L’acquisto di un immobile tramite asta giudiziaria è un processo che richiede chiarezza e tempi certi, soprattutto per quanto riguarda la presa di possesso del bene. Una riforma del 2020 ha introdotto importanti novità per rendere più rapide ed efficienti le procedure di liberazione degli immobili, cercando di bilanciare le esigenze dell’acquirente con i diritti del debitore che occupa l’abitazione.

Liberazione dell’immobile: tempi più certi per l’acquirente

La principale novità introdotta riguarda la semplificazione e la velocizzazione del processo con cui l’aggiudicatario, ovvero chi si è aggiudicato l’immobile all’asta, può ottenerne la disponibilità. La legge ha stabilito una procedura più snella per garantire che il rilascio avvenga in tempi brevi e senza costi aggiuntivi imprevisti.

Una volta emesso il decreto di trasferimento della proprietà, l’acquirente può presentare un’istanza al custode giudiziario per avviare la procedura di liberazione. Il custode è tenuto ad attuare l’ordine del giudice entro un termine preciso: non prima di 60 giorni e non oltre 120 giorni dalla richiesta. Questo intervallo temporale fornisce una finestra prevedibile, eliminando le incertezze del passato.

Per rendere il processo ancora più efficace, il custode può agire senza dover seguire le complesse formalità previste per gli sfratti ordinari. Se necessario, il giudice può autorizzare il custode ad avvalersi della forza pubblica o di altri ausiliari per garantire che l’immobile venga liberato come stabilito.

Il diritto del debitore di restare nell’abitazione

Se da un lato la normativa accelera i tempi per l’acquirente, dall’altro tutela il diritto del debitore e dei suoi familiari conviventi a continuare ad abitare nell’immobile pignorato fino al momento del decreto di trasferimento. Questo diritto, tuttavia, non è incondizionato ma è subordinato al rispetto di specifici doveri.

Per poter rimanere nell’abitazione, il debitore deve:

  • Conservare l’integrità del bene: è tenuto a mantenere l’immobile in buono stato, con la diligenza del “buon padre di famiglia”, evitando danni o incuria.
  • Abitare personalmente l’immobile: il diritto è strettamente legato all’uso abitativo personale e familiare. Non è possibile, ad esempio, affittare l’immobile a terzi.
  • Consentire le visite: deve collaborare con il custode giudiziario per permettere ai potenziali acquirenti di visitare l’immobile, secondo le modalità stabilite dal giudice.

In caso di violazione di anche solo uno di questi obblighi, il giudice, dopo aver sentito le parti, può ordinare la liberazione immediata dell’immobile, anche prima dell’emissione del decreto di trasferimento. Questa disposizione serve a prevenire comportamenti ostruzionistici o dannosi da parte del debitore.

Cosa succede ai mobili dopo l’ordine di liberazione

Un aspetto pratico spesso fonte di preoccupazione è la gestione dei beni mobili presenti all’interno dell’immobile al momento dello sgombero. La legge disciplina anche questa fase in modo chiaro. Il custode giudiziario intima al debitore di asportare tutti i suoi beni personali entro un termine non inferiore a 30 giorni.

Se, scaduto il termine, i mobili non sono stati rimossi, questi vengono considerati abbandonati. A questo punto, il custode può disporne lo smaltimento o la distruzione, salvo diverse indicazioni del giudice. Questa regola si applica anche ai beni di terzi che si trovino nell’immobile, i quali riceveranno la stessa intimazione.

Applicazione delle nuove norme alle procedure in corso

Un elemento di grande importanza della riforma è la sua applicazione retroattiva. Le nuove regole, pensate per rendere il mercato delle aste più efficiente e attrattivo, non si applicano solo alle procedure di espropriazione immobiliare avviate dopo la loro entrata in vigore, ma anche a quelle che erano già pendenti. Questa scelta ha permesso di estendere immediatamente i benefici della normativa a un gran numero di casi, uniformando le procedure e offrendo maggiori garanzie a chi partecipa alle aste pubbliche.

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Di admin