Il Daspo, acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, è una misura di prevenzione volta a contrastare la violenza negli stadi. Tuttavia, la sua applicazione non può essere arbitraria. Una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) ha ribadito un principio fondamentale: la durata del provvedimento deve essere sempre giustificata in modo specifico e proporzionato alla gravità del fatto commesso. Una motivazione generica non è sufficiente a legittimare un’interdizione di lunga durata, specialmente se applicata a una persona senza precedenti specifici.

Cos’è il Daspo e come funziona

Il Daspo è uno strumento amministrativo emesso dal Questore per allontanare dai luoghi in cui si svolgono eventi sportivi le persone ritenute pericolose per l’ordine pubblico. La misura può variare in durata e può essere accompagnata da prescrizioni aggiuntive, come l’obbligo di presentazione presso un ufficio di polizia durante lo svolgimento delle manifestazioni sportive (il cosiddetto “obbligo di firma”).

Lo scopo è preventivo: impedire che soggetti coinvolti in episodi di violenza o intemperanza possano ripeterli. La legge prevede una durata minima e massima per questa misura, ma la scelta della durata specifica all’interno di questo intervallo deve essere attentamente ponderata dall’autorità di pubblica sicurezza, basandosi su elementi concreti.

Il caso esaminato dal Tar: un Daspo di tre anni per una bottiglietta

La questione è stata analizzata dal Tar di Reggio Calabria in un caso specifico che ha portato a un importante chiarimento. Un tifoso era stato colpito da un Daspo della durata di tre anni, con l’obbligo di firma, per aver lanciato una bottiglietta d’acqua verso la tifoseria avversaria durante un momento di tensione sugli spalti. Il provvedimento era stato emesso nonostante l’interessato non fosse recidivo, ovvero non avesse precedenti specifici per comportamenti simili.

I giudici amministrativi, pur riconoscendo la legittimità dell’intervento del Questore per sanzionare il gesto, hanno ritenuto la durata di tre anni sproporzionata e la motivazione alla base della decisione troppo vaga e generica per giustificare una restrizione così lunga della libertà personale.

La decisione del Tar: il principio di proporzionalità

Il punto centrale della sentenza riguarda l’obbligo di motivazione. Il provvedimento del Questore giustificava la durata di tre anni affermando che appariva “congrua in relazione alla gravità della fattispecie di reato”. Secondo il Tar, questa è una formula di stile, insufficiente a spiegare perché sia stata scelta una durata così estesa anziché una più breve.

L’autorità avrebbe dovuto specificare gli elementi concreti che rendevano il gesto così grave da meritare una sanzione vicina al massimo previsto. Ad esempio, non era stato chiarito se la bottiglietta fosse piena o vuota, né era stata valutata la reale pericolosità del lancio nel contesto specifico. In assenza di una valutazione dettagliata e di precedenti a carico della persona, una misura così afflittiva è stata considerata eccessiva e non proporzionata.

Cosa cambia per i cittadini: diritti e tutele

Questa decisione rafforza un principio di garanzia per tutti i cittadini. Qualsiasi provvedimento amministrativo che limita le libertà personali, come il Daspo, deve essere fondato su una valutazione attenta e trasparente. Non basta affermare che un comportamento è grave; bisogna spiegare perché lo è e perché la sanzione applicata è la più adeguata.

Per chi riceve un provvedimento di Daspo, è fondamentale sapere che esistono tutele. Ecco alcuni aspetti da considerare:

  • Analizzare la motivazione: Il provvedimento deve spiegare in modo chiaro e dettagliato le ragioni della sua emissione e, soprattutto, della sua durata.
  • Verificare la proporzionalità: La durata dell’interdizione deve essere commisurata alla reale gravità del fatto e alla pericolosità sociale del soggetto.
  • Controllare la valutazione dei precedenti: L’assenza di recidiva è un elemento importante che l’autorità deve considerare nella determinazione della durata della misura.
  • Diritto al ricorso: Se si ritiene che il provvedimento sia illegittimo, sproporzionato o immotivato, è possibile presentare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) per chiederne l’annullamento o la riduzione.

In conclusione, la decisione del Questore non è insindacabile. Il controllo del giudice amministrativo assicura che il potere esercitato per garantire l’ordine pubblico non si trasformi in un’applicazione automatica e sproporzionata di sanzioni.

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Di admin