Il trust è uno strumento giuridico sempre più utilizzato per la protezione e la gestione del patrimonio familiare. Sebbene non sia un istituto nato nel nostro ordinamento, ma derivi dai sistemi di Common Law, è pienamente riconosciuto e applicabile anche in Italia. Comprendere il suo funzionamento è essenziale per chi desidera pianificare il futuro dei propri beni, tutelare i propri cari o gestire passaggi generazionali complessi in modo sicuro ed efficace.

Che cos’è il trust e come funziona?

Il trust è un negozio giuridico con cui un soggetto, chiamato disponente o settlor, trasferisce la proprietà di alcuni beni a un altro soggetto, il trustee. Quest’ultimo ha il compito di amministrarli e gestirli secondo le regole stabilite nell’atto istitutivo del trust, a beneficio di una o più persone, i beneficiari, o per il raggiungimento di uno scopo specifico.

La caratteristica fondamentale del trust è la cosiddetta segregazione patrimoniale. Questo significa che i beni conferiti nel trust costituiscono un patrimonio separato e autonomo sia rispetto a quello del disponente, sia rispetto a quello personale del trustee. Di conseguenza, tali beni non possono essere aggrediti dai creditori personali né del disponente né del trustee e non rientrano nella loro successione in caso di morte.

I soggetti chiave del trust

Per comprendere a fondo il meccanismo del trust, è utile conoscere i ruoli dei soggetti coinvolti:

  • Disponente (o Settlor): È la persona che decide di istituire il trust, definendone le finalità, le regole di funzionamento e trasferendo i beni che ne costituiranno il patrimonio.
  • Trustee: È la persona fisica o la società (come una trust company) che riceve la proprietà dei beni e ha l’obbligo fiduciario di gestirli con diligenza, nell’interesse dei beneficiari e nel rispetto delle direttive del disponente.
  • Beneficiario: È il soggetto o la categoria di soggetti a favore dei quali il trust è stato istituito. Possono esistere beneficiari del reddito, che ricevono i frutti generati dai beni in trust durante la sua durata, e beneficiari finali, ai quali verrà trasferito il patrimonio al termine del trust.
  • Guardiano (o Protector): È una figura eventuale, nominata dal disponente per vigilare sull’operato del trustee, garantendo che agisca in conformità con l’atto istitutivo. Può avere poteri specifici, come quello di approvare determinate operazioni o di sostituire il trustee.

La disciplina del trust in Italia

L’Italia non ha una propria legge sul trust, ma ne ha riconosciuto la validità e l’efficacia attraverso la ratifica della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985 (legge n. 364/1989). Questo permette di creare i cosiddetti “trust interni”, ovvero trust che presentano elementi di collegamento con l’Italia, come la cittadinanza o residenza dei soggetti coinvolti e la localizzazione dei beni.

Un aspetto peculiare è che, per regolare un trust interno, il disponente deve scegliere una legge straniera che disciplini specificamente l’istituto, come ad esempio la legge inglese o quella di Jersey. L’atto istitutivo dovrà quindi conformarsi a tale normativa, pur nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento italiano, come le norme in materia di successione necessaria.

Vantaggi e applicazioni pratiche per le famiglie

Il trust si rivela uno strumento estremamente versatile per rispondere a diverse esigenze di natura familiare e patrimoniale. I principali vantaggi includono:

  • Protezione del patrimonio: I beni in trust sono al riparo da eventuali future vicende personali o professionali del disponente, come rischi imprenditoriali o richieste di creditori.
  • Tutela di soggetti deboli: È una soluzione ideale per garantire un sostegno economico e una gestione patrimoniale adeguata a favore di minori, persone con disabilità o altri familiari ritenuti non in grado di amministrare autonomamente i propri beni.
  • Pianificazione successoria: Permette di organizzare in anticipo il trasferimento del patrimonio agli eredi, evitando possibili liti future e assicurando che la gestione avvenga secondo la volontà del disponente anche dopo la sua scomparsa.
  • Riservatezza: La gestione del patrimonio tramite trust può garantire un maggior livello di discrezione rispetto ad altre forme di intestazione dei beni.

Cosa considerare prima di istituire un trust

La creazione di un trust è un’operazione complessa che richiede un’attenta valutazione e la consulenza di professionisti specializzati. È necessario redigere un atto istitutivo dettagliato che definisca con precisione lo scopo, la durata, i poteri del trustee e i diritti dei beneficiari. La durata del trust non è illimitata, ma è soggetta ai limiti imposti dalla legge straniera scelta per regolarlo.

È fondamentale che il trust sia istituito per finalità lecite e non per eludere obblighi di legge o frodare i diritti dei creditori. Un trust creato con intenti fraudolenti può essere dichiarato nullo o inefficace dalle autorità giudiziarie. Pertanto, la trasparenza e la correttezza delle finalità sono requisiti imprescindibili per la sua validità.

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Di admin