Prestiti: cosa succede in caso di fallimento della banca?

Il recente fallimento delle quattro banche italiane ha riacceso le preoccupazione di molti risparmiatori e soprattutto degli intestatari dei vari contratti di finanziamento. La ripresa del mercato creditizio e le migliori condizioni offerte dalle banche hanno infatti determinato nel corso degli ultimi mesi una significativa crescita del settore, come confermato dal bollettino Abi di febbraio che stima l’ammontare dei prestiti erogati dalle banche italiane a 1.827 miliardi di euro. Molti adesso si chiedono se i recenti fatti di cronaca non rappresentino una minaccia per la ripresa e la stabilità finanziaria del Paese.

I dubbi nutriti dai risparmiatori in merito al grado di affidabilità delle banche italiane sembrano improvvisamente invertire i ruoli e le logiche del sistema creditizio. Infatti nella maggior parte dei casi sono le banche e gli istituti di credito a valutare la stabilità finanziaria dei richiedenti, proponendo ai potenziali clienti di stipulare una polizza assicurativa sul prestito a titolo di ulteriore garanzia e spesso come condizione indispensabile e vincolante per l’erogazione della somma richiesta.

Cosa succede ai prestiti se la banca fallisce?

La prima cosa da chiarire è che il fallimento di una banca rappresenta un fatto del tutto eccezionale, che non può verificarsi all’improvviso. Inoltre per tutelare i correntisti e i loro averi sono state create delle apposite procedure che prevedono l’intervento dello Stato o quello di altri gruppi bancari, in grado di assorbire o finanziare le banche in difficoltà. In alternativa è previsto anche l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che risarcisce ogni cliente in base alla quantità di denaro presente sul proprio conto corrente, fino ad una soglia massima di 103.291,00 euro. Nel caso di conti cointestati, poi, la soglia massima è garantita per ogni soggetto cointestatario.

Occorre però precisare che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi ha una disponibilità limitata e soprattutto non può garantire una copertura adeguata nei casi di fallimenti di grandi banche. Inoltre, a ridurre le possibilità di rimborso concorre anche l’imminente entrata in vigore del bail-in prevista dal 1° gennaio 2016.  Il nuovo meccanismo di salvataggio permette di ridurre le perdite della banca attraverso la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti dei correntisti in misura sufficiente per risolvere la crisi e mantenere alta la fiducia del mercato.

Come ridurre il rischio di perdite quando si sceglie una banca con cui investire?

In generale, prima di qualsiasi operazione di investimento o prima dell’apertura di un conto è consigliabile informarsi sul grado di affidabilità creditizia dell’istituto di credito. In questi casi sarà opportuno valutare i dati sulla solidità patrimoniale della banca e il rischio di debito assegnato dalle principali agenzie di rating internazionali. Un altro indicatore utile potrebbe essere il valore dei tassi d’interesse per i conti deposito. Quando sono superiori ai valori medi possono essere interpretati come una strategia delle banche per attirare la clientela.

 

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