Quando un lavoratore matura i requisiti per la pensione ma l’ente previdenziale, per un errore, ne ritarda l’erogazione, si può configurare un danno. La possibilità di ottenere un risarcimento, però, non è scontata. La giurisprudenza, in particolare la Corte di Cassazione, ha stabilito principi precisi su quando e come questo danno può essere compensato, ponendo l’onere della prova a carico del cittadino.

Il danno da ritardato pensionamento non è automatico

Il principio fondamentale stabilito dai giudici è che il danno da ritardato pensionamento non è “in re ipsa”, ovvero non si può presumere che esista solo per il fatto che ci sia stato un ritardo. Il semplice disagio o la generica frustrazione non sono sufficienti per ottenere un risarcimento. Il lavoratore che si ritiene danneggiato ha il compito di dimostrare in modo concreto e specifico le conseguenze negative che ha subito a causa della mancata o ritardata erogazione della pensione.

Quali danni possono essere risarciti?

Il danno subito dal lavoratore può essere di due tipi: patrimoniale e non patrimoniale. Entrambi devono essere provati e non possono essere semplicemente ipotizzati.

Il danno patrimoniale

Questo tipo di danno riguarda una perdita economica diretta. Tuttavia, è spesso difficile da dimostrare. Se il lavoratore ha continuato a svolgere la propria attività lavorativa percependo regolarmente lo stipendio, non si configura una perdita patrimoniale automatica. Per ottenere un risarcimento di questo tipo, il lavoratore dovrebbe provare, ad esempio, che l’importo della pensione sarebbe stato superiore a quello dello stipendio percepito, o di aver perso specifiche opportunità economiche a causa della forzata permanenza al lavoro.

Il danno non patrimoniale

Questa è la categoria in cui più frequentemente rientra il danno da ritardato pensionamento. Si tratta di un pregiudizio che tocca la sfera personale e la qualità della vita del soggetto. Può manifestarsi in due forme principali:

  • Danno esistenziale: Consiste nella lesione del diritto della persona a realizzare le proprie scelte di vita. Andare in pensione è una decisione che permette di dedicarsi a interessi personali, alla famiglia, a hobby o al riposo. Se il ritardo imposto dall’ente previdenziale impedisce o compromette la realizzazione di questi progetti, si configura un danno esistenziale. Ad esempio, non poter assistere un familiare, dover rinunciare a un viaggio programmato da tempo o non poter coltivare le proprie passioni.
  • Danno biologico: Si verifica quando la forzata prosecuzione dell’attività lavorativa e lo stress derivante dalla situazione causano un peggioramento dimostrabile della salute psico-fisica del lavoratore. Questo danno deve essere accertato da un medico legale attraverso una perizia che ne quantifichi l’entità.

L’onere della prova: cosa deve dimostrare il lavoratore

Per ottenere il risarcimento, il lavoratore deve fornire al giudice prove concrete su tre fronti distinti. La mancanza di uno solo di questi elementi può compromettere l’esito della richiesta.

  1. La colpa dell’ente previdenziale: È necessario provare che il ritardo è stato causato da un errore, una negligenza o un’omissione dell’istituto (ad esempio, un calcolo errato dei contributi, un rigetto ingiustificato della domanda o un ritardo burocratico irragionevole).
  2. Il nesso causale: Bisogna dimostrare che il danno subito è una conseguenza diretta e immediata dell’errore commesso dall’ente.
  3. L’esistenza e l’entità del danno: Questa è la parte più critica. Non basta affermare di aver subito un disagio. Per il danno esistenziale, si possono usare testimonianze, documenti che provano progetti di vita interrotti (come prenotazioni annullate). Per il danno biologico, sono indispensabili certificati e perizie mediche.

Consigli pratici per i consumatori

Se la tua domanda di pensione viene respinta o subisce ritardi ingiustificati, è importante agire con metodo. Conserva tutta la documentazione relativa alla pratica, incluse comunicazioni, rigetti e solleciti. Raccogli fin da subito eventuali prove che possano dimostrare un pregiudizio alla tua qualità di vita o alla tua salute. Valutare se ci sono i presupposti per una richiesta di risarcimento richiede un’analisi attenta del caso specifico, poiché la semplice permanenza al lavoro non è di per sé sufficiente a fondare una pretesa risarcitoria.

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