziale (iscrizione all’INPS o a una cassa autonoma) è un fattore determinante per l’accesso agli aiuti statali. Spesso, le misure di emergenza vengono disegnate per categorie specifiche, e i professionisti ordinistici possono trovarsi in un limbo normativo.
Come orientarsi in caso di nuove misure di sostegno
In presenza di nuovi decreti o leggi di sostegno economico, è fondamentale agire con metodo. Ecco alcuni passaggi consigliati:
- Verificare la platea dei beneficiari: Il primo passo è capire se la propria categoria professionale e il proprio regime previdenziale rientrano esplicitamente tra i destinatari della misura. Leggere attentamente i requisiti è essenziale.
- Controllare i requisiti specifici: Oltre alla categoria, è necessario verificare tutte le condizioni richieste, come soglie di fatturato, cali di reddito certificabili, assenza di dipendenti o altre condizioni ostative.
- Consultare le fonti ufficiali: Le informazioni più attendibili si trovano sui siti istituzionali dell’INPS, dell’Agenzia delle Entrate e, soprattutto, della propria cassa di previdenza, che spesso fornisce circolari esplicative e indicazioni operative.
- Tenere una documentazione ordinata: Avere una contabilità precisa e aggiornata è cruciale per poter dimostrare eventuali cali di fatturato richiesti dalle normative per accedere ai benefici.
L’esperienza passata ha dimostrato che navigare la burocrazia delle misure emergenziali può essere complesso. Affidarsi a consulenti e associazioni di categoria può fare la differenza per comprendere appieno i propri diritti e le opportunità disponibili.
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