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L’ex moglie deve mantenere il marito disoccupato

In una separazione, l’obbligo di mantenimento non è legato al genere. Un’ordinanza del Tribunale di Monza ha stabilito che la moglie, con un reddito superiore, versi un

L’ex moglie deve mantenere il marito disoccupato

L’obbligo di versare un assegno di mantenimento all’ex coniuge non è una prerogativa maschile. In caso di separazione, il dovere di supportare economicamente la parte più debole spetta a chi ha maggiori disponibilità, indipendentemente dal genere. Un caso emblematico, deciso dal Tribunale di Monza, ha visto una moglie lavoratrice obbligata a versare un contributo mensile al marito disoccupato, ribaltando lo scenario più comune.

Il caso del Tribunale di Monza: 600 euro al marito

La vicenda riguarda una coppia in fase di separazione, caratterizzata da un’elevata conflittualità che ha reso necessaria la cessazione della convivenza. In questo contesto, è emersa una significativa disparità economica tra i due coniugi. La moglie percepiva uno stipendio netto mensile superiore a 2.600 euro, mentre il marito risultava disoccupato da diversi anni, precisamente dal 2014, senza essere riuscito a ricollocarsi professionalmente.

Il Presidente del Tribunale ha valutato la situazione e ha stabilito che la moglie dovesse contribuire al mantenimento del marito. L’ordinanza ha fissato un assegno mensile di 600 euro a favore dell’uomo, tenendo conto della sua necessità di trovare una nuova sistemazione abitativa e di proseguire nella ricerca di un’occupazione. È stato inoltre considerato che, in passato, il marito aveva contribuito alle esigenze familiari utilizzando anche le proprie liquidazioni (TFR).

Per quanto riguarda i figli, il provvedimento ha collocato la loro residenza presso la madre e ha stabilito che il padre contribuisse al loro mantenimento partecipando alle spese straordinarie nella misura del 30%.

Assegno di mantenimento: un principio di solidarietà

La decisione del Tribunale di Monza, sebbene possa apparire insolita, applica un principio fondamentale del diritto di famiglia: la solidarietà post-coniugale. L’assegno di mantenimento non ha una funzione punitiva, ma serve a garantire al coniuge economicamente più debole un sostegno che gli consenta di conservare un tenore di vita tendenzialmente analogo a quello goduto durante il matrimonio.

La legge non fa distinzioni di genere. L’obbligo di versare l’assegno ricade sul coniuge che possiede redditi e patrimoni nettamente superiori, a prescindere che sia il marito o la moglie. L’obiettivo è riequilibrare una disparità economica che la separazione potrebbe accentuare, specialmente quando uno dei due coniugi ha sacrificato le proprie ambizioni professionali per dedicarsi alla famiglia o si trova in una situazione di difficoltà oggettiva, come una disoccupazione prolungata.

Diritti e tutele per il coniuge economicamente debole

Chi si trova in una situazione di svantaggio economico durante una separazione ha specifici diritti. È importante conoscere i criteri che i giudici utilizzano per decidere sull’assegno di mantenimento e sul suo importo.

I fattori principali presi in considerazione sono:

  • Disparità di reddito: Viene analizzata la situazione reddituale e patrimoniale di entrambi i coniugi. La presenza di un divario significativo è il presupposto fondamentale per il riconoscimento del diritto.
  • Tenore di vita in costanza di matrimonio: L’importo dell’assegno è calibrato per permettere al beneficiario di mantenere, per quanto possibile, uno stile di vita simile a quello precedente.
  • Durata del matrimonio: Un matrimonio di lunga durata, durante il quale si sono consolidate dinamiche economiche e di vita comuni, ha un peso maggiore nella valutazione.
  • Contributo alla vita familiare: Si tiene conto anche del contributo non economico, come il lavoro domestico e la cura dei figli, che potrebbe aver limitato le opportunità di carriera di uno dei coniugi.
  • Capacità lavorativa: Il giudice valuta se la disoccupazione del coniuge richiedente sia incolpevole e se vi sia un impegno concreto nella ricerca di un nuovo lavoro. L’assegno non è un vitalizio, ma un supporto temporaneo finalizzato al raggiungimento dell’indipendenza economica.

L’obbligo di mantenimento può essere modificato o revocato se cambiano le condizioni economiche delle parti, ad esempio se il beneficiario trova un’occupazione stabile o intraprende una nuova convivenza stabile.

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