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Come si calcolano gli alimenti?
Il diritto agli alimenti rappresenta una delle principali espressioni del principio di solidarietà familiare previsto dalla legge italiana. Si tratta di una prestazione
Il diritto agli alimenti rappresenta una delle principali espressioni del principio di solidarietà familiare previsto dalla legge italiana. Si tratta di una prestazione economica destinata a chi si trova in uno stato di bisogno e non è in grado di provvedere autonomamente al proprio sostentamento. Comprendere come viene calcolato l’importo è fondamentale, ma prima è necessario chiarire la sua natura e distinguerlo da concetti simili, come l’assegno di mantenimento.
Differenza tra Alimenti e Assegno di Mantenimento
Spesso confusi, alimenti e mantenimento rispondono a presupposti e finalità molto diversi. La distinzione è cruciale per capire chi ne ha diritto e in quale misura.
- Assegno di mantenimento: È legato principalmente alla separazione o al divorzio tra coniugi. Il suo scopo è garantire al coniuge economicamente più debole la possibilità di conservare un tenore di vita simile a quello goduto durante il matrimonio. La sua entità è quindi commisurata a questo obiettivo e non solo alla sopravvivenza.
- Assegno alimentare: Ha una portata più ampia e non è limitato ai rapporti tra ex coniugi. L’obiettivo non è mantenere un tenore di vita, ma fornire il necessario per soddisfare i bisogni primari ed essenziali di una persona, come il vitto, l’alloggio, le cure mediche e il vestiario. Presuppone uno stato di bisogno effettivo e l’impossibilità di lavorare.
In sintesi, il mantenimento mira a riequilibrare una disparità economica post-matrimoniale, mentre gli alimenti intervengono per garantire la sussistenza a chi non può procurarsela da solo.
Chi ha Diritto a Ricevere gli Alimenti
Il diritto agli alimenti sorge solo in presenza di due condizioni fondamentali, che devono essere accertate concretamente:
- Stato di bisogno: La persona che richiede gli alimenti deve trovarsi in una condizione di difficoltà economica tale da non poter soddisfare le proprie esigenze di vita primarie. Questo stato deve essere reale e non simulato.
- Incapacità di provvedere al proprio sostentamento: Il richiedente non deve essere in grado di lavorare per ragioni oggettive, come l’età avanzata, una malattia, un’invalidità o la mancanza di opportunità concrete di impiego non per propria colpa.
Non ha diritto agli alimenti chi, pur essendo privo di reddito, è in condizioni fisiche e anagrafiche per lavorare ma sceglie di non farlo per pigrizia o negligenza.
La Gerarchia degli Obbligati
La legge stabilisce un ordine preciso tra i familiari tenuti a versare gli alimenti, basato sulla vicinanza del legame di parentela. L’obbligo ricade sul parente di grado più vicino, e solo in sua assenza o incapacità economica si passa a quello successivo. La gerarchia è la seguente:
- Il coniuge (anche se separato, purché non gli sia stata addebitata la separazione).
- I figli, anche adottivi, e in loro mancanza i discendenti prossimi.
- I genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti.
- I generi e le nuore.
- Il suocero e la suocera.
- I fratelli e le sorelle.
Se più persone si trovano nello stesso grado (ad esempio, più figli), sono tutte obbligate a contribuire in proporzione alle proprie capacità economiche.
I Criteri per il Calcolo dell’Importo
Non esiste una tabella fissa o una formula matematica per calcolare l’importo dell’assegno alimentare. La sua determinazione è affidata alla valutazione del giudice, che deve bilanciare due elementi principali, come stabilito dall’articolo 438 del Codice Civile:
- Il bisogno di chi li domanda: Si analizza la situazione concreta del beneficiario, tenendo conto di tutte le sue necessità essenziali (vitto, alloggio, spese mediche, vestiario) e di eventuali altre risorse economiche di cui dispone, come piccole rendite o la proprietà di un immobile.
- Le condizioni economiche di chi deve somministrarli: Si valuta la capacità finanziaria dell’obbligato, considerando il suo reddito, il suo patrimonio e le sue spese personali e familiari. L’importo non può essere così elevato da compromettere il sostentamento dell’obbligato stesso.
Un ulteriore criterio menzionato dalla legge è la posizione sociale del beneficiario. Questo non significa garantire lussi, ma assicurare uno stile di vita dignitoso e adeguato al contesto sociale di appartenenza, sempre nei limiti dello stretto necessario.
Modalità di Versamento e Revisione
L’obbligo alimentare può essere adempiuto in due modi. La forma più comune è il versamento di un assegno periodico, solitamente mensile. In alternativa, l’obbligato può scegliere di accogliere e mantenere direttamente in casa propria la persona bisognosa, ma solo se quest’ultima è consenziente.
L’importo stabilito dal giudice non è immutabile. Può essere modificato (aumentato, ridotto o revocato) qualora cambino in modo significativo le condizioni economiche di una delle due parti. Ad esempio, se l’obbligato subisce una perdita di reddito o se il beneficiario inizia a percepire una pensione. Anche una condotta disordinata o riprovevole da parte del beneficiario può portare a una riduzione dell’assegno.
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