Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di assegno di divorzio: la sua determinazione non dipende esclusivamente da un calcolo matematico del reddito residuo di chi lo versa. Anche se all’ex coniuge obbligato restano poche centinaia di euro per vivere, l’assegno può essere comunque dovuto se sussistono le condizioni che ne giustificano la funzione assistenziale, compensativa e perequativa.

Il caso: assegno confermato nonostante il reddito limitato

La vicenda esaminata dalla Cassazione riguarda un ex marito che aveva chiesto la riduzione dell’assegno di divorzio di 450 euro mensili a favore dell’ex moglie. La sua richiesta si basava su una semplice constatazione aritmetica: con uno stipendio di 1300 euro, dopo aver pagato 380 euro di mutuo e i 450 euro di assegno, gli rimanevano solo 450 euro per le proprie necessità. A sostegno della sua tesi, l’uomo evidenziava anche che l’ex moglie aveva iniziato a percepire un reddito di 500 euro al mese come badante e che lui stesso aveva contratto un nuovo matrimonio.

Nonostante queste argomentazioni, sia la Corte d’Appello che la Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso, confermando l’importo dell’assegno. La decisione sottolinea che la valutazione non può limitarsi alla situazione economica attuale, ma deve considerare un quadro molto più ampio, che affonda le sue radici nella storia del matrimonio concluso.

I principi che regolano l’assegno di divorzio

La decisione dei giudici si fonda su principi consolidati, stabiliti in precedenza dalle Sezioni Unite della Cassazione. L’assegno di divorzio non è un semplice sussidio, ma uno strumento complesso con tre funzioni distinte e complementari, che il giudice deve sempre valutare.

Le tre funzioni dell’assegno sono:

  • Funzione assistenziale: Ha lo scopo di fornire un sostegno economico al coniuge che non dispone di mezzi adeguati o che non può procurarseli per ragioni oggettive, garantendogli un tenore di vita dignitoso.
  • Funzione perequativa: Serve a riequilibrare le posizioni economiche degli ex coniugi dopo il divorzio, soprattutto in matrimoni di lunga durata dove si è creata una notevole disparità economica.
  • Funzione compensativa: È forse la più importante e mira a compensare il coniuge economicamente più debole per i sacrifici professionali e personali fatti durante il matrimonio a beneficio della famiglia e della carriera dell’altro coniuge.

Questo approccio significa che il giudice deve analizzare la durata del matrimonio, le scelte di vita condivise, i ruoli assunti all’interno della coppia e l’impatto che queste decisioni hanno avuto sulla capacità lavorativa e reddituale di ciascuno al momento della separazione.

Cosa significa per chi affronta un divorzio

Questa sentenza offre indicazioni pratiche molto importanti per chi si trova ad affrontare un divorzio. Dimostra che le richieste di riduzione o di attribuzione dell’assegno non possono basarsi solo su elementi superficiali.

Ecco alcuni aspetti pratici da considerare:

  1. Il passato ha un peso determinante: La durata del matrimonio e il contributo dato da un coniuge alla vita familiare, anche se non direttamente monetizzabile (come crescere i figli o occuparsi della casa), sono elementi cruciali. Questi sacrifici vengono “compensati” attraverso l’assegno.
  2. Un nuovo reddito non basta: Il fatto che il coniuge beneficiario inizi a lavorare e a percepire un reddito non comporta automaticamente la cancellazione o la riduzione dell’assegno. Se il nuovo stipendio non è sufficiente a garantire una piena autonomia economica e a compensare le opportunità di carriera perse, l’assegno può essere mantenuto.
  3. La formazione di una nuova famiglia non cancella gli obblighi: Sebbene la nascita di un nuovo nucleo familiare per il coniuge obbligato sia un elemento da considerare, non elimina automaticamente gli obblighi derivanti dal matrimonio precedente, la cui storia ha generato specifiche responsabilità economiche.

In conclusione, l’assegno di divorzio è uno strumento volto a ristabilire un equilibrio e a riconoscere il valore del contributo di entrambi i coniugi alla vita matrimoniale, andando ben oltre un semplice confronto tra i redditi attuali.

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Di admin