L’assenza o la trascuratezza di un genitore può causare profonde ferite emotive in un figlio, ma per ottenere un risarcimento economico non è sufficiente lamentare la violazione dei doveri genitoriali. Una sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito che il danno non patrimoniale deve essere provato in modo specifico, così come il legame diretto tra la condotta del genitore e il pregiudizio subito dal minore.

La responsabilità civile nelle relazioni familiari

Il diritto di famiglia si è evoluto riconoscendo che il rispetto della dignità e della personalità di ogni componente del nucleo familiare è un diritto inviolabile. La sua lesione da parte di un altro membro della famiglia può configurare un illecito civile, aprendo la strada a una richiesta di risarcimento del danno secondo le regole generali previste dall’articolo 2043 del Codice Civile.

Questo significa che i comportamenti che avvengono all’interno delle mura domestiche, come il disinteresse o l’abbandono affettivo, non sono giuridicamente irrilevanti. Tuttavia, per far valere il proprio diritto in tribunale, non basta affermare di aver subito un torto, ma è necessario fornirne una prova rigorosa.

L’onere della prova: cosa significa per chi chiede il risarcimento

Il principio fondamentale stabilito dalla giurisprudenza è che l’onere della prova spetta a chi agisce per ottenere il risarcimento. Non è il genitore accusato di negligenza a dover dimostrare di aver adempiuto ai propri doveri, ma è il figlio (o il genitore che agisce per suo conto) a dover provare gli elementi costitutivi dell’illecito. In particolare, è necessario dimostrare tre aspetti fondamentali:

  • La condotta illecita: bisogna provare il comportamento del genitore contrario ai doveri di cura, educazione e assistenza morale e materiale. Ad esempio, un’assenza prolungata e ingiustificata o un totale disinteresse verso la vita del figlio.
  • L’esistenza di un danno concreto: non è sufficiente affermare di aver sofferto. Il danno non patrimoniale deve manifestarsi in pregiudizi specifici, come disturbi psicologici, problemi comportamentali, difficoltà relazionali o un profondo stato di sofferenza interiore.
  • Il nesso di causalità: è l’elemento cruciale. Si deve dimostrare che il danno subito è una conseguenza diretta e immediata della condotta del genitore. In altre parole, che senza quel comportamento negligente, il figlio non avrebbe subito quel determinato pregiudizio.

Il caso specifico analizzato dalla Cassazione

Nella vicenda esaminata dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 6518/2020), la madre di una minore aveva richiesto un risarcimento per i danni che il padre, a suo dire assente, avrebbe causato alla figlia. Mentre in primo grado la richiesta era stata accolta, la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione, ritenendo che i danni non fossero stati adeguatamente provati. La Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando inammissibile il ricorso della madre. I giudici hanno sottolineato che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e che, nel caso specifico, le testimonianze e gli elementi portati non erano sufficienti a dimostrare né la gravità della condotta del padre né, soprattutto, l’esistenza di un danno risarcibile per la figlia.

Cosa fare in situazioni di abbandono genitoriale

Questa pronuncia offre indicazioni pratiche importanti per i consumatori che si trovano in situazioni familiari complesse. Per intraprendere un’azione legale finalizzata a ottenere un risarcimento per danno da abbandono genitoriale, è essenziale preparare una solida base probatoria. Non basta il semplice racconto della propria sofferenza. È consigliabile raccogliere elementi concreti che possano attestare il pregiudizio subito, come:

  • Relazioni di specialisti (psicologi, neuropsichiatri infantili) che certifichino lo stato di malessere del minore e lo colleghino alla condotta del genitore.
  • Documentazione scolastica che mostri un calo del rendimento o problemi comportamentali insorti in concomitanza con l’assenza del genitore.
  • Testimonianze dirette e circostanziate di persone che possano riferire fatti specifici e non semplici impressioni.

In conclusione, sebbene il diritto del figlio a un rapporto equilibrato con entrambi i genitori sia pienamente tutelato, la sua violazione si traduce in un risarcimento economico solo se il danno che ne deriva è dimostrato in modo chiaro e inequivocabile.

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Di admin