Fatti Sentire – IVA SULLA TIA: ancora nessuna risposta. Sollecitiamo insieme il Ministero

Mentre Federambiente diffida il Governo a rimborsare il miliardo indebitamente introitato, il Governo, definisce la vicenda “squisitamente politica” e ancora non dice cosa vuole fare per non deludere le aspettative dei cittadini.

Le Sentenze della Corte Costituzionale vanno rispettate? Questa è la domanda che lanciamo nell’etere oggi e che sembra senza risposta.

Tutto nasce dalla Sentenza 238/2009 della Suprema Corte che ha “definitivamente” (?!) chiarito che la TIA (Tariffa Igiene Ambientale), checché ne dica il nome, è una tassa vera e propria che paghiamo perché produciamo i rifiuti, e che quindi, non essendo possibile applicare una tassa su un’altra tassa, l’iva non doveva essere applicata.

Tutto bene no? EH NO! Da quella data è iniziato un balletto di disegni di legge, emendamenti, proposte, iter parlamentari che hanno cercato in ogni modo di evitare che questa sentenza fosse applicata, e quindi i cittadini hanno continuato a pagare l’IVA sulla TIA.

Dal 2009 ad oggi quello che noi riteniamo essere un debito dello Stato nei confronti dei cittadini è lievitato fino a raggiungere la somma di un miliardo di euro, ingiustamente (lo dice la Corte Costituzionale) intascato dallo Stato.

Decine di azioni legali, moduli ed altre richieste varie sono partite da tutta Italia (16.000 moduli scaricati solo dal nostro sito).

Addirittura il Comune di  Roma ha per un periodo interrotto l’imposizione per poi riattivarla e recuperare le somme.

Buon ultima, Federambiente, l’associazione che riunisce soggetti che li gestiscono i servizi di igiene ambientale, ha formalmente diffidato il Governo a restituire le somme ai cittadini perché questi ultimi chiedono proprio ai loro soci (Le aziende locali che si occupano dei rifiuti) di restituire le somme, e loro sono costretti ad affrontare spese legali quando i soldi li hanno versati allo Stato.

Pronta è partita un’interrogazione parlamentare in cui si chiedeva al Governo cosa intendesse fare per evitare a queste aziende “gli ingenti costi delle azioni legali innescate dai milioni di utenti aventi diritto” al rimborso dell’IVA pagata negli scorsi anni sulla TIA.

Rapido Il Ministero ha risposto ribadendo la necessità di una nuova “norma di interpretazione autentica” che chiarisca la natura di corrispettivo della TIA e che giustifichi l’applicabilità dell’IVA sulla stessa, ma ha chiarito che la scelta per l’adozione di una norma risolutiva del contenzioso in atto sarà rimessa a “valutazioni squisitamente politiche”.

Non commentiamo la risposta del Ministero, per “squisita decenza”, ma ci chiediamo come mai dal lontano 26 ottobre 2009 giace alla Camera una interrogazione parlamentare presentata dall’Onorevole Maurizio Turco su nostro invito, e che non trova risposta nonostante ben 20 solleciti presentati.

Eppure la domanda è semplice: L’onorevole vuole sapere

“quali misure intenda urgentemente adottare il Ministro interrogato per assicurare il pieno rispetto della sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 2009 e non frustrare le legittime aspettative dei cittadini”

Ve lo chiedete anche voi che state leggendo questo articolo? Basta un click per sollecitare il Ministero dell’Economia e delle Finanze a dare una risposta. Così forse capiremo insieme se in Italia le Sentenze della Corte Costituzionale devono essere o meno rispettate dal Governo.

Clicca qui per vedere l’interrogazione e controllare se rispondono

Clicca qui per inviare una email precompilata di sollecito al Ministero

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