All’inizio dell’emergenza sanitaria da Covid-19, in un clima di grande incertezza normativa, una decisione del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Lombardia ha affrontato il tema del “legittimo impedimento” legato alla pandemia. Con il decreto n. 50/2020, la sezione staccata di Brescia ha respinto la richiesta di un avvocato di rinviare un’udienza, stabilendo un principio importante basato sulle norme in vigore in quel preciso momento storico.

La richiesta di rinvio dell’udienza

Il caso riguardava un ricorso contro il provvedimento di archiviazione di un’istanza per il rinnovo di un permesso di soggiorno. L’udienza era fissata per il 4 marzo 2020. Il difensore del ricorrente aveva presentato un’istanza di rinvio, motivandola con la necessità di assistere le proprie figlie minori. A sostegno della sua richiesta, l’avvocato faceva riferimento a ordinanze ministeriali che, a suo dire, riconoscevano la cura dei figli come legittimo impedimento per un genitore avvocato, specialmente nel contesto delle prime chiusure scolastiche.

La decisione del TAR Lombardia

Il TAR di Brescia ha rigettato la richiesta, basando la sua decisione su un’analisi rigorosa delle normative vigenti in quella data. Il punto centrale del ragionamento dei giudici era che il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 1° marzo 2020, che all’epoca regolava le misure di contenimento del virus, non conteneva alcuna disposizione che qualificasse la situazione descritta dal legale come un legittimo impedimento.

Secondo il tribunale, le altre ordinanze citate dal difensore non erano pertinenti o erano già scadute. La decisione, quindi, si fondava esclusivamente sul testo della legge emergenziale in vigore in quel momento. Il TAR ha comunque fornito indicazioni per ridurre i rischi di contagio, suggerendo ai difensori di limitare la loro presenza fisica in aula e di privilegiare le difese scritte rispetto a quelle orali, a meno che non fossero strettamente necessarie.

Cosa significa questa decisione per i cittadini

Questa sentenza è una fotografia di un momento molto specifico e transitorio: i primissimi giorni dell’emergenza pandemica in Italia. È fondamentale contestualizzarla per non trarre conclusioni errate. La decisione del TAR non ha stabilito un principio valido per tutta la durata della pandemia, ma ha semplicemente applicato la normativa esistente in una fase di rapida evoluzione.

Poco tempo dopo questo decreto, il quadro normativo è cambiato radicalmente. I successivi provvedimenti governativi, come il decreto “Cura Italia”, hanno introdotto la sospensione generalizzata delle udienze e dei termini processuali per quasi tutte le materie, di fatto riconoscendo l’intera situazione pandemica come una causa di forza maggiore. Le tutele per i cittadini e i professionisti sono state quindi notevolmente ampliate.

Le implicazioni pratiche di questa evoluzione sono state significative:

  • Sospensione delle udienze: Per lunghi periodi, la maggior parte delle attività giudiziarie non urgenti è stata sospesa per legge.
  • Udienze a distanza: È stato implementato e incentivato l’uso di strumenti telematici per lo svolgimento delle udienze.
  • Riconoscimento dell’impedimento: Le difficoltà legate alla pandemia, inclusa la gestione dei figli o le restrizioni alla mobilità, sono state ampiamente considerate come validi motivi di impedimento nei periodi successivi.

In conclusione, il caso del TAR Lombardia evidenzia l’incertezza legale iniziale di fronte a un evento senza precedenti. La rigidità di quella prima interpretazione è stata rapidamente superata da un approccio legislativo più ampio e protettivo, volto a bilanciare le esigenze della giustizia con la tutela della salute pubblica e le difficoltà pratiche di cittadini e professionisti.

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Di admin