L’emergenza sanitaria legata al Coronavirus ha introdotto nella vita quotidiana degli italiani misure restrittive senza precedenti, come i lockdown generalizzati. In quel contesto, per garantire il rispetto delle norme sul distanziamento sociale e limitare gli spostamenti non essenziali, diverse amministrazioni locali hanno fatto ricorso a nuove tecnologie, tra cui i droni. Questi dispositivi si sono rivelati uno strumento efficace per il monitoraggio del territorio, ma hanno anche sollevato importanti questioni sul rapporto tra sicurezza pubblica e privacy dei cittadini.
Come venivano usati i droni durante l’emergenza
Nei primi mesi della pandemia, diversi comuni italiani, da nord a sud, hanno impiegato droni per sorvegliare aree difficilmente presidiabili con pattuglie a terra. L’obiettivo principale era individuare assembramenti vietati e scoraggiare le uscite non autorizzate, in violazione del decreto “Io resto a casa”.
Le applicazioni pratiche erano varie:
- Sorveglianza di aree estese: Parchi pubblici, piste ciclabili, spiagge e zone di campagna venivano monitorati dall’alto per verificare la presenza di persone e gruppi.
- Diffusione di messaggi audio: Alcuni droni erano equipaggiati con altoparlanti per trasmettere messaggi vocali che invitavano i cittadini a rientrare nelle proprie abitazioni e a rispettare le disposizioni governative.
- Supporto alle forze dell’ordine: Le immagini raccolte dai droni fornivano un supporto operativo alle pattuglie sul territorio, permettendo di intervenire in modo mirato dove venivano rilevate violazioni.
Questa tecnologia ha permesso un controllo più capillare, ma ha anche rappresentato una delle prime applicazioni su larga scala di una sorveglianza aerea sistematica nei centri urbani italiani.
Non solo droni: il controllo tramite dati telefonici
Oltre ai droni, durante l’emergenza è stato sperimentato un altro sistema di monitoraggio basato sulla tecnologia: la geolocalizzazione delle celle telefoniche. In regioni come la Lombardia, le autorità hanno utilizzato i dati aggregati e anonimi forniti dagli operatori telefonici per analizzare i flussi di spostamento della popolazione. È importante sottolineare che questo sistema non tracciava i singoli individui, ma forniva una mappa generale dei movimenti, aiutando a valutare l’efficacia complessiva delle misure di contenimento. Anche questo approccio, sebbene meno invasivo del controllo visivo, ha alimentato il dibattito sull’uso dei dati personali per fini di sanità pubblica.
Sorveglianza e privacy: un equilibrio necessario
L’uso massiccio di droni e altre tecnologie di controllo ha inevitabilmente aperto un dibattito sul corretto bilanciamento tra l’esigenza di proteggere la salute pubblica e il diritto fondamentale alla privacy dei cittadini, tutelato anche dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). L’impiego di dispositivi in grado di registrare immagini e suoni in spazi pubblici solleva questioni delicate, soprattutto se può portare all’identificazione delle persone.
Il Garante per la Protezione dei Dati Personali è intervenuto più volte sul tema, chiarendo che anche in situazioni di emergenza, ogni forma di controllo deve rispettare i principi di necessità, proporzionalità e trasparenza. Ciò significa che la sorveglianza deve essere strettamente necessaria per raggiungere lo scopo prefissato e deve essere attuata con le modalità meno invasive possibili per la sfera privata dei cittadini.
Diritti e tutele per i consumatori
Anche se il contesto dell’emergenza pandemica era eccezionale, le regole a tutela dei cittadini non sono venute meno. È fondamentale che i consumatori siano consapevoli dei propri diritti in materia di sorveglianza e trattamento dei dati personali.
Cosa sapere sull’uso dei droni da parte delle autorità:
- Base giuridica: L’uso di droni da parte delle forze dell’ordine deve sempre avere una base legale chiara che ne definisca scopi, limiti e modalità.
- Principio di proporzionalità: La sorveglianza deve essere proporzionata alla minaccia. Un controllo generalizzato e indiscriminato non è considerato legittimo.
- Informativa sul trattamento dei dati: I cittadini hanno il diritto di sapere se sono soggetti a sorveglianza e come vengono trattati i loro dati, sebbene possano esserci delle limitazioni per motivi di ordine pubblico.
- Segnalazione di abusi: Qualsiasi cittadino che ritenga che i propri diritti siano stati violati da un uso improprio di tecnologie di sorveglianza può rivolgersi al Garante per la Protezione dei Dati Personali per presentare un reclamo.
L’esperienza del lockdown ha dimostrato come la tecnologia possa essere un valido alleato, ma ha anche evidenziato la necessità di stabilire regole chiare e trasparenti per evitare che strumenti nati per l’emergenza diventino una prassi di controllo permanente e ingiustificata.
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