Il DASPO, acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, è un provvedimento spesso associato a episodi di violenza negli stadi. Tuttavia, la sua natura giuridica è specifica: non si tratta di una sanzione penale, ma di una misura di prevenzione. Comprendere questa distinzione è fondamentale per capire i diritti e le tutele dei cittadini che ne sono destinatari.
Che cos’è il DASPO e come funziona
Il DASPO è un provvedimento emesso dal Questore che vieta a una persona, ritenuta socialmente pericolosa in relazione a eventi sportivi, di accedere ai luoghi in cui si svolgono tali manifestazioni. Lo scopo non è punire un reato già commesso e accertato in un processo, ma prevenire che la persona possa compiere atti di violenza o turbare l’ordine pubblico in futuro, durante competizioni sportive.
La misura può avere una durata variabile e, nei casi più gravi, può essere accompagnata dall’obbligo di presentazione presso un ufficio di polizia in concomitanza con gli incontri sportivi. Questa ulteriore prescrizione serve a verificare che il divieto venga effettivamente rispettato.
La differenza cruciale: misura preventiva e non repressiva
La caratteristica fondamentale del DASPO è la sua natura preventiva. Questo significa che non rientra nel sistema delle pene (come la reclusione o la multa), che hanno una funzione repressiva e vengono irrogate da un giudice al termine di un processo penale. Al contrario, il DASPO è una misura di polizia che si basa su un giudizio di pericolosità sociale del soggetto.
Questa distinzione ha implicazioni importanti:
- Presupposti diversi: Per applicare il DASPO non è necessaria una condanna penale definitiva. È sufficiente che la persona sia stata denunciata per determinati reati o che abbia tenuto comportamenti che facciano emergere un concreto pericolo per la sicurezza pubblica durante eventi sportivi.
- Finalità differente: L’obiettivo non è punire il passato, ma proteggere la collettività nel futuro, impedendo al soggetto di trovarsi in contesti considerati a rischio.
- Garanzie procedurali: Proprio perché non è una pena, la sua applicazione deve rispettare limiti precisi per non trasformarsi in uno strumento arbitrario. La legge deve definire chiaramente i presupposti e le condizioni per la sua adozione.
Quando l’applicazione del DASPO è illegittima
Un principio cardine per l’applicazione del DASPO è il necessario collegamento tra il comportamento pericoloso del soggetto e una manifestazione sportiva. Il provvedimento è pensato per garantire il sereno svolgimento delle competizioni e non può essere esteso a contesti completamente estranei allo sport.
Una sentenza del TAR del Lazio (n. 4086/2019) ha chiarito questo punto annullando un DASPO emesso nei confronti di una persona che aveva partecipato a una manifestazione di protesta non autorizzata vicino al Senato della Repubblica. Anche se il soggetto aveva tenuto una condotta violenta, i giudici hanno stabilito che l’episodio non aveva alcun legame con un evento sportivo. Di conseguenza, mancava il presupposto fondamentale previsto dalla legge (art. 6 della L. 401/1989) per poter emettere il divieto di accesso agli stadi.
Cosa fare se si riceve un DASPO
Chi riceve un provvedimento di DASPO e lo ritiene ingiusto o illegittimo può difendersi. La strada principale è l’impugnazione dell’atto davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) competente. Il ricorso può basarsi su diversi motivi, tra cui:
- Mancanza del nesso con eventi sportivi: Come nel caso analizzato dalla sentenza del TAR Lazio.
- Vizi procedurali: Errori nella notifica o nella comunicazione di avvio del procedimento.
- Sproporzione della misura: Una durata eccessiva rispetto alla gravità dei fatti contestati.
- Carenza di motivazione: Se il provvedimento non spiega in modo adeguato le ragioni della pericolosità del soggetto.
È essenziale agire tempestivamente, rispettando i termini previsti dalla legge per presentare ricorso, e affidarsi a un legale per valutare la fondatezza delle proprie ragioni.
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