Una importante ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale per il calcolo della liquidazione dei lavoratori: il premio fedeltà rientra a pieno titolo nel Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Questa decisione ha un impatto diretto sull’importo che spetta al dipendente al termine del rapporto di lavoro, valorizzando la continuità e la durata del servizio prestato.

Cos’è il premio fedeltà e perché è rilevante

Il premio fedeltà è un emolumento economico che alcune aziende riconoscono ai propri dipendenti come ricompensa per la lunga permanenza e la lealtà dimostrata nel corso degli anni. Non si tratta di una componente fissa e continuativa dello stipendio, ma di una somma erogata al raggiungimento di determinate soglie di anzianità di servizio, spesso definite dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) o da accordi aziendali.

La sua natura ha generato in passato dubbi sulla sua inclusione nella base di calcolo del TFR, poiché alcuni datori di lavoro lo consideravano un’erogazione occasionale e non una parte strutturale della retribuzione.

La decisione della Cassazione: i punti chiave

Con l’ordinanza n. 3625 del 2020, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un’azienda, confermando che il premio fedeltà deve essere conteggiato ai fini del TFR. Il ragionamento dei giudici si basa su un principio consolidato: il TFR non si calcola più solo sull’ultima retribuzione, ma sulla somma di tutte le quote retributive accantonate durante l’intero rapporto di lavoro.

Per essere inclusa nel calcolo, una somma deve avere le seguenti caratteristiche:

  • Natura retributiva: deve essere un compenso per il lavoro svolto e non un rimborso spese o una liberalità slegata dal rapporto.
  • Non occasionalità: non deve derivare da eventi fortuiti, imprevedibili o completamente slegati dalla normale esecuzione del contratto di lavoro.

Secondo la Cassazione, il premio fedeltà soddisfa pienamente questi requisiti. Esso, infatti, non è un evento casuale, ma è direttamente collegato alla durata del rapporto di lavoro. La sua erogazione è prevedibile e trova la sua causa proprio nella continuità del servizio del dipendente. Pertanto, va considerato parte della retribuzione utile ai fini del calcolo del TFR, a meno che un contratto collettivo non lo escluda esplicitamente.

Cosa cambia per i lavoratori: tutele e azioni

Questa sentenza rafforza la posizione dei lavoratori e chiarisce come deve essere calcolata la loro liquidazione. Per i dipendenti che hanno ricevuto o che riceveranno un premio fedeltà, l’impatto è concreto: l’importo finale del loro TFR sarà più alto.

Cosa fare in pratica?

È consigliabile che i lavoratori, al momento della cessazione del rapporto, verifichino attentamente il conteggio della loro liquidazione. Ecco alcuni passaggi utili:

  1. Controllare la busta paga: Verificare la presenza del premio fedeltà nelle buste paga relative al periodo di erogazione.
  2. Analizzare il calcolo del TFR: Richiedere all’azienda il prospetto dettagliato del calcolo del TFR per assicurarsi che tutte le voci retributive, incluso il premio fedeltà, siano state correttamente considerate.
  3. Consultare il CCNL: Verificare se il proprio Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro prevede disposizioni specifiche sul premio fedeltà e sulla sua inclusione o esclusione dal TFR.

Se si riscontra che il premio fedeltà non è stato incluso nel calcolo e non vi è una chiara esclusione contrattuale, il lavoratore ha il diritto di richiederne il ricalcolo e l’integrazione delle somme mancanti.

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Di admin