L’assegno bancario è uno strumento di pagamento che, sebbene meno diffuso rispetto al passato, richiede la conoscenza di regole precise per essere utilizzato correttamente. Si tratta di un titolo di credito con cui il titolare di un conto corrente (il traente) ordina alla propria banca (il trattario) di pagare una determinata somma di denaro a un’altra persona o entità (il beneficiario). Per poter emettere assegni, è indispensabile aver sottoscritto un’apposita autorizzazione con il proprio istituto di credito, nota come “convenzione di assegno”.
Come si compila correttamente un assegno
La compilazione di un assegno bancario deve essere eseguita con la massima attenzione per garantirne la validità e prevenire possibili frodi. Ogni campo ha una funzione specifica e un errore può rendere il titolo nullo o facilmente alterabile. È fondamentale utilizzare una penna con inchiostro indelebile.
Ecco gli elementi essenziali da compilare:
- Luogo e data di emissione: Vanno indicati il comune e la data in cui l’assegno viene emesso. La data deve essere quella effettiva, poiché la post-datazione (indicare una data futura) è una pratica irregolare e non impedisce al beneficiario di incassare l’assegno immediatamente.
- Importo in cifre: Va scritto nell’apposito spazio numerico, prestando attenzione a includere anche i due decimali dopo la virgola.
- Importo in lettere: Deve essere riportato nello spazio dedicato e deve corrispondere esattamente all’importo in cifre. In caso di discrepanza, prevale la somma indicata in lettere.
- Beneficiario: È necessario indicare con chiarezza il nome e cognome o la ragione sociale della persona o dell’azienda a cui è destinato il pagamento.
- Firma del traente: La firma deve essere leggibile e corrispondere a quella depositata in banca al momento dell’apertura del conto. Senza una firma valida, l’assegno non può essere pagato.
Incasso dell’assegno: termini e scadenze
Un assegno bancario è definito “pagabile a vista”, il che significa che il beneficiario può richiederne il pagamento non appena lo riceve. Tuttavia, esistono dei termini precisi entro cui presentarlo all’incasso per mantenere il diritto di agire legalmente in via rapida in caso di mancato pagamento.
I termini per la presentazione sono:
- 8 giorni se l’assegno è “su piazza”, ovvero se il comune di emissione è lo stesso in cui si trova la filiale della banca del traente.
- 15 giorni se l’assegno è “fuori piazza”, cioè se il comune di emissione è diverso da quello della banca.
Questi termini si allungano a 20 giorni per assegni emessi in un altro Paese europeo e a 60 giorni per quelli emessi in Paesi extra-europei. Se il beneficiario non rispetta queste scadenze, l’emittente può ordinare alla banca di non pagare più l’assegno (revoca). Inoltre, dopo sei mesi dalla data di emissione, l’assegno perde la sua efficacia di titolo esecutivo. Ciò significa che, in caso di mancato pagamento, non sarà più possibile avviare direttamente un’azione esecutiva, ma si dovrà prima ottenere un decreto ingiuntivo.
Cosa succede in caso di assegno scoperto
Emettere un assegno senza avere sul conto corrente i fondi sufficienti per coprirne l’importo (la cosiddetta “provvista”) è un illecito amministrativo con conseguenze molto serie per il traente. Un assegno scoperto, anche solo parzialmente, comporta l’applicazione di sanzioni pecuniarie e l’iscrizione del nominativo del protestato nella Centrale di Allarme Interbancaria (CAI).
L’iscrizione alla CAI comporta:
- Il divieto di emettere assegni per un periodo di sei mesi.
- La revoca di tutte le autorizzazioni a emettere assegni già concesse.
- L’obbligo di restituire alla propria banca tutti i libretti di assegni non ancora utilizzati.
Prima di avviare la procedura di segnalazione, la banca è tenuta a inviare un preavviso di revoca, concedendo al correntista un termine per regolarizzare il pagamento ed evitare le conseguenze più gravi.
Assegno non trasferibile: la regola principale
Per ragioni di sicurezza e per contrastare il riciclaggio di denaro, la legge prevede che tutti gli assegni bancari di importo pari o superiore a 1.000 euro debbano obbligatoriamente contenere la clausola “non trasferibile”. Questa dicitura, spesso già prestampata sul libretto, impedisce che l’assegno possa essere girato a terzi e garantisce che possa essere incassato solo ed esclusivamente dal beneficiario indicato. È possibile richiedere alla banca un libretto di assegni “liberi” (trasferibili), ma il loro utilizzo è limitato a importi inferiori a 1.000 euro e comporta il pagamento di un’imposta di bollo per ogni modulo.
Differenze con l’assegno circolare e la cambiale
È importante non confondere l’assegno bancario con altri titoli di credito simili solo in apparenza.
Assegno bancario vs Assegno circolare
L’assegno circolare è emesso direttamente dalla banca su richiesta del cliente, il quale versa preventivamente l’importo corrispondente. Questo lo rende uno strumento di pagamento molto più sicuro, poiché la copertura della somma è garantita dalla banca stessa. Non è legato a un conto corrente e non può mai essere “scoperto”.
Assegno bancario vs Cambiale
La cambiale non è uno strumento di pagamento immediato, ma una promessa di pagamento a una data futura. Mentre l’assegno serve per saldare un debito esistente, la cambiale serve a creare un’obbligazione di credito che scadrà in un momento successivo. La cambiale, inoltre, è soggetta a un’imposta di bollo proporzionale al suo valore.
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