All’inizio del 2020, con lo scoppio della pandemia di Coronavirus, una delle questioni che ha generato notevoli tensioni ha riguardato l’obbligo di presentazione del certificato medico per la riammissione a scuola dopo un’assenza per malattia. Un decreto governativo temporaneo reintrodusse l’obbligo su tutto il territorio nazionale, scatenando la reazione di medici e pediatri e riaccendendo un dibattito mai sopito sulla reale utilità di questa pratica.
Il contesto del 2020: il Dpcm e le proteste dei medici
Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) del 25 febbraio 2020, il governo stabilì che, fino al 15 marzo dello stesso anno, la riammissione a scuola dopo un’assenza per malattia superiore a cinque giorni dovesse avvenire solo dietro presentazione di un certificato medico. Questa misura, pensata per contenere la diffusione del contagio, fu applicata anche nelle regioni che da anni avevano abolito tale obbligo.
La decisione provocò l’immediata protesta da parte delle associazioni di medici e pediatri. La loro posizione era chiara: in piena emergenza sanitaria, senza la possibilità di effettuare tamponi diagnostici su larga scala, non era possibile per un medico certificare con assoluta certezza la non contagiosità di un alunno. Il rischio, secondo i professionisti sanitari, era quello di un ingiustificato “scarico di responsabilità” dal sistema scolastico a quello sanitario, gravando i medici di un compito che non potevano adempiere con sicurezza e aumentando il rischio di affollamento negli ambulatori.
Certificato medico a scuola: cosa prevedono le regole generali
L’episodio del 2020 ha messo in luce una realtà normativa complessa e disomogenea. L’obbligo del certificato medico per la riammissione scolastica non è, infatti, una regola unica e valida per tutta Italia. Da diversi anni è in atto un processo di semplificazione burocratica che ha portato molte Regioni a legiferare in autonomia, spesso abolendo l’obbligo di certificazione per le assenze, anche se dovute a malattia.
Le motivazioni dietro questa tendenza sono principalmente due:
- Semplificazione per le famiglie: Evitare ai genitori di dover necessariamente portare il figlio dal pediatra solo per ottenere un documento per il rientro a scuola, specialmente a guarigione già avvenuta.
- Riduzione del carico burocratico per i medici: Liberare i pediatri e i medici di base da un’incombenza amministrativa, permettendo loro di concentrarsi sulle attività cliniche più urgenti.
Resta inteso che, anche dove l’obbligo è stato abolito, la consultazione del medico in caso di malattia rimane una prassi fondamentale per la salute del bambino.
Le differenze regionali sull’obbligo di certificato
La competenza in materia di sanità pubblica permette alle singole Regioni di decidere autonomamente sull’obbligo del certificato medico scolastico. Di conseguenza, la situazione in Italia è a macchia di leopardo. Regioni come Lombardia, Piemonte, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto, Liguria e Friuli Venezia Giulia, tra le altre, hanno da tempo eliminato l’obbligo del certificato per la riammissione a scuola dopo i cinque giorni di assenza.
In altre Regioni, invece, la normativa può essere differente o prevedere eccezioni. È importante sottolineare che, indipendentemente dalle leggi regionali, per alcune specifiche malattie infettive e contagiose, la certificazione medica per il rientro in comunità può rimanere un requisito obbligatorio su disposizione delle autorità sanitarie.
Cosa devono sapere i genitori: indicazioni pratiche
Per orientarsi correttamente e sapere come comportarsi in caso di assenza per malattia del proprio figlio, è fondamentale che i genitori seguano alcuni semplici passaggi:
- Verificare la normativa della propria Regione: Il primo passo è informarsi sulle disposizioni vigenti nella Regione di residenza. L’informazione è spesso reperibile sui siti istituzionali della Regione stessa o dell’Azienda Sanitaria Locale (ASL).
- Consultare il regolamento d’istituto: Ogni scuola può avere un proprio regolamento che chiarisce le procedure per la giustificazione delle assenze. È sempre buona norma prenderne visione.
- Fare riferimento al proprio pediatra: Il medico di famiglia o il pediatra di libera scelta è la figura di riferimento non solo per la cura, ma anche per ottenere chiarimenti sugli adempimenti burocratici necessari.
- Utilizzare l’autocertificazione: Nelle Regioni dove il certificato medico non è più obbligatorio, per giustificare l’assenza è solitamente sufficiente una dichiarazione firmata dal genitore (autocertificazione) che attesta le motivazioni dell’assenza e l’avvenuta guarigione.
La vicenda del 2020 ha evidenziato la complessità del tema, ma ha anche accelerato una riflessione sull’importanza di procedure chiare e semplificate, che tutelino la salute pubblica senza appesantire inutilmente famiglie e sistema sanitario.
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