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Coronavirus: contagi sul lavoro tutelati come infortuni
Il contagio da Covid-19 contratto durante l’attività lavorativa non è considerato una semplice malattia, ma viene equiparato a un infortunio sul lavoro. Questa
Il contagio da Covid-19 contratto durante l’attività lavorativa non è considerato una semplice malattia, ma viene equiparato a un infortunio sul lavoro. Questa importante tutela, introdotta durante l’emergenza sanitaria con il Decreto “Cura Italia” (D.L. 18/2020), garantisce ai lavoratori l’accesso a tutte le prestazioni previste dall’INAIL, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.
Il contagio da Covid-19 come infortunio sul lavoro
La normativa stabilisce che l’infezione da SARS-CoV-2 contratta in “occasione di lavoro” debba essere trattata come un infortunio. Questo principio si applica a tutti i lavoratori, sia del settore pubblico che privato, iscritti all’assicurazione obbligatoria gestita dall’INAIL. La tutela non riguarda solo le categorie professionali a rischio elevato, come il personale sanitario, ma si estende a chiunque possa dimostrare che il contagio è avvenuto a causa dell’esposizione a un rischio lavorativo.
L’equiparazione all’infortunio ha conseguenze significative per il lavoratore, che ottiene una protezione economica e sanitaria più robusta rispetto a quella prevista per la malattia comune.
Come funziona la tutela INAIL
Una volta accertato il contagio, il processo per ottenere la tutela INAIL segue passaggi precisi. Il medico che accerta l’infezione deve redigere un certificato di infortunio e trasmetterlo telematicamente all’INAIL, indicando che la patologia è legata all’attività professionale. L’istituto, ricevuta la segnalazione, avvia la pratica per erogare le prestazioni previste.
Le tutele per il lavoratore includono:
- Indennità giornaliera: un sostegno economico per tutto il periodo di assenza dal lavoro, compresi i giorni di quarantena o isolamento domiciliare fiduciario.
- Copertura delle spese mediche: rimborso per cure, farmaci e riabilitazione necessari per la guarigione.
- Rendita per danno biologico: in caso di postumi permanenti che riducono la capacità lavorativa, il lavoratore ha diritto a un indennizzo o a una rendita vitalizia.
- Prestazioni ai superstiti: in caso di decesso del lavoratore, i familiari hanno diritto a specifiche prestazioni economiche.
Un aspetto importante è che questi eventi infortunistici non incidono sul calcolo del premio assicurativo a carico del datore di lavoro, evitando così oneri aggiuntivi per le aziende.
Il concetto di “occasione di lavoro”
Perché il contagio sia riconosciuto come infortunio, deve essere avvenuto in “occasione di lavoro”. Questo concetto giuridico è molto ampio e non si limita al momento esatto in cui si svolge una mansione. Include tutte le situazioni, anche ambientali e organizzative, che espongono il lavoratore a un rischio specifico legato alla sua professione.
Rientrano in questa casistica, ad esempio, i contatti con il pubblico, con colleghi infetti, o l’esposizione al virus in ambienti di lavoro condivisi. La prova del nesso causale tra lavoro e contagio è fondamentale, anche se per determinate categorie professionali, come medici e infermieri, questo nesso è spesso presunto, data l’elevata probabilità di esposizione.
Cosa deve fare il lavoratore
Se un lavoratore sospetta di aver contratto il Covid-19 sul posto di lavoro, è fondamentale agire tempestivamente per attivare le tutele. I passaggi da seguire sono:
- Informare il datore di lavoro: comunicare immediatamente la situazione e l’esito di eventuali test.
- Contattare il proprio medico: richiedere una visita e, in caso di diagnosi positiva, assicurarsi che il medico compili e invii il certificato di infortunio all’INAIL.
- Seguire le prescrizioni mediche: rispettare i periodi di isolamento e le cure indicate per favorire una pronta guarigione.
Agire correttamente fin da subito è essenziale per garantire il pieno riconoscimento dei propri diritti e l’accesso alle prestazioni economiche e sanitarie previste dalla legge.
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