L’Eternit è il nome commerciale di un materiale in fibrocemento ampiamente utilizzato in edilizia per decenni, soprattutto per coperture, tubazioni e canne fumarie. La sua popolarità era dovuta al basso costo e all’elevata resistenza. Tuttavia, la sua composizione, che include fibre di amianto, lo ha reso una delle principali emergenze sanitarie e ambientali. Comprendere i rischi associati e gli obblighi di legge è fondamentale per tutelare la propria salute e quella della comunità.
Perché l’Eternit è pericoloso?
La pericolosità dell’Eternit non risiede nel materiale integro, ma nel suo stato di conservazione. Con il tempo, gli agenti atmosferici e l’usura possono degradare le lastre o i manufatti, causando il rilascio di microscopiche fibre di amianto nell’aria. Se inalate, queste fibre possono provocare gravi patologie a carico dell’apparato respiratorio, anche a distanza di molti anni dall’esposizione. Le malattie più note correlate all’amianto sono l’asbestosi, il carcinoma polmonare e il mesotelioma pleurico, un tumore particolarmente aggressivo.
A causa di questi rischi accertati, la Legge n. 257 del 1992 ha vietato in Italia l’estrazione, l’importazione, la produzione e la commercializzazione di amianto e di tutti i prodotti che lo contengono, incluso l’Eternit. La legge, tuttavia, non ha imposto la rimozione immediata di tutto il materiale già installato, ma ha stabilito precisi obblighi di controllo e bonifica.
Quando scatta l’obbligo di rimozione dell’amianto?
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non esiste un obbligo generalizzato di rimuovere qualsiasi manufatto in Eternit. La normativa impone al proprietario dell’immobile di intervenire solo quando il materiale è danneggiato o si trova in un cattivo stato di conservazione. La valutazione dello stato del materiale è il primo passo fondamentale.
L’obbligo di bonifica sorge in presenza di condizioni specifiche, tra cui:
- Materiale friabile: se il materiale può essere facilmente sbriciolato o ridotto in polvere con la semplice pressione delle dita.
- Danneggiamento evidente: presenza di crepe, rotture, sfaldamenti o aree corrose che possono facilitare il rilascio di fibre.
- Esposizione a vibrazioni o agenti esterni: se il manufatto si trova in un’area soggetta a sollecitazioni meccaniche, vibrazioni o correnti d’aria che possono favorire la dispersione delle fibre.
Il proprietario ha il dovere di effettuare una valutazione del rischio, rivolgendosi a tecnici qualificati o alla ASL di competenza, e di attuare un programma di controllo e manutenzione per i materiali in buono stato.
Come gestire l’Eternit in modo sicuro: le opzioni di bonifica
Se la valutazione del rischio indica la necessità di un intervento, esistono tre principali metodologie di bonifica, che devono essere eseguite esclusivamente da ditte specializzate e iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.
- Rimozione e smaltimento: È la soluzione definitiva, che consiste nell’asportare completamente il materiale contenente amianto e conferirlo in discariche autorizzate. Questa operazione è complessa e richiede procedure di sicurezza rigorose per proteggere lavoratori e ambiente.
- Incapsulamento: Consiste nel trattare il materiale con prodotti specifici che creano una pellicola protettiva sulla superficie, impedendo il rilascio di fibre. È una soluzione meno invasiva e costosa, ma richiede controlli periodici per verificare l’integrità del trattamento.
- Confinamento: Prevede l’installazione di una barriera fisica (ad esempio una controsoffittatura o una nuova copertura) che isola il materiale contenente amianto dal resto dell’ambiente. Anche questa soluzione richiede un programma di manutenzione e controllo.
È fondamentale sottolineare che qualsiasi intervento di bonifica “fai da te” è illegale e altamente pericoloso, poiché espone a un rischio elevatissimo di inalazione di fibre di amianto.
Cosa fare se il vicino ha una copertura in Eternit?
La presenza di una copertura in Eternit sul tetto di un vicino può generare preoccupazione. Se si sospetta che il materiale sia in cattivo stato, è consigliabile agire con prudenza e metodo. Il primo passo è tentare un dialogo costruttivo con il vicino, informandolo dei potenziali rischi e invitandolo a richiedere una verifica da parte della ASL. Se il dialogo non porta a risultati, è possibile inviare una comunicazione formale, come una lettera raccomandata.
Qualora il proprietario continui a non intervenire, ogni cittadino ha il diritto di segnalare la situazione alle autorità competenti. La segnalazione può essere presentata a:
- Azienda Sanitaria Locale (ASL): l’ente preposto a effettuare i sopralluoghi e a imporre al proprietario gli interventi necessari.
- Polizia Locale (Vigili Urbani): che può attivare le procedure di controllo.
- Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE): per i casi più gravi di potenziale danno ambientale.
La segnalazione permette di avviare un’indagine ufficiale per accertare lo stato del materiale e, se necessario, obbligare il proprietario a procedere con la messa in sicurezza o la bonifica.
Per assistenza o per segnalare il tuo caso, contatta Sportello Consumatori.
Per assistenza contatta Sportello Consumatori
Via Fratelli Cervi 64, 00053 Civitavecchia
Segreteria telefonica e WhatsApp: 0766036164
Email: contattaci@sportelloconsumatori.org